The Right Station - Numero 18

Maggie Boris

Se Boris Johnson cercasse di contendere a David Cameron la leadership del Partito Conservatore, con ogni probabilità, la carriera politica di "Big Society" Dave finirebbe qui. 

Il biondo Boris, secondo un accurato sondaggio YouGov sul tema, sarebbe il politico più rispettato del Regno Unito: più di Cameron, più di Clegg, più di Miliband. Più, e questa è la notizia, anche del mito Margaret Thatcher. 

Interessante notare, poi, come si comporterebbero gli inglesi con o senza Boris candidato alle elezioni politiche. Se in campo ci fossero gli attuali leaders (Cameron, Miliband e Clegg) per i Conservatori non ci sarebbe alcuna possibilità di ritornare al Governo. I laburisti finirebbero al 40% contro il 32% dei Tories e si porterebbero a casa una maggioranza in Parlamento di ben 92 seggi.

Johnson renderebbe invece competitivo il partito Conservatore. Secondo il sondaggio YouGov, infatti, con il sindaco di Londra a guidare i Tories finirebbe al fotofinish: 38% per i laburisti guidati da Ed Miliband, 37% per un ipotetico nuovo corso "conservative" a trazione londinese con il sindaco delle olimpiadi che si porterebbe in dote 1,5 milioni di voti in più rispetto all'(ex) amico David Cameron. 

 

Frana tecnicagiu15

Frana tecnica

Mario Monti continua a perdere il consenso degli italiani. Nell'ultimo sondaggio realizzato da Spincon.it, il job approval del premier scende dal 37,3% della scorsa settimana al 35,9% di oggi (-1,4%), confermando valori estremamente bassi e un trend negativo. Le cose vanno ancora peggio per il governo nel suo complesso: la percentuale di cittadini che esprime un giudizio positivo sull'operato dell'esecutivo crolla dal 35,9% al 31,6% di questa settimana (-4,3%). Se prendiamo in considerazione il differenziale tra chi esprime un giudizio "molto positivo" e chi ne esprime uno "molto negativo"

Monti cala, crollo Pdlgiu9

Monti cala, crollo Pdl

Governo stabile, Monti in calo. È questo il risultato del sondaggio realizzato da Spincon.it. Il job approval del premier  scende dal 38,5% della scorsa settimana al 37,3% di oggi (-1,2%), invertendo il trend leggermente positivo delle ultime due rilevazioni Spincon.it. Calma piatta, invece, anche se con performance negative, per il governo nel suo complesso. La percentuale di cittadini che esprime un giudizio positivo per l'operato dell'esecutivo resta ferma al 35.9%, senza alcuna variazione rispetto alla scorsa settimana.

Rimbalzo tecnico: risale Montimag31

Rimbalzo tecnico: risale Monti

Continua, anche questa settimana, la lenta ripresa di Mario Monti e del suo governo. Nell'ultimo sondaggio realizzato da Spincon.it per L'Opinione, il job approval del premier è ancora piuttosto basso (38,5%), ma in crescita dell'1,3%. Mentre quello dell'esecutivo nel suo complesso sale dell'1% e arriva al 35,9%. Se invece prendiamo in considerazione il differenziale tra chi esprime un giudizio "molto positivo" e chi ne esprime uno "molto negativo"

Ue senza fiduciamag19

Ue senza fiducia

Due italiani su tre non hanno affatto fiducia che le istituzioni europee possano essere d'aiuto nel superare la crisi. Anzi. Sei cittadini su dieci sono convinti che con l'introduzione dell'euro il loro tenore di vita sia peggiorato. E uno su tre tornerebbe volentieri alla lira, se solo potesse.

Solo il 21% nutre qualche speranza nell'operato della Ue. Anche l'entusiasmo per l'euro si è molto affievolito. La stragrande maggioranza degli italiani (ben il 61,6%) è convinta che il proprio tenore di vita sia peggiorato dall'introduzione dell'euro ad oggi. Solo il 6,8% ritiene di aver migliorato la propria condizione, mentre il 31,6% la considera invariata. Eppure almeno due cittadini su tre non pensano sia una buona idea fare marcia indietro: solo un italiano su tre (33%) tornerebbe alla lira, contro il 57% che preferisce comunque rimanere nell'euro. Interessante notare la differenza di fiducia nelle istituzioni Ue a seconda dell'orientamento politico. Gli elettori di destra si dimostrano decisamente più euroscettici.

