<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:rssdatehelper="urn:rssdatehelper"><channel><title>The Right Nation</title><link>http://www.rightnation.it</link><pubDate>2012-02-22T12:52:28</pubDate><generator>umbraco</generator><description>Il Blog di Andrea Mancia e Simone Bressan</description><language>en</language><item><title>Tempo perso, soldi buttati</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/22/tempo-perso,-soldi-buttati.aspx</link><pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:44:35 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/22/tempo-perso,-soldi-buttati.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Ciò che più colpisce, nella surreale clausola numero 10 del
contratto di "consulenza" che la RAI, dopo il polverone di questi
giorni, si appresta a cancellare, è l'elenco. Un elenco nel quale
sfilano, nell'ordine, "malattia, infortunio, gravidanza, causa di
forza maggiore", e che si conclude con una fattispecie nella quale,
evidentemente, tutte le altre rientrano: "cause di impedimento".
Impedimenti e nient'altro, per l'azienda radiotelevisiva di Stato,
che a quanto pare utilizzava correntemente la formula contrattuale
della "consulenza" per scavalcare i vincoli imposti dal contratto
previsto per i giornalisti, e mascherare forme di precariato più o
meno perduranti.</p>

<p>La prassi a quanto pare era consolidata, e consentiva, ad
esempio, di sottrarsi "allo Statuto dei Lavoratori e alle relative
tutele", come ha precisato la RAI. Con una simile precisazione,
l'azienda intendeva verosimilmente legittimare la clausola
incriminata, la quale avverte il giornalista che "qualora per tali
fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute […] Le saranno
ridotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate", e che
"ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere il regolare e
continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella
presente quest'ultima potrà essere da noi risoluta di diritto,
senza alcun compenso o indennizzo a suo favore". Chiarissimo: se
non hai lavorato per me, non ti pago. E se questo accade troppo
spesso, sciolgo il contratto. Un'impostazione che non si
discosterebbe da quella generale dei contratti "atipici", che
effettivamente prescindono - come precisato da RAI - dalle tutele
della malattia e dell'infortunio. Ma a sorprendere negativamente,
in questo caso, è l'accostamento a eventi traumatici o patologici
di un evento come la gravidanza: il totale misconoscimento della
sua dimensione, la sua riduzione a "impedimento" come altri,
accanto ad altri, nello stesso elenco. Peggiore degli altri, anzi,
secondo una logica di pura quantificazione del tempo, per così
dire, "perso".</p>

<p>Cancellando ora la dicitura di "maternità" dall'elenco, la
sostanza non cambierà. la gravidanza, per le aziende, è tempo
perso, e poco altro. Il caso del contratto RAI non fa che
confermare l'incapacità dell'odierna organizzazione del lavoro di
fare i conti con le esigenze vitali dei lavoratori - che la
circondano, la limitano, ne mettono insistentemente in discussione
le priorità. Le aziende tentano continuamente di circoscrivere
questa incertezza: ad esempio, offrendo ai dipendenti servizi di
welfare che li mettano in grado di delegare per quanto possibile la
gestione familiare, minimizzando la loro necessità di dividersi tra
famiglia e lavoro. Ma quando questa dialettica tra vita e lavoro si
svolge al di fuori delle tutele e dei vincoli previsti nei
contratti "tipici", l'attrito tra ciò che l'azienda chiede e ciò
che la persona nella sua interezza reclama si fa ancora più
stridente, Se poi si tratta della persona alla sua origine, vale a
dire della nascita e della cura dei figli, lo stridore diventa
insopportabile, inaccettabile, e il suo esito nella maggior parte
dei casi è la rottura.</p>

