Una questione di principio
di
Federico Punzi
| 17 dicembre, 2012
| 2 commenti
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Gli aspetti giuridici del dibattito sulle restrizioni alla
vendita e al porto d'armi negli Usa dopo l'ennesima strage in una
scuola sono stati egregiamente riassunti da Alessandro Tapparini per America24. E ci
aiutano a capire come la questione abbia radici profondissime, e
attenga sostanzialmente alla concezione che si ha del rapporto tra
Stato e libertà individuali.
Al di là del fatto se debbano esserlo o meno, lo Stato, i poteri
pubblici, sono davvero così onnipotenti, efficienti e infallibili
da rendere superfluo per i cittadini acquistare e portare con sé
armi per difesa personale o, al limite, in linea teorica, per
esercitare un implicito diritto di "resistenza" a un governo
divenuto tiranno? Già, perché i costituenti americani probabilmente
non hanno voluto disarmare i cittadini neppure nei confronti del
loro governo. Anche volendo, e soprattutto in un territorio vasto
come quello americano, non esisterà mai una forza pubblica che
possa dire al cittadino "rinuncia alle armi, ti proteggiamo noi",
senza timore di venire meno alla promessa.
Quello che l'esperienza dimostra, anche nelle città della nostra
"civile" Europa, è che malintenzionati e squilibrati le armi da
fuoco riescono quasi sempre a procurarsele e l'azione repressiva
delle forze dell'ordine è più che altro postuma (vedi Breivik in
Norvegia). Il risultato è che il cittadino viene privato di un
mezzo personale di difesa per affidarsi ad un mezzo pubblico che in
caso di bisogno difficilmente arriverà a soccorrerlo prima che sia
troppo tardi.
Ora, ammesso e non concesso che un divieto totale (che non c'è
nemmeno in Italia!) o ragionevoli restrizioni, che esistono anche
negli Usa in alcune zone (tra cui il Connecticut), potessero
impedire ciò che è accaduto a Newtown, da un punto di vista "di
principio", filosofico, bisogna capire se stragi come queste non
sono che il triste prezzo da pagare a un'idea, una concezione del
rapporto tra Stato e libertà individuali, per la quale qualsiasi
limite a queste ultime, per rendere possibile la convivenza, non
deve mai presupporre l'onnipotenza e l'infallibilità della macchina
statale.
D'altra parte, la Corte suprema nel difendere con forza il Secondo
Emendamento ha però aperto ad alcune restrizioni ragionevoli. Puoi
bandire del tutto le armi da fuoco, ci sono paesi in cui persino la
polizia è praticamente disarmata, ma poi arriva uno come Breivik e
si torna al punto di partenza, cioè a chiedersi: perché?