Long Road Ahead

Qualche breve considerazione sulle primarie repubblicane di ieri in Michigan e Arizona. Mitt Romney ha vinto in entrambi gli stati, ma con margini molto differenti nei confronti di Rick Santorum: una ventina di punti in Arizona (47,3% contro 26,2%); appena tre in Michigan (41,1% contro 37,9%), che pure suo padre George ha governato dal 1963 al 1969. Due risultati molto diversi, insomma, che solo parzialmente possono essere spiegati dalle rispettive performance di Newt Gingrich (16,2% in Arizona; 6,5% in Michigan) e Ron Paul (8,4% in Arizona; 11,6% in Michigan).

All Star Game?

Un paio di riflessioni veloci sul week-end delle stelle tenutosi la scorsa domenica in quel di Orlando, Florida.

1) I primi due giorni sono ormai sostanzialmente inutili: il Rookie Challenge è ridotto ad una farsa in cui dieci giocatori lanciano la palla in stile football verso il ferro avversario sapendo che qualcuno sicuramente transiterà da quelle parti per l'affondata. Non si chiede certo una Princeton offense o una zona 1-3-1, ma almeno un blocco o un raddoppio ogni tanto sarebbero graditi.
2) Il sabato, forse, è ancora peggiore: giochini tanto insulsi quanto inutili tra giocatori NBA, giocatrici WNBA e vecchie glorie riesumate per l'occasione, una gara delle schiacciate che è diventata una competizione a chi si inventa più sciocchezze, l'unica certezza rimane, purtroppo, solo la gara del tiro da 3 punti. E' inutile girarci intorno: senza qualche grosso calibro a evoluire sopra il ferro, lo slam-dunk contest non se lo fila nessuno.. vi immaginate invece una gara delle schiacciate con Lebron, Blake e Superman, magari con compenso da devolvere in beneficenza?
3) Partita della domenica: gli ingredienti per uno spettacolo senza eguali ci sarebbero tutti, ma vengono diluiti da un atteggiamento di eccessiva sufficienza. Non dico che bisognerebbe difendere  come in una qualsiasi gara di playoffs, ma siamo ormai al livello di una partitella tra amici. Mi vengono in mente gli All-Star Game di fine anni novanta e, amici, quelle erano partite in cui si giocava per davvero, pur in un contesto molto più rilassato rispetto a quello delle partite "ufficiali". Invece adesso siamo costretti a sperare che le due squadre arrivino al finale di partita senza distacchi siderali per goderci 5 minuti di basket al massimo livello immaginabile su questo pianeta.. proprio come è successo in questa edizione, dove gli ultimi 3-4 minuti sono stati giocati per vincere sul serio. Come sostiene da tempo il " The Coach " Dan Peterson l'unica soluzione praticabile per ovviare al problema sarebbe quella di copiare il baseball mettendo cioè in palio il vantaggio del fattore campo alle NBA Finals per la Conference vincitrice della partita.
4) Il titolo di MVP è andato a Kevin Durant che ha realizzato ben 36 punti. Il ragazzo degli Oklahoma City Thunder è semplicemente fenomenale, ma a mio avviso gli manca ancora qualcosina  a livello di killer istinct per poter competere con i vari Lebron e Kobe: prova ne è che nel finale la palla finiva sempre nelle mani di Bryant, mentre il buon KD se ne stava quatto quatto ad aspettare un (improbabile) scarico.. 
5) Manca solo l'ufficialità: Dwight Howard (per la mia disperazione) se ne andrà da Orlando. Era il padrone di casa, doveva pretendere di essere quantomeno un contender al titolo di MVP, invece lui, solitamente Shaquilliano in atteggiamenti e modi, ha tenuto un low-profile che francamente non avevo mai visto. A ciò si aggiunga il discorso prima della palla a due, che sapeva davvero di commiato. Così, dopo O'Neal, un altro centro dominante lascia i miei adorati Magic: consiglio quindi alla nostra dirigenza, al prossimo draft, di rivolgersi ad altri ruoli.