<p>Il primo passo per evitarla sembrerebbe quindi quello di
ampliare la rete delle tutele: in questo senso sono state avanzate
varie proposte, tutte variamente poco percorribili dato lo stato
del welfare nazionale. Il punto non è estendere a tutte le madri,
dipendenti o meno, lavoratrici e non, l'indennità oggi prevista
solo per una minima parte di loro; e nemmeno allargare i congedi
parentali a tutti gli iscritti alla gestione separata (come ha
suggerito ad esempio il gruppo Maternità Paternità). Non è questo
il punto, perché una simile iniziativa presuppone anzitutto la
riaffermazione del valore della maternità, del tempo e delle
energie che assorbe, e che rappresentano il miglior investimento
possibile non solo per la madre, ma per la famiglia, per la
società, per l'intero Paese. La maternità, ogni maternità, non è
una malattia, un incidente, o un grattacapo cui il capo debba
rimediare in qualche approssimativo modo: è una straordinaria
occasione ancora una volta concessa all'umanità. Offrire tempo e
denaro non basta: senza una simile riaffermazione, le settimane e i
mesi dedicati al bambino, i soldi stanziati per sostenere la sua
famiglia continueranno ad apparire solo tempo perso, solo soldi
buttati.</p>
]]></description></item><item><title>Ma c'è l'inno nuovo</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/21/ma-c'è-l'inno-nuovo.aspx</link><pubDate>Tue, 21 Feb 2012 21:22:19 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/21/ma-c'è-l'inno-nuovo.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Deve essere il clima da festival di Sanremo se adesso il Popolo
della libertà ha un nuovo inno. E deve essere sempre per lo stesso
fattore che immediatamente qualcuno ha gridato al plagio,
lasciandoci a bocca aperta: gli Articolo 31 esistono ancora o per
lo meno J-Ax non è sparito dalla circolazione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>L'inno, firmato Silvio Berlusconi. Era il 1994 quando sulle
televisioni italiane cominciò a riecheggiare quello di Forza
Italia, note che hanno fatto la storia della comunicazione politica
italiana. Un nuovo capitolo, anzi: una nuova epoca del modo di fare
politica in questo paese che adesso si affida ai tecnici mentre
ripartono le più classiche delle concertazioni stile Prima
Repubblica sulla legge elettorale. C'è anche la sigla pronta per i
media: A(lfano) B(ersani) C(asini). Perché è la legge elettorale
che conta ai partiti per sopravvivere: una forma di lottizzazione
come tante altre. E dunque un inno ci casca bene.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Tessere (spesso finte). Correnti. Congressi. Assemblee.
Riunioni. Intanto monta l'antipolitica, ma paradossalmente i
partiti sono sempre lì, invadono qualsiasi spazio di discussione.
Nominano, costruiscono e disfano. Adesso il Pdl potrà farlo sulle
note del nuovo motto: ch splende il sole, si va verso la primavera,
c'è il tepore dell'amore e non la crudezza dell'odio. Poco importa
che nessuno dica più qualcosa di destra (oddio, staremo mica
diventando dei Nanni Moretti?), che non si legga da qualche parte
quale sia la posizione del Popolo della libertà sulle
liberalizzazioni, l'articolo 18, la crisi diplomatica con l'India.
Angelino è troppo preso, si capisce: starà imparando a memoria
strofe e ritornello. E si vede che tutti gli altri faranno da coro,
perché anche di loro nessuno traccia.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Ma adesso c'è l'inno nuovo. Vale come minimo cinque punti
percentuali in più tra l'elettorato. Peccato non averci pensato
prima: avrebbero potuto inserirlo nella lista delle canzoni del
Festival. &nbsp;</p>
]]></description></item><item><title>Linsanity</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/20/lynsanity.aspx</link><pubDate>Mon, 20 Feb 2012 21:09:33 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/20/lynsanity.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Pareva che la stagione dei New York Knicks anche quest'anno si
sarebbe conclusa con un nulla di fatto. La squadra era stata
costruita senza arte né parte, annoverava tra le proprie fila due
superstars come Anthony e Stoudemire, ma giocava male, difendeva
peggio e si notava a occhio nudo l'assenza di un vero playmaker.
Coach D'Antoni, disperato, tentava addirittura di riesumare Baron
Davis dal limbo dorato in cui era finito a Cleveland, scalzato
dalla mente giovane e dal fisico scolpito della prima scelta
assoluta Kyle Irving. Operazione, neanche dirlo, miseramente
fallita.&nbsp;</p>
]]></description></item><item><title>Deb e le Primarie</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/20/primarie-anche-no.aspx</link><pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:00:16 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/20/primarie-anche-no.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Debora Serracchiani come l'avete conosciuta:</p>

<p><em>Le primarie di coalizione sono state giudicate strumento
privilegiato per permettere ai cittadini di esercitare la loro
sovranità nella scelta dei candidati alla presidenza della
Regione.</em><br />
 <a
href="http://www.serracchiani.eu/2011/11/27/costruendo-la-coalizione/">
Costruendo la coalizione, 27 Novembre 2011.</a><br />
<br />
 <em>Perciò facciamo attenzione quando diciamo che vogliamo metter
le mani sulle primarie, perché se le ingessiamo e snaturiamo
diventeremo un partito più povero. Chi ci vota è gente matura e
adulta che non deve essere tenuta per mano ma che chiede di essere
messa di fronte a scelte chiare e coraggiose.</em><br />
 <a
href="http://www.serracchiani.eu/2011/01/25/primarie-2/">Primarie,
25 Gennaio 2011.</a></p>

