Larry Silverbud su "Il Foglio" di oggi. L'unico dubbio
è "quanti?". Quanti seggi perderanno i democratici alle elezioni di
mid-term del 2 novembre? Abbastanza da farsi sfuggire il controllo
della Camera? O addirittura abbastanza da dissipare una
super-majority che, fino a gennaio, era in grado di bloccare
qualsiasi velleità repubblicana al Senato? E quanti
governatori riconquisterà il GOP, che oggi ne ha un paio in
meno degli avversari? Quanto alta e devastante, insomma, sarà
l'onda rossa che minaccia di travolgere la prima metà
di mandato del presidente Obama, consegnandogli un Congresso
capace di trasformarlo in una "anatra zoppa" alla vigilia del
2012?
La memoria non può non andare verso altre elezioni storiche che
hanno cambiato "a volte per decenni" le dinamiche del sistema
politico statunitense. Il paragone più frequente individuato dagli
analisti è quello con il 1994, anno in cui il GOP di Newt Gingrich
e del "Contract with America" strappò ai democratici 54 seggi alla
Camera e 8 al Senato, conquistando per la prima volta dal 1954 il
controllo totale del Congresso. Ma ci sono esempi anche più
inquietanti, per il partito di Barack Obama, Nancy Pelosi e Harry
Reid. Con un presidente eletto trionfalmente due anni prima (come
oggi) e un Congresso reduce da una decisa svolta legislativa a
sinistra (come oggi), nel 1938 il partito democratico di Franklin
D. Roosevelt perse la bellezza di 72 seggi alla Camera e 6 al
Senato. O le elezioni del 1946, con 55 seggi conquistati dal GOP
alla Camera e addirittura 12 al Senato, in quello che tutti
consideravano un referendum su Harry Truman. A ruoli invertiti (e
con una magnitudo più contenuta), anche i 31 seggi conquistati alla
Camera dai democratici nel 2006, insieme a 6 senatori,
rappresentano un esempio minaccioso della forte tendenza
dell'elettorato americano a "punire" il partito del presidente
nelle elezioni di mid-term.
Quest'anno poi, oltre alla storia, anche il clima politico ed
economico sembrano presagire una batosta, per i democratici, di
quelle che meritano un capitolo a parte negli almanacchi dei
politologi. Il flop della riforma sanitaria con l'opinione
pubblica, la ripresa incerta, il tasso di disoccupazione ormai
fermo da mesi appena al di sotto del 10%, le incertezze in politica
estera che irritano sia la destra che la sinistra, il disastro
ambientale in Louisiana, l'emorragia di consiglieri in fuga
dall'amministrazione, il fenomenale successo popolare del movimento
Tea Party, la progressiva perdita di appeal del presidente e il
ripidissimo calo del suo job approval, il solido (e rarissimo)
vantaggio repubblicano nei sondaggi relativi al generic
congressional ballot: tutto sembra cospirare contro Obama e il suo
partito. E le previsioni degli analisti, pur con gradi diversi,
confermano uno scenario molto preciso.
Secondo il modello statistico creato da Nate Silver di
Fivethirtyeight.com (recentemente approdato al New York Times), che
si è dimostrato molto preciso negli ultimi cicli elettorali, il GOP
dovrebbe riuscire a conquistare il controllo della Camera, passando
da 178 a 226 seggi (+48), sfiorando la maggioranza al Senato (+7/8
seggi rispetto ai 41 attuali) e strappando 6 governatori ai
democratici (da 24-26 a 30-20). Per RealClearPolitics, che da anni
elabora le medie di tutti i sondaggi nazionali e locali, i
repubblicani sono favoriti in 211 distretti della Camera. Al GOP,
insomma, basterebbe vincere in 7 dei 36 distretti ancora incerti
per conquistare il controllo della Camera. E la storia ci insegna
che in genere i distretti toss-up si muovono massicciamente verso
il partito "vincente", soprattutto in quelle che sono considerate
wave elections. Al Senato RCP vede un 50-50 frutto di 9 pick-up
repubblicani, a cui va aggiunto un +7 tra i governatori che
porterebbe il totale a 31-19. Numeri simili a quelli di Scott
Elliot, il mitico "blogging Caesar" di Election Projection, che
pronostica un +49 alla Camera, un +9 al Senato e un +7 tra i
governatori.