Passo e chiudo

Intervista a James Delingpole

James Delingpole è «right about everything»: così si definisce l'autore inglese che abbiamo contattato per discutere dello stato di salute della galassia conservatrice/libertaria in questo particolare periodo storico, tra crisi economiche e d'identità. Classe '65, è passato per Oxford dove ha conosciuto David Cameron e Boris Johnson, i volti più conosciuti del partito conservatore - e giura che ai tempi erano stati buoni amici. Scrive per il Telegraph e lo Spectator e pubblica libri: da "365 Ways to Drive a Liberal Crazy" a "Welcome to Obamaland: I Have Seen Your Future and It Doesn't Work". L'ultimo in ordine di tempo è "Watermelons: The Green Movement's True Colors", uscito l'anno scorso: verdi fuori, rossi dentro.

Scommettiamo?feb24

Scommettiamo?

Cose che magari non vogliono dire molto, ma potrebbe valere anche il contrario. È così capitato di ritrovarsi in una chat organizzata da un sito sportivo irlandese in vista della partita degli Azzurri sabato a Dublino per il 6 Nazioni. Piacevole conversazione con il giornalista dall'altra parte del computer: disquisizioni tecniche e tattiche. Ed infine la domanda: qual è il tuo pronostico? Nel rugby la faccenda è più complessa perché non basta accennare ad un risultato finale, solitamente infatti si parte considerando i punti che potrebbero separare le due squadre.

Macchine del fangofeb23

Macchine del fango

Non si può trasformare il caso Formigli contro Fiat in una battaglia per la libertà di stampa e di espressione. Non ci sono i margini. Né questi margini si creano se a mobilitarsi in favore della santa causa è un giornalista di grosso calibro come Enrico Mentana. «Sarebbe giusto che al Lingotto, finché la sede della Fiat resta lì, si mettessero una mano sulla coscienza, e facessero un gesto adeguato di fair play», scandiva ieri il direttore del Tg La7 nel suo editoriale. Un intervento ripreso su facebook, dove è subito diventato un cult. Su twitter sono persino nati gli hashtag #fiatripensaci e #iostoconformigli.

Rick&Rupert

A Rick Santorum, candidato outsider alle primarie repubblicane Usa, che nei sondaggi sta attraversando un momento di forma, è arrivato l'endorsment di Rupert Murdoch. E non si tratta di un endorsment qualsiasi: i quotidiani britannici del suo regno mediatico hanno sostenuto prima Tony Blair e poi David Cameron e i risultati non si sono fatti attendere. Rimane da capire quanto inciderà l'effetto Rupert sulla corsa alla Casa Bianca di Santorum anche per fare una tara dell'effettivo peso di Murdoch dopo gli scandali che hanno investito il gioiello di famiglia, la News International travolta dalle indagini condotte da Scotland Yard su telefoni intercettati e scoop ottenuti con tutti mezzi possibili, compresi quelli illeciti.

Tempo perso, soldi buttatifeb22

Tempo perso, soldi buttati

Ciò che più colpisce, nella surreale clausola numero 10 del contratto di "consulenza" che la RAI, dopo il polverone di questi giorni, si appresta a cancellare, è l'elenco. Un elenco nel quale sfilano, nell'ordine, "malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore", e che si conclude con una fattispecie nella quale, evidentemente, tutte le altre rientrano: "cause di impedimento". Impedimenti e nient'altro, per l'azienda radiotelevisiva di Stato, che a quanto pare utilizzava correntemente la formula contrattuale della "consulenza" per scavalcare i vincoli imposti dal contratto previsto per i giornalisti, e mascherare forme di precariato più o meno perduranti.