<p><em>E' stato costituito e lanciato on line la mattina di
domenica 10 gennaio il gruppo facebook: "Vogliamo le Primarie di
coalizione in Puglia, Lazio, Veneto. E dopo: uniti!"</em><br />
 <em>In poche ore hanno aderito oltre 300 persone, e questo mi
sembra un segnale rilevante. I fondatori e i membri sostengono
un'idea che condivido e che ho già più volte ribadito
pubblicamente. Il mio invito è perciò a rafforzare il gruppo e a
contribuire al dibattito con opinioni e commenti, anche non solo
virtuali.</em><br />
 <a
href="http://www.serracchiani.eu/2010/01/10/primarie/">Primarie, 10
Gennaio 2010.</a></p>

<p><em>Quando ho letto sui giornali che tornavamo a parlare delle
primarie, di chi vuol farle, di chi no, di chi sì ma per finta,
confesso che ho provato un senso di sconforto. Mi son detta: non è
possibile dover tornare sempre daccapo. Siamo usciti dall'ultima
assemblea nazionale convinti che noi eravamo il partito delle
primarie e ora pare che non sia più così.</em><br />
 <a
href="http://www.serracchiani.eu/2010/07/29/un-partito-daccapo/">Un
partito daccapo, 29 Luglio 2010</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>E Debora Serracchiani come imparerete a conoscerla:</p>

<p><em>Il Pd Fvg: niente primarie, meglio il candidato unico.
L'assemblea approva all'unanimità la relazione del segretario
Serracchiani. Ma bisogna fare i conti con lo statuto. Altro punto
oscuro sono le alleanze.<br />
</em> Messaggero Veneto, 19 Febbraio 2012</p>

<p><em><br />
</em></p>
]]></description></item><item><title>La rivoluzione tradita</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/17/rivoluzione-tradita.aspx</link><pubDate>Fri, 17 Feb 2012 15:08:56 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/17/rivoluzione-tradita.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Sono passati 20 anni da quando l'arresto di Mario Chiesa scatenò
la valanga giudiziaria passata poi alla storia con il nome di
"Tangentopoli". Le istituzioni italiane e la politica tutta non si
sarebbero mai più riprese da quella scoppola e il quadro politico
attuale è in larghissima parte figlio di quegli arresti e di quei
processi. Mani Pulite e il Pool di Milano scoperchiarono un sistema
corrotto e marcio fin nel midollo. Bettino Craxi definì Mario
Chiesa un "mariuolo isolato" e mai immagine utilizzata dal leader
Psi fu tanto infelice. C'era un sistema, fatto di corrotti e
corruttori. C'erano dei magistrati, pronti a far saltare quel
sistema. Con questi presupposti sarebbe potuta diventare una delle
più belle pagine della storia del nostro paese. Quel che accadde,
al solito, è che le buone intenzioni finirono ben presto
surclassate da un corollario di assurdità che avrebbero reso sporco
anche il più lindo dei procedimenti.</p>
]]></description></item><item><title>Numero Undici</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/16/numero-undici.aspx</link><pubDate>Wed, 15 Feb 2012 22:13:31 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/16/numero-undici.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>E' online l'undicesima puntata di The Right Station, il podcast
di RightNation.it. Parliamo della candidatura (ma anche no) di
Corrado Passera alla guida del Pdl, del lungo trascinarsi della
campagna elettorale per le primarie repubblicane, delle ovazioni
per Sarah Palin alla Conservative Political Action Conference del
2012, dell'endorsement a Rick Santorum del leader dei Megadeth (e
fondatore dei Metallica) Dave Mustaine, delle primarie del Pd a
Genova (e delle prossime primarie a Palermo), della ricandidatura
di Boris Johnson a sindaco di Londra, della serie televisiva
"Person of Interest", dell'ultimo film di Kevin Smith "Red State".
Musica a cura degli autori della sigla di "The Right Station", gli
inglesi "The James".</p>
]]></description></item><item><title>Bestie olimpiche</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/15/bestia-olimpica.aspx</link><pubDate>Wed, 15 Feb 2012 12:43:37 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/15/bestia-olimpica.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>"Niente Olimpiadi, evviva! Finalmente affamiamo la bestia".
Stavolta non sono d'accordo con la mia cricca. Quella dei liberali
che si esaltano oggi perché il Professore ha messo una pietra sopra
alla (lontana) eventualità di portare a Roma i giochi olimpici. Non
ci trovo granché da festeggiare.</p>
]]></description></item><item><title>British Racism?</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/15/british-racism.aspx</link><pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:00:56 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/15/british-racism.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Sabato scorso, al teatro dei sogni di Manchester, è andata in
scena una classica del calcio inglese, la partita tra i Red Devils
padroni di casa e il Liverpool. For the records, la vittoria è
andata al Manchester United per 2-1. Ma non è del match che voglio
disquisire, bensì di ciò che è avvenuto pochi istanti prima
dell'inizio, al momento della canonica stretta di mano tra le due
squadre: succede infatti che la punta del Liverpool, l'uruguaiano
Luis Suarez, si rifiuta di stringere la mano al capitano dello
United, il francese di colore Patrick Evra, come ripicca per un
episodio risalente alla partita di andata, quando Evra accusò
Suarez di ripetuti epiteti razzisti nei suoi confronti. Per questo
motivo, dopo un'indagine della Federcalcio inglese, al giocatore
del Liverpool furono comminate ben otto giornate di squalifica.</p>

