Tutti in Iowa
di
Simone Bressan
| 3 gennaio, 2012
| 11 commenti
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E' il gran giorno delle primarie repubblicane in Iowa. Uno
stato sconosciuto e che rimarrebbe tale se non fosse il primo in
cui, ogni quattro anni, aspiranti inquilini della Casa Bianca
testano le loro velleità di successo.
Come funziona
Iniziamo con le cose basilari. I caucus dell'Iowa (sono più di
uno) iniziano alle 7 di sera (fuso del Midwest) e durano mediamente
un'oretta. Non si tratta di primarie vere e proprie con la gente
che si mette in fila per votare ma di una sorta di "congressi"
(termine certamente sbagliato ma quello che più si avvicina al
concetto) in cui gli elettori possono esprimere la loro scelta per
la nomination presidenziale del proprio partito. Niente seggi,
lunghe file e urna in cui imbucare una scheda, quindi, ma non
fatevi trarre in inganno: non sono consultazioni riservate a
"pochi" iscritti. Vi possono partecipare tutti gli elettori
"registrati" e la "registrazione" è possibile anche direttamente al
seggio del caucus. In Iowa il turnout stimato per queste
consultazioni è di circa 100.000 votanti divisi in 1.800 seggi, a
fronte di una popolazione complessiva dello stato che viaggia
attorno ai 3 milioni.
Una volta che i partecipanti al caucus si sono riuniti al
seggio (normalmente aule scolastiche o comunque edifici pubblici,
più raramente residenze private) a prendere le redini del comando
dell'assemblea sono i rappresentanti delle campagne elettorali dei
singoli candidati. Tocca a loro, una volta eletto un presidente e
un segretario di seggio per lo svolgimento delle questioni
burocratiche, tenere un breve discorso per chiedere l'appoggio al
proprio candidato. Già da qui sarà possibile saggiare la
consistenza delle singole candidature: solo le campagne più
organizzate, infatti, saranno in grado di garantire un
rappresentante in ogni seggio e quindi una miglior diffusione del
voto.
Un voto che potrebbe non essere segreto. In molte sezioni,
infatti, si procede all'espressione della scelta per alzata di mano
o comunque con una manifestazione palese. Questo rende ancor più
importante la presenza dei rappresentanti delle singole campagne ed
esalta al massimo i rapporti esistenti tra i partecipanti al
caucus, i possibili cambi repentini dell'ultimo secondo ed
eventuali polarizzazioni in favore di questo o quel
candidato.
Terminate le procedure di voto si procede alla
proclamazione dei risultati, con ogni seggio che comunica l'esito
al comitato centrale. Gli eletti non parteciperanno direttamente
alla Convention repubblicana che a Tampa (Florida) sceglierà il
candidato da contrapporre a Barack Obama. Nella giornata di oggi
vengono individuati i rappresentanti alle convention di contea
(data fissata il 10 Marzo) che saranno poi chiamati ad eleggere i
rappresentanti alla convention statale dell'Iowa (16 Giugno). Solo
quest'ultima delibererà in ordine ai delegati da inviare in Florida
a scegliere l'anti-Obama.
Chi vince, chi perde
E' certamente importante sapere chi vincerà le primarie dell'Iowa,
ma ancora più importante è saper comunicare il risultato nel modo
migliore. Mitt Romney è favoritissimo: se dovesse vincere sarebbe
un atto dovuto, se invece finisse secondo o terzo rischierebbe di
passare per il grande sconfitto.
La sorpresa della vigilia si chiama Ron Paul. E' il
candidato naif per antonomasia e rischia di trasformare l'Iowa in
uno splendido trampolino di lancio per una campagna da
front-runner. Se vince diventa l'ennesimo anti-Romney, se perde
nessun problema: c'avrete mica creduto?
Newt Gingrich e Rick Perry, per motivi diversi, rischiano
di archiviare qui i sogni di gloria. Balzati ambedue in testa in un
qualche momento della campagna elettorale sembravano poter
rappresentare la miglior alternativa possibile a Mitt Romney. In
verità la vittoria del mormone appare ormai ineludibile e la
possibile doppietta Iowa-New Hampshire sembra spianare la strada
all'ex Governatore del Massachusetts.
Per la serie "meteore" segnaliamo Rick Santorum. Persona
perbene e una bella storia da raccontare. L'ottima campagna locale
in Iowa rischia di farlo salire addirittura al terzo posto. Ma
servirà a poco, tempo qualche giorno e ci saremo dimenticati di
lui.
Rimane Michelle Bachmann e qualche candidato di poco
spessore elettorale (Jon Huntsman, chi?) a completare il carnet
repubblicano di possibili (e alcuni improbabili) aspiranti al trono
di Re Barack.
Previsioni
La mia previsione è la meno divertente: vince Romney, secondo Paul
(distanziato a sufficienza per smorzarne i facili entusiasmi),
terzo Santorum. Poi Gingrich, Bachmann e Perry. Cercate Huntsman?
Chi?