La prassi a quanto pare era consolidata, e consentiva, ad esempio, di sottrarsi "allo Statuto dei Lavoratori e alle relative tutele", come ha precisato la RAI. Con una simile precisazione, l'azienda intendeva verosimilmente legittimare la clausola incriminata, la quale avverte il giornalista che "qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute […] Le saranno ridotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate", e che "ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente quest'ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore". Chiarissimo: se non hai lavorato per me, non ti pago. E se questo accade troppo spesso, sciolgo il contratto. Un'impostazione che non si discosterebbe da quella generale dei contratti "atipici", che effettivamente prescindono - come precisato da RAI - dalle tutele della malattia e dell'infortunio. Ma a sorprendere negativamente, in questo caso, è l'accostamento a eventi traumatici o patologici di un evento come la gravidanza: il totale misconoscimento della sua dimensione, la sua riduzione a "impedimento" come altri, accanto ad altri, nello stesso elenco. Peggiore degli altri, anzi, secondo una logica di pura quantificazione del tempo, per così dire, "perso".

Cancellando ora la dicitura di "maternità" dall'elenco, la sostanza non cambierà. la gravidanza, per le aziende, è tempo perso, e poco altro. Il caso del contratto RAI non fa che confermare l'incapacità dell'odierna organizzazione del lavoro di fare i conti con le esigenze vitali dei lavoratori - che la circondano, la limitano, ne mettono insistentemente in discussione le priorità. Le aziende tentano continuamente di circoscrivere questa incertezza: ad esempio, offrendo ai dipendenti servizi di welfare che li mettano in grado di delegare per quanto possibile la gestione familiare, minimizzando la loro necessità di dividersi tra famiglia e lavoro. Ma quando questa dialettica tra vita e lavoro si svolge al di fuori delle tutele e dei vincoli previsti nei contratti "tipici", l'attrito tra ciò che l'azienda chiede e ciò che la persona nella sua interezza reclama si fa ancora più stridente, Se poi si tratta della persona alla sua origine, vale a dire della nascita e della cura dei figli, lo stridore diventa insopportabile, inaccettabile, e il suo esito nella maggior parte dei casi è la rottura.

Il primo passo per evitarla sembrerebbe quindi quello di ampliare la rete delle tutele: in questo senso sono state avanzate varie proposte, tutte variamente poco percorribili dato lo stato del welfare nazionale. Il punto non è estendere a tutte le madri, dipendenti o meno, lavoratrici e non, l'indennità oggi prevista solo per una minima parte di loro; e nemmeno allargare i congedi parentali a tutti gli iscritti alla gestione separata (come ha suggerito ad esempio il gruppo Maternità Paternità). Non è questo il punto, perché una simile iniziativa presuppone anzitutto la riaffermazione del valore della maternità, del tempo e delle energie che assorbe, e che rappresentano il miglior investimento possibile non solo per la madre, ma per la famiglia, per la società, per l'intero Paese. La maternità, ogni maternità, non è una malattia, un incidente, o un grattacapo cui il capo debba rimediare in qualche approssimativo modo: è una straordinaria occasione ancora una volta concessa all'umanità. Offrire tempo e denaro non basta: senza una simile riaffermazione, le settimane e i mesi dedicati al bambino, i soldi stanziati per sostenere la sua famiglia continueranno ad apparire solo tempo perso, solo soldi buttati.

Ma c'è l'inno nuovofeb21

Ma c'è l'inno nuovo

Deve essere il clima da festival di Sanremo se adesso il Popolo della libertà ha un nuovo inno. E deve essere sempre per lo stesso fattore che immediatamente qualcuno ha gridato al plagio, lasciandoci a bocca aperta: gli Articolo 31 esistono ancora o per lo meno J-Ax non è sparito dalla circolazione.

 

L'inno, firmato Silvio Berlusconi. Era il 1994 quando sulle televisioni italiane cominciò a riecheggiare quello di Forza Italia, note che hanno fatto la storia della comunicazione politica italiana. Un nuovo capitolo, anzi: una nuova epoca del modo di fare politica in questo paese che adesso si affida ai tecnici mentre ripartono le più classiche delle concertazioni stile Prima Repubblica sulla legge elettorale. C'è anche la sigla pronta per i media: A(lfano) B(ersani) C(asini). Perché è la legge elettorale che conta ai partiti per sopravvivere: una forma di lottizzazione come tante altre. E dunque un inno ci casca bene.