Una forte affermazione repubblicana è prevista anche da Larry
Sabato, direttore del Center for Politics dell'Università
della Virginia e titolare di "Crystal Ball": +47 alla Camera;
+7/8 al Senato; +8 tra i governatori. Per Charlie Cook del Cook
Political Report, "è molto probabile che i repubblicani riescano a
conquistare i 39 seggi di cui hanno bisogno pe ottenere la
maggioranza". Cook scrive di non voler giocare a "indovina quanto
pesa il cocomero", ma afferma di credere che il numero finale di
pick-up sarà "molto superiore a 39". La sua previsione per il
Senato, invece, è di +7/9 (con un +6/8 tra i
governatori).
Con nuvole tanto minacciose all'orizzonte, ci accingiamo a partire
per un viaggio dettagliato "stato per stato "tra le sfide più
interessanti che stanno caratterizzando questo turbolento ciclo
elettorale. Partiremo dalle roccaforti democratiche del Nordest
(Maine, New Hampshire, Vermont, Massachusetts, Rhode Island,
Connecticut, New York, New Jersey, Delaware e Maryland) per poi
dirigerci decisamente verso il Sud e la Bible Belt (West Virginia,
Virginia, Kentucky, Tennessee, North e South Carolina, Georgia,
Florida, Alabama, Mississippi, Louisiana, Arkansas, Oklahoma e
Texas). Il Lone Star State sarà la nostra porta verso il West
gli stati del Pacifico (New Mexico, Colorado, Wyoming, Utah,
Arizona, Nevada, California, Hawaii, Oregon, Washington, Alaska,
Idaho e Montana). Dall'estremo nord, infine, ci sposteremo
nuovamente verso l'Atlantico, attraversando le regioni del Midwest,
dove si stanno combattendo alcune delle battaglie elettorali più
appassionanti (North e South Dakota, Nebraska, Kansas, Missouri,
Iowa, Minnesota, Wisconsin, Illinois, Indiana, Ohio e
Pennsylvania). Arrivati ai confini della linea Mason-Dixon, che un
tempo separava gli yankee dai confederati, potremo forse avere le
idee più chiare sull'esito di queste elezioni di mid-term. Per
capire se il vento che da qualche mese soffia verso Capitol Hill è
soltanto una brezza di stagione o sta per trasformarsi in un
tornado. Ma è tempo di partire.
PRIMA PUNTATA: IL NORDEST
Maine2008: Obama +17%Gov: Baldacci (D) "openCam: GOP 0 DEM 2
Bastione repubblicano fino agli anni Ottanta (tra il 1916 e il
1988 ha scelto soltanto due volte un candidato democratico alle
elezioni presidenziali), negli ultimi decenni il Maine ha svoltato
decisamente a sinistra, pur mantenendo quello spirito
"indipendente" che ha sempre caratterizzato la sua storia politica
recente. Nel 2010, il Pine Tree State non mette in gioco i
suoi due seggi al Senato (saldamente nelle mani di due Rino Ladies,
republicans in name only, come Olimpia Snowe e Susan Collins), ma
la contesa più interessante riguarda la poltrona di
governatore lasciata vacante dal democratico John Baldacci. Il
candidato repubblicano è Paul LePage, ex sindaco di Waterville,
nettamente spostato a destra sia in campo sociale che economico.