<div>Fin qui i fatti, a cui aggiungo una doverosa premessa: Suarez
si è comportato in modo completamente idiota e ha commesso un gesto
inqualificabile. Detto questo, ho trovato scandaloso il modo in cui
la stampa italica ha trattato questo brutto episodio, dando
esplicitamente a Suarez del razzista, inventandosi di sana pianta
un presunto razzismo di fondo dei tifosi del Liverpool e infine
generalizzando il problema su TUTTA la società d'oltremanica,
strumentalizzando (e poteva non essere così?) i famosi riots
dell'estate scorsa. Ma andiamo con ordine.</div>

<div>-- il razzismo di Suarez: ribadisco con forza, a scanso di
equivoci, che la punta dei Reds si deve vergognare per non aver
stretto la mano al collega Evra, ma faccio sommessamente notare
come nella formazione del Manchester United di sabato scorso
fossero presenti altri tre o quattro giocatori di colore (basta
vedere le immagini), e a questi Suarez ha tranquillamente offerto
la propria mano.. quindi credo che il suo problema fosse di natura
personale con Evra per ciò che era successo all'andata e NON con il
colore della pelle di Evra stesso.. Non mi pare una ricostruzione
priva di fondamento, ma forse sono io ad essere in malafede.</div>

<div>In buonafede comunque non era certo il giornalista, che ,
sull'inserto della Gazzetta dello Sport di martedì, documenta il
razzismo di Suarez in maniera illuminante: Suarez è sostanzialmente
un razzista perchè ai Mondiali di calcio sudafricani del 2010 causò
un rigore a favore del Ghana con un fallo di mano, venendo, come da
regolamento, espulso. Solo che il Ghana sbagliò il penalty, si andò
ai rigori e lì fu l'Uruguay a prevalere, accedendo alle
semifinali.. Capito che dannato razzista? Ha commesso un fallo di
mano CONTRO una squadra africana!!&nbsp;</div>

<div>-- tifosi del Liverpool: Secondo Stefano Boldrini, sempre
della rosea, i tifosi del Liverpool sabato hanno coperto di ululati
razzisti Evra ad ogni tocco di palla. Anche qui siamo davanti ad
una incredibile manipolazione della realtà: è vero infatti che Evra
veniva beccato ad ogni giocata, ma il razzismo non c'entra proprio
per nulla. Se il giornalista in questione seguisse la Premier,
anche solo in televisione, si accorgerebbe che i fischi contro un
particolare avversario sono all'ordine del giorno, per qualsiasi
motivo: da una precedente militanza nella squadra avversaria, da un
fallaccio, da un'espulsione rimediata in FA Cup o addirittura
l'anno precedente.. i fischi dei tifosi dei Reds SICURAMENTE non si
riferivano al colore della pelle di Evra, tanto è vero che i vari
Ferdinand, Young e Wellbeck (tutti dello United) non erano
minimamente toccati dai buh dei supporters avversari, che sono
storicamente così razzisti da aver idolatrato per anni gente come
John Barnes o Paul Ince, persone di colore e bandiere del
Liverpool, di cui hanno indossato (per anni!) la fascia di
capitano. &nbsp;&nbsp;</div>