 

Tessere (spesso finte). Correnti. Congressi. Assemblee. Riunioni. Intanto monta l'antipolitica, ma paradossalmente i partiti sono sempre lì, invadono qualsiasi spazio di discussione. Nominano, costruiscono e disfano. Adesso il Pdl potrà farlo sulle note del nuovo motto: ch splende il sole, si va verso la primavera, c'è il tepore dell'amore e non la crudezza dell'odio. Poco importa che nessuno dica più qualcosa di destra (oddio, staremo mica diventando dei Nanni Moretti?), che non si legga da qualche parte quale sia la posizione del Popolo della libertà sulle liberalizzazioni, l'articolo 18, la crisi diplomatica con l'India. Angelino è troppo preso, si capisce: starà imparando a memoria strofe e ritornello. E si vede che tutti gli altri faranno da coro, perché anche di loro nessuno traccia.

 

Ma adesso c'è l'inno nuovo. Vale come minimo cinque punti percentuali in più tra l'elettorato. Peccato non averci pensato prima: avrebbero potuto inserirlo nella lista delle canzoni del Festival.  

Linsanity

Pareva che la stagione dei New York Knicks anche quest'anno si sarebbe conclusa con un nulla di fatto. La squadra era stata costruita senza arte né parte, annoverava tra le proprie fila due superstars come Anthony e Stoudemire, ma giocava male, difendeva peggio e si notava a occhio nudo l'assenza di un vero playmaker. Coach D'Antoni, disperato, tentava addirittura di riesumare Baron Davis dal limbo dorato in cui era finito a Cleveland, scalzato dalla mente giovane e dal fisico scolpito della prima scelta assoluta Kyle Irving. Operazione, neanche dirlo, miseramente fallita. 

Deb e le Primariefeb20

Deb e le Primarie

Debora Serracchiani come l'avete conosciuta:

Le primarie di coalizione sono state giudicate strumento privilegiato per permettere ai cittadini di esercitare la loro sovranità nella scelta dei candidati alla presidenza della Regione.
Costruendo la coalizione, 27 Novembre 2011.

Perciò facciamo attenzione quando diciamo che vogliamo metter le mani sulle primarie, perché se le ingessiamo e snaturiamo diventeremo un partito più povero. Chi ci vota è gente matura e adulta che non deve essere tenuta per mano ma che chiede di essere messa di fronte a scelte chiare e coraggiose.
Primarie, 25 Gennaio 2011.

E' stato costituito e lanciato on line la mattina di domenica 10 gennaio il gruppo facebook: "Vogliamo le Primarie di coalizione in Puglia, Lazio, Veneto. E dopo: uniti!"
In poche ore hanno aderito oltre 300 persone, e questo mi sembra un segnale rilevante. I fondatori e i membri sostengono un'idea che condivido e che ho già più volte ribadito pubblicamente. Il mio invito è perciò a rafforzare il gruppo e a contribuire al dibattito con opinioni e commenti, anche non solo virtuali.
Primarie, 10 Gennaio 2010.

Quando ho letto sui giornali che tornavamo a parlare delle primarie, di chi vuol farle, di chi no, di chi sì ma per finta, confesso che ho provato un senso di sconforto. Mi son detta: non è possibile dover tornare sempre daccapo. Siamo usciti dall'ultima assemblea nazionale convinti che noi eravamo il partito delle primarie e ora pare che non sia più così.
Un partito daccapo, 29 Luglio 2010

 

E Debora Serracchiani come imparerete a conoscerla:

Il Pd Fvg: niente primarie, meglio il candidato unico. L'assemblea approva all'unanimità la relazione del segretario Serracchiani. Ma bisogna fare i conti con lo statuto. Altro punto oscuro sono le alleanze.
Messaggero Veneto, 19 Febbraio 2012