Dall'altra parte c'è Libby Mitchell, presidente del Senato statale,
che spera di diventare la prima donna-governatore nella storia del
Maine. In due sondaggi su tre, tra quelli effettuati nelle ultime
settimane, LePage ha un vantaggio che sfiora i 20 punti
percentuali. Ed è visto dagli analisti come il favorito,
soprattutto perchà© "almeno finora "i temi fiscali hanno dominato
la campagna elettorale. In uno stato con una forte inclinazione
liberal, sarà comunque dura per lui mantenere la testa fino a
novembre. Alla Camera, invece, i due incumbent democratici
(Chellie Pingree e Mike Michaud) non dovrebbero avere troppi
problemi nel difendere i propri seggi dall'attacco degli sfidanti
repubblicani (Dean Scontras e Jason Levesque), rispettivamente nel
1° e 2° distretto dello stato.
New Hampshire2008: Obama +9%Gov: Lynch (D)Sen: Gregg (R) -
openCam: GOP 0 DEM 2
Unico residuo purple nell'oceano blu del New England, il Granite
State (in cui, secondo alcuni storici, è nato il partito
repubblicano) è stato una roccaforte del GOP fino all'era Clinton,
votando per soli tre candidati democratici in tutta la sua storia
(Wilson, Roosevelt e Johnson) e dimostrando di preferire nettamente
l'approccio individualista all'economia del partito dell'elefante.
Con un motto come "Live free or die", però, negli ultimi decenni il
New Hampshire ha dimostrato di gradire sempre meno il
conservatorismo sociale di un GOP che parlava con uno spiccato
accento del Sud. E ha eletto sempre più frequentemente candidati
democratici, ad ogni livello.Nel 2010, oltre alla corsa per il
governatore (in cui lo sfidante repubblicano John Stephen non
sembra poter impensierire l'incumbent democratico John Lynch), è in
ballo il seggio del Senato lasciato libero dal repubblicano Judd
Gregg, scelto nel 2009 da Obama come proprio secretary of commerce
e quasi subito fuggito a gambe levate dall'amministrazione. Di
fronte si trovano l'ex congressman del 2° distretto, il
democratico Paul Hodes, e l'attorney general repubblicana Kelly
Ayotte (una delle "mama grizzlies" di Sarah Palin). Per ora Ayotte
sembra la favorita, con un vantaggio nei sondaggi che oscilla
intorno al 9-10%. Con l'indice di popolarità di Obama
che nel Granite State è particolarmente basso, il GOP intravede
anche la possibilità di conquistare entrambi i seggi della
Camera, attualmente in mano ai democratici. Nel 1° distretto, gli
analisti vedono nettamente favorito l'ex sindaco di Manchester,
Frank Guinta, nei confronti di Carol Shea-Porter. Nel 2° la
battaglia sarà più difficile, ma il repubblicano moderato
Charlie Bass (l'ex congressman sconfitto proprio da Hodes nel 2006)
ha ottime chance di vittoria contro la democratica Ann
Kuster.
Vermont2008: Obama +37%Gov: Douglas (R) - openSen: Leahy (D)Cam:
GOP 0 DEM 1
Fino agli anni Novanta, in tutta la storia degli Stati Uniti
soltanto Lyndon Johnson, nella vittoria landslide contro Barry
Goldwater nel 1964, era riuscito a portare il Vermont nella casella
democratica delle elezioni presidenziali. A cavallo tra il 19° il
20° secolo, il GOP dominava a tal punto la politica del Green
Mountain State che i suoi candidati peggiori non scendevano mai
sotto il 70% dei voti. E soltanto qui (oltre che in Maine),
Franklin D. Roosevelt ha perso tutte e quattro le volte che ha
corso per la Casa Bianca. Prendete questo scenario, ribaltatelo, e
avrete una fotografia del Vermont di oggi, totalmente controllato
dal partito democratico e capace di eleggere al Senato l'unico
candidato "socialdemocratico" del Congresso, l'indipendente Bernie
Sanders.In questo ambiente particolarmente ostile, i repubblicani
non hanno alcuna chance di essere competitivi nell'unico distretto
della Camera (l'incumbent Peter Welch viaggia con 35-40 punti
percentuali di vantaggio sullo sfidante Paul Beaudry) o nella corsa
per il Senato (in cui soltanto una catastrofe di proporzioni epiche
potrebbe permettere al repubblicano Len Britton di insidiare
Patrick J. Leahy, "padrone" del seggio dal 1974).In più, il GOP
rischia di perdere anche la poltrona di governatore, lasciata
vacante da Jim Douglas dopo otto anni. Il suo vice, Brian Dubie,
avrebbe avuto ottime possibilità di farcela contro Douglas A.