Tra chi dichiara di votare per una formazione di centrodestra, quasi 9 cittadini su 10 (87,2%) dimostrano assoluta sfiducia nella Ue, il 70% ritiene che il tenore di vita della sua famiglia sia peggiorato e quasi il 50% tornerebbe volentieri alla lira. Percentuali diverse da quelle espresse dagli elettori di centrosinistra: il 51% non ha fiducia nella Ue e ritiene di aver peggiorato con l'introduzione dell'euro il proprio tenore di vita, ma solo il 16% tornerebbe alla lira, se potesse. Ma se non si fidano delle istituzioni europee, in chi confidano gli italiani per uscire dalla crisi? L'analisi Spincon.it consegna a questo proposito un quadro molto frammentato. Un italiano su 5 (il 20,2%) non affiderebbe la soluzione della crisi a nessuna delle istituzioni, nazionali o sovranazionali che siano. Ma è ancora relativamente alta la percentuale di italiani che si affiderebbe comunque ai partiti (quasi il 20%). Mentre un italiano su dieci ricorrerebbe addirittura all'esercito. 

Anche la scelta delle istituzioni alle quali affidare il compito di guidare il paese fuori dalla crisi offre risultati molto diversi a seconda dell'orientamento politico. In particolare  gli elettori del centrodestra dimostrano di essere piuttosto arrabbiati, delusi e sfiduciati tanto da mettere al primo posto l'esercito con il 17,9%; quasi alla pari con i partiti politici con il 17,2%. Seguono la monarchia con l'11% e la Chiesa cattolica con l'8,2%. Poi la presidenza della Repubblica con il 7%, quasi appaiata alla Ue che si attesta al 6,9%. Ultima la Bce con il 5,8%. Numeri che vanno letti considerando che più di un quarto degli elettori del centrodestra interpellati ha preferito non rispondere (26%). Gli elettori del centrosinistra scelgono invece la presidenza della Repubblica con il 26,9%, che si attesta al primo posto, seguita a ruota dalla Ue con il 26. Poco distanti i partiti politici con il 23,2. Mentre le altre opzioni si dividono le minuzie: 3,3% per l'esercito; 2,9% per la Bce.

Tesoro, mi si è dimezzato il Pdl!mag19

Tesoro, mi si è dimezzato il Pdl!

Governo Monti in leggera ripresa, nell'ultimo sondaggio realizzato da Spincon.it per L'Opinione. Il job approval dell'esecutivo resta ben al di sotto del livello di guardia, ma sembra almeno aver invertito quel vistoso trend al ribasso che ne aveva caratterizzato le performance delle ultime settimane. Negli ultimi sette giorni, Monti ha visto crescere il suo job approval  dello 0,7%, passando dal 35,9% al 36,6%. Mentre il differenziale tra chi esprime un giudizio "molto positivo" (6,1%) e chi ne esprime uno "molto negativo" (30,9%) - quello che il sondaggista statunitense Scott Rasmussen definisce "approval index" - sale dal -25,8% al -24,8% (+1,0%). Scomponendo il risultato in base all'orientamento di voto, questo lievissimo miglioramento

Monti a picco nei sondaggiapr12

Monti a picco nei sondaggi

Dieci punti percentuali persi in appena due settimane. È il crollo nel job approval personale del premier Mario Monti - sceso dal 56,7% al 46,7% - il dato più significativo che emerge da una serie di sondaggi esclusivi realizzati da Spincon.it per L'Opinione prima e dopo le festività pasquali. Se il 28 marzo l'indice di approvazione di Monti restava ben al di sopra della soglia di galleggiamento del 50%, esattamente due settimane dopo questa cifra si è inabissata verso profondità inaspettate, con un trend che non promette nulla di positivo. La delusione "bipartisan" sulla riforma del lavoro; uno scenario economico che non sembra dare cenni di miglioramento; l'andamento negativo di Borse e spread; la percezione sempre più diffusa di una stretta fiscale imminente: tutto sembra congiurare contro il premier e l'esecutivo, almeno nella sanguinosa arena dell'opinione pubblica.

set24

Sondaggi

Non credete ai sondaggi! Ma partecipate comunque al sondaggio Spincon di Settembre.

Wrong Continent

Clamoroso: secondo un sondaggio di Transatlantic Trends, il 78% degli intervistati approva  la politica estera di Obama. Peccato che si tratti di europei. Viene alla mente l'amara constatazione di Adlai Stevenson dopo la seconda sconfitta alle presidenziali contro Dwight D. Eisenhower: «The trouble with me is, I always run on the wrong continent».

set14

Aridatece la CdL

PdL in calo nella media dei sondaggi nazionali calcolata da Notapolitica.it. Il partito di maggioranza relativa galleggia appena al di sopra del 30%, con una sensibile emorragia di consensi nei confronti della Lega Nord (12%) e di Futuro&Libertà  (5,5%). Stabile il fronte centrista (Udc al 6,1% e Api all'1%). Ed encefalogramma piatto anche a sinistra, con Vendola oltre il 4%, Rifondazione e Comunisti sotto al 2%, Partito democratico appena sopra al 26% (7 punti in meno rispetto al 2008, esattamente come il PdL) e Idv (6,5%) frenata da Grillo (2%). Vale la pena sottolineare come il centrodestra "allargato", che più o meno corrisponde alla Casa delle Libertà  del 2006, oggi - secondo i sondaggi - raccoglierebbe circa il 56% dei voti.