La rivoluzione traditafeb17

La rivoluzione tradita

Sono passati 20 anni da quando l'arresto di Mario Chiesa scatenò la valanga giudiziaria passata poi alla storia con il nome di "Tangentopoli". Le istituzioni italiane e la politica tutta non si sarebbero mai più riprese da quella scoppola e il quadro politico attuale è in larghissima parte figlio di quegli arresti e di quei processi. Mani Pulite e il Pool di Milano scoperchiarono un sistema corrotto e marcio fin nel midollo. Bettino Craxi definì Mario Chiesa un "mariuolo isolato" e mai immagine utilizzata dal leader Psi fu tanto infelice. C'era un sistema, fatto di corrotti e corruttori. C'erano dei magistrati, pronti a far saltare quel sistema. Con questi presupposti sarebbe potuta diventare una delle più belle pagine della storia del nostro paese. Quel che accadde, al solito, è che le buone intenzioni finirono ben presto surclassate da un corollario di assurdità che avrebbero reso sporco anche il più lindo dei procedimenti.

Numero Undici

E' online l'undicesima puntata di The Right Station, il podcast di RightNation.it. Parliamo della candidatura (ma anche no) di Corrado Passera alla guida del Pdl, del lungo trascinarsi della campagna elettorale per le primarie repubblicane, delle ovazioni per Sarah Palin alla Conservative Political Action Conference del 2012, dell'endorsement a Rick Santorum del leader dei Megadeth (e fondatore dei Metallica) Dave Mustaine, delle primarie del Pd a Genova (e delle prossime primarie a Palermo), della ricandidatura di Boris Johnson a sindaco di Londra, della serie televisiva "Person of Interest", dell'ultimo film di Kevin Smith "Red State". Musica a cura degli autori della sigla di "The Right Station", gli inglesi "The James".

Bestie olimpichefeb15

Bestie olimpiche

"Niente Olimpiadi, evviva! Finalmente affamiamo la bestia". Stavolta non sono d'accordo con la mia cricca. Quella dei liberali che si esaltano oggi perché il Professore ha messo una pietra sopra alla (lontana) eventualità di portare a Roma i giochi olimpici. Non ci trovo granché da festeggiare.

British Racism?

Sabato scorso, al teatro dei sogni di Manchester, è andata in scena una classica del calcio inglese, la partita tra i Red Devils padroni di casa e il Liverpool. For the records, la vittoria è andata al Manchester United per 2-1. Ma non è del match che voglio disquisire, bensì di ciò che è avvenuto pochi istanti prima dell'inizio, al momento della canonica stretta di mano tra le due squadre: succede infatti che la punta del Liverpool, l'uruguaiano Luis Suarez, si rifiuta di stringere la mano al capitano dello United, il francese di colore Patrick Evra, come ripicca per un episodio risalente alla partita di andata, quando Evra accusò Suarez di ripetuti epiteti razzisti nei suoi confronti. Per questo motivo, dopo un'indagine della Federcalcio inglese, al giocatore del Liverpool furono comminate ben otto giornate di squalifica.