Racine (giù sconfitto da Douglas nel 2002), ma a vincere le
primarie democratiche "con un distacco di appena 182 voti, dopo un
contestatissimo recount "è stato a sorpresa Peter Shumlin, il
presidente del Senato statale, che si è subito dimostrato più
competitivo di Racine nei sondaggi. Al momento, viste le forti
inclinazioni politiche del Vermont, Shumlin deve essere considerato
il (leggero) favorito.
Massachusetts2008: Obama +26%Gov: Patrick (D)Cam: GOP 0 DEM
10
Nato come stato repubblicano, il Massachusetts si è lentamente "ma
inesorabilmente "spostato a sinistra nel corso della sua storia.
Gli aristocratici yankee che avevano dominato la politica del Bay
State furono spazzati via da Boston alla fine dell'800 (soprattutto
a causa della fortissima immigrazione irlandese), per poi
scomparire progressivamente dagli anni Trenta in avanti ed
estinguersi definitivamente negli anni Sessanta. Poi, dopo la morte
di Ted Kennedy, è arrivato il terremoto. Nelle special elections di
questo gennaio, infatti, il semi-sconosciuto candidato repubblicano
Scott Brown ha conquistato Camelot, spiazzando una distratta Marta
Coakley, convinta di avere la vittoria in tasca. Brown, oltre al
seggio della dinastia Kennedy, ha strappato a Obama il 60° voto al
Senato, complicando l'iter della sua riforma sanitaria e
certificando lo stato di estrema difficoltà in cui versa il
partito democratico in questo ciclo elettorale.Vista la vittoria di
Brown, il governatore uscente Deval Patrick (il primo
afro-americano a Beacon Hill) è stato a lungo considerato
vulnerabile. Anche perchà©, nonostante il dominio dell'asinello a
livello federale e locale, il GOP ha vinto quattro sfide per il
governatore nelle ultime cinque elezioni, soccombendo soltanto
all'onda blu del 2006. Le chance di rielezione di Patrick, però,
sono aumentate con la discesa in campo di un candidato
indipendente, il Tesoriere dello stato Tim Cahill. Con la presenza
di Cahill a dividere il voto anti-Patrick, il candidato
repubblicano Charlie Baker ha iniziato a vedere incrinarsi la
speranza di poter ripetere l'exploit di Brown. Almeno fino a
qualche settimana fa, quando la campagna di Cahill ha
iniziato a sfaldarsi (e sono iniziate a circolare strane voci su
una "benedizione" ricevuta da Patrick per la sua candidatura di
disturbo). Negli ultimi giorni, insomma, Baker sembra aver ripreso
quota e la corsa è tornata incertissima. Se i repubblicani
hanno conquistato un seggio al Senato e sperano di riprendersi la
poltrona di governatore, alla Camera invece la People's Republic of
Massachusetts sembra orientata a riconfermare tutti i suoi
democratici incumbent. Con l'unica, interessante eccezione del 10°
distretto, nella parte più orientale dello stato, in cui il seggio
lasciato vacante da Bill Delahunt dopo sette mandati è difeso da
Bill Keating, district attorney di Norfolk County, di fronte allo
sfidante repubblicano Jeff Perry, ex sergente della polizia che sta
conducendo una campagna molto aggressiva. Dalle parti di Cape Cod,
a gennaio, Scott Brown ha dilagato. Potrebbe essere un buon segno
per il GOP.
