Social Cammy
di
Dario Mazzocchi
| 23 gennaio, 2012
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Settimana scorsa il Primo ministro britannico David Cameron è
nuovamente intervenuto sulla crisi economica con un
discorso nel quale ha esposto il suo pensiero social
conservative - oltre che ad inaugurare il corso della Co-operatives
Bill - e dove è tornato alla carica nel progetto di costruzione di
una Big Society, il mantra della sua missione politica. Ha
stressato il concetto di "free market" per garantirsi un volto
conservatore, ma ha più volte ripetuto espressioni come
"regolamentazione", "regole", "istituzioni".
Il meccanismo economico, per Cameron, si è inevitabilmente
inceppato, specie dopo una decade nel quale il governo laburista ha
incoraggiato l'aumento del debito nazionale per sostenere i costi
di un welfare state sempre più largo e invadente, ponendo i termini
per uno stato interventista e raggiungendo un livello di spesa
pubblica che "oggi non possiamo permetterci" e un modello di
crescita economica "che non funziona". La City invece di essere un
centro di competizione e creatività è diventata "una sorta di magia
finanziaria che ha lasciato i contribuenti con tutti i rischi e i
pochi fortunati con tutte le ricompense".
"C'è bisogno di nuove regole", ha garantito Cameron. Occorre una
nuova visione dell'insieme: da una responsabilità sociale che
riconosca che gli uomini non sono soltanto individui atomizzati e
che le compagnie abbiano delle obblighi, a un capitalismo
genuinamente popolare. La Big Society, per l'appunto, è servita. Il
guaio è che il progetto che ha in testa il Primo ministro inglese è
in alcuni passaggi nebbioso, foggy: "Mentre c'è certamente un ruolo
per il governo, per la regolamentazione, per l'intervento, la vera
soluzione è più impresa, più competitività, più innovazione". Con
tutti i distinguo alla luce anche delle recenti rotture con
l'Unione europea e della successiva precisazione ("now non of this
should mean more regulation. It means less but better regulation"),
par di ascoltare un ex commissario europeo che nella
liberalizzazione dei taxi intravede parte di un'impennata dal Pil
pari all'11%.
C'è comunque da rendere merito a Cameron di aver sottolineato, nel
corso del suo intervento, l'attenzione posta dei conservatori alle
questioni sociali nel corso degli anni, se non dei secoli, a
dispetto della vulgata che li vuole brutti e cattivi: da Sir Robert
Peel a Benjamin Disraeli, passando per William Pitt. La vera
notizia è che in un discorso delicato e complesso come quello in
questione oltre a citare Harold Macmillan, Cameron abbia ricordato
Margaret Thatcher, ponendo finalmente termine al vizio di andare a
ripescare articoli di
Polly Toynbee (columnist del Guardian e figlia di intellettuale
rigorosamente comunista) piuttosto che guardare alla
tradizione che gli ha consegnato il partito del quale è leader
oggi.