Fin qui i fatti, a cui aggiungo una doverosa premessa: Suarez si è comportato in modo completamente idiota e ha commesso un gesto inqualificabile. Detto questo, ho trovato scandaloso il modo in cui la stampa italica ha trattato questo brutto episodio, dando esplicitamente a Suarez del razzista, inventandosi di sana pianta un presunto razzismo di fondo dei tifosi del Liverpool e infine generalizzando il problema su TUTTA la società d'oltremanica, strumentalizzando (e poteva non essere così?) i famosi riots dell'estate scorsa. Ma andiamo con ordine.
-- il razzismo di Suarez: ribadisco con forza, a scanso di equivoci, che la punta dei Reds si deve vergognare per non aver stretto la mano al collega Evra, ma faccio sommessamente notare come nella formazione del Manchester United di sabato scorso fossero presenti altri tre o quattro giocatori di colore (basta vedere le immagini), e a questi Suarez ha tranquillamente offerto la propria mano.. quindi credo che il suo problema fosse di natura personale con Evra per ciò che era successo all'andata e NON con il colore della pelle di Evra stesso.. Non mi pare una ricostruzione priva di fondamento, ma forse sono io ad essere in malafede.
In buonafede comunque non era certo il giornalista, che , sull'inserto della Gazzetta dello Sport di martedì, documenta il razzismo di Suarez in maniera illuminante: Suarez è sostanzialmente un razzista perchè ai Mondiali di calcio sudafricani del 2010 causò un rigore a favore del Ghana con un fallo di mano, venendo, come da regolamento, espulso. Solo che il Ghana sbagliò il penalty, si andò ai rigori e lì fu l'Uruguay a prevalere, accedendo alle semifinali.. Capito che dannato razzista? Ha commesso un fallo di mano CONTRO una squadra africana!! 
-- tifosi del Liverpool: Secondo Stefano Boldrini, sempre della rosea, i tifosi del Liverpool sabato hanno coperto di ululati razzisti Evra ad ogni tocco di palla. Anche qui siamo davanti ad una incredibile manipolazione della realtà: è vero infatti che Evra veniva beccato ad ogni giocata, ma il razzismo non c'entra proprio per nulla. Se il giornalista in questione seguisse la Premier, anche solo in televisione, si accorgerebbe che i fischi contro un particolare avversario sono all'ordine del giorno, per qualsiasi motivo: da una precedente militanza nella squadra avversaria, da un fallaccio, da un'espulsione rimediata in FA Cup o addirittura l'anno precedente.. i fischi dei tifosi dei Reds SICURAMENTE non si riferivano al colore della pelle di Evra, tanto è vero che i vari Ferdinand, Young e Wellbeck (tutti dello United) non erano minimamente toccati dai buh dei supporters avversari, che sono storicamente così razzisti da aver idolatrato per anni gente come John Barnes o Paul Ince, persone di colore e bandiere del Liverpool, di cui hanno indossato (per anni!) la fascia di capitano.   
-- riots agosto 2011: è giusto non sottovalutare il problema, ovviamente anche in Gran Bretagna, ma non dimentichiamoci che il problema dell'integrazione razziale è comune in tutta Europa, e diverse sono state le ricette per affrontarlo. A me pare di poter dire senza timore alcuno che il sistema inglese, per quanto imperfetto e sicuramente migliorabile (Cameron ha già convocato un vertice), sia quello che meno danni ha provocato, specie se pensiamo alle banlieue francesi (con tanto di Marsigliese fischiata durante un Francia-Algeria a Parigi), per tacere del sistema tedesco o dell'italico non-sistema d'integrazione e di accoglienza indiscriminata..
Per concludere: secondo noi Suarez non ha dato la mano ad Evra non perchè è di colore, ma perchè è francese!!

O di qua, o di là

Tra le pieghe del rapporto Gallup sul job approval di Barack Obama nel 2011, c'è un numero di cui si è parlato poco, ma che descrive piuttosto fedelmente lo stato attuale del sistema politico statunitense. Si tratta, come ha sottolineato qualche giorno fa Jay Cost sul sito del Weekly Standard, del cosiddetto "party gap": la differenza tra la percentuale di democratici e quella di repubblicani che approvano l'operato del presidente. Il "party gap" è un indice molto concreto del grado di polarizzazione del sistema politico. E nel caso di Obama, nel 2011, questo dato ha raggiunto il 68%. Di fronte all'80% di democratici che danno un giudizio positivo di Obama, infatti, appena 12 repubblicani su cento esprimono lo stesso giudizio.