Rhode Island2008: Obama +25%Gov: Carcieri (R) "openCam: GOP 0 DEM
2
Il Rhode Island è il più piccolo stato dell'Unione per estensione
territoriale. Ed è forse quello colorato del blu più scuro. Il
dominio democratico è iniziato quasi all'improvviso nel 1935 con
una "bloodless revolution" che ha decapitato la macchina elettorale
repubblicana dalla sera alla mattina. Da quegli anni, il GOP è
riuscito qualche volta a controllare il Senato statale (negli anni
Cinquanta), ma tutto il resto è rimasto sempre saldamente in mano
al partito democratico. L'unica eccezione è sempre stata la
corsa a governatore, in cui i candidati repubblicani riescono
spesso ad imporsi presentandosi contro la democratic machine con
una piattaforma "riformista". Dopo aver controllato la poltrona di
governatore negli ultimi 16 anni senza troppi risultati, però,
questa reform platform non sembra più troppo convincente per gli
abitanti dell'Ocean State. Scartato il debole candidato
repubblicano, John Robitaille, la strada per i democratici non è
però affatto in discesa. Contro il treasure secretary Frank Caprio,
infatti, si presenta come indipendente l'ex senatore rino Lincoln
Chafee, ex repubblicano in rotta con un GOP "troppo estremista"
(cacciato da Washington nel 2006), che secondo i sondaggi ha
discrete chance di vincere questa strana corsa a tre. Sarebbe un
modo, per i Rhode Islanders, di porre un freno al dominio
democratico nello stato senza essere costretti ad eleggere un
odiatissimo repubblicano. Passeggiata di salute per
l'asinello, invece, nei due distretti della Camera, in cui gli
sfidanti repubblicani John Loughlin e Jim Langevin hanno pochissime
possibilità di insidiare i democratici David Cicilline (che
difende il seggio lasciato vacante da Patrick J. Kennedy) e Jim
Langevin (incumbent).
Connecticut2008: Obama +23%Gov: Rell (R) - openSen: Dodd (D) -
openCam: GOP 0 DEM 5
Patria di Prescott Bush (padre di George H.W. e nonno di George
W.) e della polemista conservatrice Ann Coulter, il Connecticut è
ormai uno stato blu come pochi altri, anche se il numero degli
iscritti ai registri elettorali sotto l'etichetta "indipendente"
resta superiore a quello dei due partiti maggiori, come ha
dimostrato l'elezione di Joseph Lieberman al Senato nel 2008 (dopo
la sconfitta alle primarie democratiche). Nel 2010, con il
ritiro da governatore della repubblicana moderata Mary J. Rell, il
GOP rischia seriamente di perdere la poltrona di governatore che,
dal 1990, è l'unica carica importante che controlla nel
Constitution State. Il favorito è il sindaco democratico di
Stamford, Dan Malloy, ma il repubblicano Tom Foley, ex ambasciatore
in Irlanda, nelle ultime settimane sta lentamente recuperando nei
sondaggi. E la corsa è a un passo dal diventare un toss-up.Più
agevole, per i democratici, la difesa del seggio senatoriale
lasciato "aperto" da Chris Dodd (ultimo esponente di una potente
dinastia politica locale). Con Dodd a tentare la rielezione, il GOP
avrebbe avuto buone possibilità di compiere un clamoroso
pick-up. Ma, purtroppo per i repubblicani, Dodd si è fatto da parte
dopo una serie cospicua di accuse di corruzione. E l'attorney
general democratico Richard Blumenthal sembra poter resistere,
piuttosto comodamente, all'assalto di uno dei candidati più
"coloriti" di questo ciclo elettorale: Linda McMahon, ex presidente
della lega professionista di wrestling. Per quanto riguarda la
Camera, dando per scontata la rielezione degli incumbent
democratici nei primi tre distretti dello stato, qualche sorpresa
potrebbe arrivare dal 4° e dal 5°, dove Jim Himes e Chris Murphy
stanno soffrendo più del previsto contro gli sfidanti repubblicani
(e chiaramente italo-americani) Dan Debicella e Sam Caligiuri. Se
l'onda del GOP fosse abbastanza alta, la parte più occidentale del
Connecticut potrebbe essere una delle vittime più clamorose
dell'alluvione.