<div>-- riots agosto 2011: è giusto non sottovalutare il problema,
ovviamente anche in Gran Bretagna, ma non dimentichiamoci che il
problema dell'integrazione razziale è comune in tutta Europa, e
diverse sono state le ricette per affrontarlo. A me pare di poter
dire senza timore alcuno che il sistema inglese, per quanto
imperfetto e sicuramente migliorabile (Cameron ha già convocato un
vertice), sia quello che meno danni ha provocato, specie se
pensiamo alle banlieue francesi (con tanto di Marsigliese fischiata
durante un Francia-Algeria a Parigi), per tacere del sistema
tedesco o dell'italico non-sistema d'integrazione e di accoglienza
indiscriminata..</div>

<div>Per concludere: secondo noi Suarez non ha dato la mano ad Evra
non perchè è di colore, ma perchè è francese!!</div>
]]></description></item><item><title>O di qua, o di là</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/14/o-di-qua-o-di-la.aspx</link><pubDate>Tue, 14 Feb 2012 10:49:27 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/14/o-di-qua-o-di-la.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Tra le pieghe del rapporto Gallup sul job approval di Barack
Obama nel 2011, c'è un numero di cui si è parlato poco, ma che
descrive piuttosto fedelmente lo stato attuale del sistema politico
statunitense. Si tratta, come ha sottolineato qualche giorno fa Jay
Cost sul sito del Weekly Standard, del cosiddetto "party gap": la
differenza tra la percentuale di democratici e quella di
repubblicani che approvano l'operato del presidente. Il "party gap"
è un indice molto concreto del grado di polarizzazione del sistema
politico. E nel caso di Obama, nel 2011, questo dato ha raggiunto
il 68%. Di fronte all'80% di democratici che danno un giudizio
positivo di Obama, infatti, appena 12 repubblicani su cento
esprimono lo stesso giudizio.</p>
]]></description></item><item><title>Tra le righe</title><link>http://www.rightnation.it/2012/2/13/tre-le-righe.aspx</link><pubDate>Mon, 13 Feb 2012 08:32:39 GMT</pubDate><guid>http://www.rightnation.it/2012/2/13/tre-le-righe.aspx</guid><description><![CDATA[ 
<p>Di Corrado Passera possibile candidato in quota (anche) Pdl per
la guida di Palazzo Chigi si discute da tempo. Più o meno al riparo
da ascoltatori indiscreti, nelle segrete stanze, sono settimane che
il nome del Ministro dello Sviluppo Economico circola come
possibile Papa straniero. Straniero per molti se è vero come è vero
che il "lodo Passera" prevederebbe un accordone Pdl-Pd-Terzo Polo e
una grosse coalition che più grosse non si può. Lega, Idv e Vendola
fuori dai giochi e un governo per metà democristiano e per l'altra
metà in perfetta continuità con l'esecutivo Monti.</p>

<p>L'uscita di Roberto Formigoni è il tentativo, anche maldestro,
di sparigliare e di non arrendersi all'inevitabilità (tutta
presunta) di un candidato neutro per le politiche 2013. Formigoni
non ha detto che Passerà dovrebbe essere il candidato ma che "se
[...] dicesse di condividere i nostri ideali e chiedesse di correre
alle primarie, sarebbe un fatto positivo" e che "nessuno potrebbe
impedirgli di partecipare".</p>

<p>Il non-detto è molto semplice: vuole essere il candidato del
Pdl? Si faccia contare. Peccato però che le ipotesi di primarie per
la scelta del candidato premier rappresentino il percorso
esattamente opposto rispetto ad una possibile candidatura di
Passera. Primo perché il titolare dello Sviluppo Economico dovrebbe
rappresentare un candidato non-partisan, secondo perché tutto
accetterebbe meno che di farsi logorare in una competizione che,
gli attuali congressi pidiellini lo confermano, premia più i
muscoli e l'organizzazione di partito che i giocatori dai piedi
buoni con ottime entrature nei salotti che contano.</p>

<p>Formigoni voleva bruciare Passera. E, stando alle reazioni, ci è
riuscito perfettamente.</p>
]]></description></item></channel></rss>