Tra le righefeb13

Tra le righe

Di Corrado Passera possibile candidato in quota (anche) Pdl per la guida di Palazzo Chigi si discute da tempo. Più o meno al riparo da ascoltatori indiscreti, nelle segrete stanze, sono settimane che il nome del Ministro dello Sviluppo Economico circola come possibile Papa straniero. Straniero per molti se è vero come è vero che il "lodo Passera" prevederebbe un accordone Pdl-Pd-Terzo Polo e una grosse coalition che più grosse non si può. Lega, Idv e Vendola fuori dai giochi e un governo per metà democristiano e per l'altra metà in perfetta continuità con l'esecutivo Monti.

L'uscita di Roberto Formigoni è il tentativo, anche maldestro, di sparigliare e di non arrendersi all'inevitabilità (tutta presunta) di un candidato neutro per le politiche 2013. Formigoni non ha detto che Passerà dovrebbe essere il candidato ma che "se [...] dicesse di condividere i nostri ideali e chiedesse di correre alle primarie, sarebbe un fatto positivo" e che "nessuno potrebbe impedirgli di partecipare".

Il non-detto è molto semplice: vuole essere il candidato del Pdl? Si faccia contare. Peccato però che le ipotesi di primarie per la scelta del candidato premier rappresentino il percorso esattamente opposto rispetto ad una possibile candidatura di Passera. Primo perché il titolare dello Sviluppo Economico dovrebbe rappresentare un candidato non-partisan, secondo perché tutto accetterebbe meno che di farsi logorare in una competizione che, gli attuali congressi pidiellini lo confermano, premia più i muscoli e l'organizzazione di partito che i giocatori dai piedi buoni con ottime entrature nei salotti che contano.

Formigoni voleva bruciare Passera. E, stando alle reazioni, ci è riuscito perfettamente.

Fanno malefeb13

Fanno male

Il quarterback Tom Brady, che ha sposato la top model Gisele Bündchen, domenica si sarà anche consolato tra le sue braccia dopo aver perso nuovamente il Super Bowl contro i New York Giants di Eli Manning, come avvenuto già cinque anni fa. Ma non è l'unico caso di sportivo il cui rendimento è finito sotto la lente di ingrandimento dopo aver scelto di stare accanto a donne bellissime. Eccoli, dal tennista Roddick al cestista Jaric fino all'ex-calciatore Bobo Vieri.

CPAC 2012: parlano i candidati

WASHINGTON. "We're all Catholics now", siamo tutti cattolici ora, esordisce il governatore Mike Huckabee (protestante battista), all'apertura del secondo giorno della Cpac (Conservative Political Action Conference 2012). Se c'è un fattore unificante, in questa CPac, è la religione. Non la religione in senso lato, ma quella della Chiesa cattolica romana. Obama vuole ficcare il naso negli istituti religiosi, obbligandoli a distribuire contraccettivi. E' una violazione della libertà religiosa: un obbligo per i cattolici, dettato dal governo federale, a finanziare ciò che considerano peccato. E la reazione dei conservatori di ogni credo è unanime: una levata di scudi.

Numero Dieci

E' online la decima puntata di The Right Station, il podcast di RightNation.it. Parliamo delle ipotesi di riforma della legge elettorale, della rinascita di Rick Santorum alle primarie repubblicane, della vittoria dei New York Giants al Super Bowl (e delle polemiche sullo spot Chrysler di Clint Eastwood), della serie televisiva "Homeland" e delle dimissioni di Fabio Capello da ct della nazionale inglese. A grande richiesta torna (stavolta dal passato) la musica dei Waterboys. Ospite d'onore: Michele Ligorio.

Leave Clint Alone

È accaduto anche questa volta, come ai tempi di "Gran Torino" e "Invictus": la macchina si è messa in moto ed è giunta alla conclusione che Clint Eastwood è un progressista. Hanno cominciato i media americani, non appena trasmesso lo spot che la Chrysler aveva realizzato per il Super Bowl, e da lì i cronisti di casa nostra hanno attinto a piene mani: dal Corriere della Sera a Repubblica, infine il Fatto Quotidiano che per avallare la tesi ha passato in rassegna alcune pellicole

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