New York2008: Obama +25%Gov: Paterson (D) "openSen: Shumer (D)
"Gillibrand (D)Cam: GOP 2 DEM 26
Swing-state puro nei primi anni della storia politica americana
(dal 1866 al 1896 nessun candidato ha avuto un vantaggio superiore
al 5% nei confronti dell'avversario), agli inizi del '900 lo stato
di New York ha conosciuto un lungo dominio repubblicano (interrotto
solo da Wilson nel 1916) fino all'era-Roosevelt. Dopo aver
attraversato con entusiasmo decrescente le presidenze di FDR,
l'Empire State è tornato a votare per il GOP dal 1948 al 1956; per
poi tornare all'ovile democratico dal 1960 al 1968. Nixon e Carter
sono stati il preludio agli ultimi due successi repubblicani nello
stato, grazie a Reagan. Ma ormai New York stava scivolando sempre
di più in casa democratica, come avrebbero dimostrato Dukakis,
Clinton, Gore, Kerry e Obama con le vittorie democratiche sempre
più larghe degli ultimi vent'anni. Senza storia, nel 2010, la
corsa per il posto di governatore lasciato libero da David A.
Paterson: l'attorney general Andrew Cuomo è sembrato leggermente in
difficoltà verso metà settembre contro il repubblicano
(e prediletto dal movimento del Tea Party) Carl Paladino. Ma nelle
ultime settimane è tornato sui livelli precedenti, con un vantaggio
che oscilla intorno al 20%.Niente da fare, per il GOP, anche nelle
due sfide del Senato. L'incumbent Charles Shumer viaggia con una
trentina di punti di distacco dallo sfidante Jay Townsend. E nella
special election, Kirsten Gillibrand sembra aver rintuzzato
l'attacco di Joe DioGuardi (che dopo le primarie aveva ridotto il
distacco entro la singola cifra) per tornare intorno ai 15-20 punti
di vantaggio. Lo scenario cambia radicalmente alla Camera,
dove attualmente i democratici controllano 26 seggi contro i 2 dei
repubblicani (uno è vacante). Il GOP non dovrebbe avere difficoltà
a conservare il 3° e il 26° distretto, mentre è decisamente
all'attacco in almeno otto distretti. In quattro di questi
distretti (19°, 23°, 24° e 29°) i repubblicani sono addirittura
favoriti per la vittoria, mentre negli altri (1°, 13°, 20° e
25°), ancora incertissimi, tutto dipenderà dall'intensità
della red wave. Certo che passare dall'attuale 26-2 a un
ipotetico 18-10 sarebbe uno sconvolgimento epocale per le dinamiche
politiche dell'Empire State.
New Jersey2008: Obama +15%Cam: GOP 5 DEM 8
Sogno proibito dei repubblicani in tutte le presidenziali del
dopo-Clinton, da decenni il New Jersey sembra a lungo competitivo
durante la campagna elettorale, per poi deludere sistematicamente
il GOP all'apertura delle urne. Una clamorosa eccezione a questa
regola non scritta della storia politica recente degli Stati Uniti
è stata la performance di Chris Christie nella corsa alla poltrona
di governatore che si è svolta nel novembre del 2009, in cui il
candidato repubblicano ha clamorosamente battuto l'incumbent
democratico Jon Corzine. Nel 2010, con il governatore ormai
assegnato al GOP e nessuna corsa prevista al Senato, tutta
l'attenzione si è spostata sulla Camera. A differenza che in altri
stati, però, soltanto uno dei tredici distretti in gioco sembra
poter dare vita a una vera competizione. Si tratta del 3°
distretto, in cui il democratico uscente, John Adler, ha un
vantaggio estremamente ridotto nei confronti dello sfidante
repubblicano Jon Runyan, ex stella del football professionistico
americano (ha giocato a Houston, Philadelphia e San Diego). "Big
"˜Ol" Runyan sembra, in questo ciclo elettorale, l'unica
possibilità per il GOP di strappare un pick-up nel Garden
State. In caso di cataclisma, però, i democratici potrebbero essere
a rischio anche nel 6° e nel 12° distretto.