set14

Irresponsabili

Non si andrà a votare perché i sondaggi sono troppo brutti. Il Pdl rischia di scendere sotto quota 30, la Lega di volare ovunque, una santa alleanza Pd-Udc-Fli potrebbe addirittura vincere le elezioni. Quindi niente: stiamo qui e tiriamo a campare. Cerchiamo responsabili della crisi e responsabili per uscire dalla crisi. Però servirebbe tutt'altro. Un gesto di folle irresponsabilità. Una mano tesa a Fini o un ritorno alle urne. Qualsiasi cosa ma non quest'apatia. Se dobbiamo proprio morire, meglio di reazione che di noia.

set12

Sondaggi friulani/2

Questo lo abbiamo visto con i nostri occhi, nero su bianco. Lega straripante, Pd e Udc tengono, Pdl in flessione, Idv in salute. Guardando i dati di alcuni movimenti più piccoli è facile capire il possibile committente.  Secondo questo sondaggista, se si votasse domani per le elezioni politiche, in Friuli Venezia Giulia, finirebbe così: PDL 27,2% LEGA NORD 23,0% LA DESTRA 1,5% UDC 5,5% FLI 3,4% API 1,5% MPA 0,7% PD 25,6% IDV 6,5% SINeLIB 1,7% RIF.COM. 1,1% RADICALI 0,9% GRILLO 1,3%

set10

Sondaggi Friulani

C'è il solito amico chiacchierone che ci racconta di un sondaggino fresco fresco fatto qui in Friuli Venezia Giulia. Secondo quanto il nostro è riuscito a sbirciare, se si votasse domani per le elezioni politiche in Regione avremo: PDL 28,1% LEGA NORD 22,5% LA DESTRA 1,4% UDC 6,2% FLI 3,1% API 0,5% MPA 0,4% PD 23,6% IDV 5,9% SINeLIB 2,3% RIF.COM. 1,4% RADICALI 1,5% GRILLO 1,3%

Cavalcare l'onda

A questo punto, per il GOP, il vero problema potrebbero essere le aspettative troppo alte che stanno montando in vista delle elezioni di mid-term. A forza di parlare di "wave" e di replica del 1994 (o del 1946), il rischio è che una semplice vittoria possa essere scambiata per un risultato deludente. Anche il simpatizzante repubblicano più restio ad abbandonarsi all'euforia, però, non può non ammettere che i segnali che lasciano pensare a un ciclo elettorale disastroso per i democratici si stiano accumulando in modo sempre più evidente.

Job approval di Obama a parte, i repubblicani sono ormai in netto vantaggio (+4.8%, con un picco di +10% nell'ultima rilevazione Gallup) anche nel generic congressional ballot, misura che li vede storicamente svantaggiati. L'ultima " Crystal Ball" di Larry J. Sabato, sempre molto prudente, assegna al GOP 8-9 pick-up al Senato (un risultato che porterebbe il partito a 49-50 seggi) e 47 pick-up alla Camera (con relativa maggioranza repubblicana). Senza contare il +8 previsto nelle corse per governatore, che trasformerebbe il balance of power da 26-24 per i democratici a 32-18 per i repubblicani. La potenziale mappa dei governatori, in pratica, ridurrebbe il partito democratico ad una forza locale confinata nel nord-est.

Se a questo aggiungiamo l'attuale (e senza precedenti) vantaggio repubblicano nei parametri che prevedono il turn-out elettorale per novembre - quello che Tom Jensen di PPP (un sondaggista democratico) chiama " enthusiasm gap" - e la progressiva perdita di consensi democratica tra le nuove generazioni, ce ne sarebbe abbastanza per abbastanza per darsi alle danze più sfrenate; e per spiegare perchà© a New Orleans già  stanno mandando in onda spot per Hillary 2012. Ma novembre è ancora lontano e i repubblicani non possono permettersi distrazioni, se vogliono cogliere l'occasione di riconquistare il controllo della Camera e - magari - portare al pareggio i democratici al Senato, trasformando la seconda metà  del (primo?) mandato di Obama in un'anatra zoppa. E pensare che, meno di due anni fa, tutti erano pronti a giurare sulla definitiva scomparsa del GOP e sulla necessità , per il movimento conservatore americano, di trasformarsi in una pallida copia di un partito democristiano europeo. Le idee, però, soprattutto le buone idee, sono dure a morire.