Delaware2008: Obama +25%Sen: Kaufman (D) "open Cam: GOP 1 DEM
0
Dal 1952 alla fine dello scorso secolo, il Delaware è stato uno
dei cosiddetti bellwether states, in cui ha sempre vinto il
candidato poi arrivato alla Casa Bianca. Nelle elezioni
presidenziali del 2000 e del 2004, però, scegliendo i candidati
democratici sconfitti, il First State (fu il primo dei 13 stati
originari a firmare la Costituzione americana) ha perso questa
caratteristica per mimetizzarsi sempre di più nel blu scuro degli
stati del nord-est.Nel 2010, a lungo i repubblicani hanno contato
di conquistare il seggio del Senato, lasciato libero dal
vicepresidente Joe Biden e temporaneamente occupato da Edward E.
Kaufman. Il "campione" del GOP era il popolarissimo congressman
Mike Castle, che tutti i sondaggi davano per largamente vincente
contro l'oscuro county executive di New Castle County, Chris Coon.
Alle primarie del 14 settembre, però, il movimento dei Tea Party ci
ha messo lo zampino, portando ad una inaspettata vittoria la
"dissidente" repubblicana Christine O'Donnell. Per tutta l'estate,
il duello tra Castle e O'Donnell ha provocato scintille ed astio in
campo conservatore, con i "puristi" e i "pragmatici" a darsela di
santa ragione su blog e giornali. I risultato è stato la vittoria
della O'Donnell, che avrà pure fatto fuori un
repubblicano-troppo-moderato ma ha anche, di fatto, consegnato il
seggio a Coons, che è in vantaggio in tutti i sondaggi con un
distacco in doppia cifra. Ad aggiungere danno al danno, la
candidatura (fallita) di Castle al Senato ha "liberato" l'unico
distretto della Camera, che il repubblicano Glenn Urquhart ha
pochissime possibilità di difendere contro l'ex
vicegovernatore democratico John C. Carney. Due seggi persi, per il
GOP, al prezzo di uno.
Maryland2008: Obama +25%Gov: O'Malley (D)Sen: Mikulski (D)Cam: GOP
1 DEM 7
Spezzato geo-politicamente in due, con i democratici fortissimi
nelle zone urbane di Baltimora, Prince George e Montgomery (oltre
che nella periferia orientale di Washington) e i repubblicani
dominanti nelle meno popolose contee occidentali e nella Eastern
Shore, il Maryland è (almeno in teoria) uno stato del Sud che si
comporta elettoralmente come un qualsiasi stato del New England.
Questo ha portato a un dominio democratico addirittura precedente
alla Guerra Civile, che ha sempre regalato pochissime soddisfazioni
al GOP.Nel 2010, la corsa per il governatore è la rivincita (a
ruoli invertiti) di quella del 2006, con l'incumbent democratico,
l'ex sindaco di Baltimora, Martin O'Malley, opposto a Robert Ehrich
Jr, ex congressman che nel 2002 era riuscito a diventare il primo
governatore repubblicano dell'Old Line State dai tempi di Spiro
Agnew. Per tutta l'estate, il diffuso sentimento anti-establishment
e le difficili condizioni dell'economia hanno portato Ehrlich molto
vicino a O'Malley nei sondaggi. Nelle ultime settimane, però, il
candidato democratico sembra aver allungato il passo. Non ancora
abbastanza, però, per potersi sentire definitivamente al
sicuro.Negli otto distretti della Camera, infine, di cui sette
controllati dai democratici, il GOP punta molto forte sul 1°
(proprio quello che comprende la Eastern Shore), perso per un
soffio nel 2006, che "nel clima politico attuale "il candidato
repubblicano Andy Harris non dovrebbe avere troppi problemi a
strappare al freshman democratico Frank Kratovil.
1/continua. Prossima puntata: il Sud.


