Right Industria?
di
Simone Bressan
| 23 gennaio, 2012
| 3 commenti
|
Comunque vada, sarà un successo. Almeno per il centrodestra, la
fine dell'era Marcegaglia in Confindustria potrebbe coincidere con
una guida di Viale dell'Astronomia un po' più vicina al variegato
mondo che gravita attorno al Pdl. A contendersi il trono di Emma
sono rimasti in due, Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi. Se la
corsa sembra essere un "semplice" spareggio con solo due nomi in
ballo va detto da subito che le regole del gioco sono un pochino
più complicate.
Il post Marcegaglia inizia domani, martedì 24, e si concluderà
circa quattro mesi dopo, il 23 maggio, con l'ufficiale
proclamazione del nuovo leader confindustriale.
Il primo atto spetta proprio al presidente uscente che, di
concerto con gli ultimi "past-presidents" individuerà una rosa di
possibili saggi incaricati di scegliere il successore. Mercoledì la
Giunta Nazionale di Confindustria pescherà tre nomi da questa rosa
e incaricherà la nuova triade di avviare sondaggi e consultazioni
per la selezione delle candidature. Non sarà facile perché chi vuol
essere eleggibile dovrà dimostrare di poter coagulare attorno a sé
almeno il 15% dei consensi espressi dalle singole giunte
territoriali. Soltanto il 22 maggio, la giunta
confindustriale, sentita la relazione dei saggi, delibererà in
ordine all'elezione del nuovo Papa di Viale dell'Astronomia. Un
mese dopo, salvo imboscate e previa accettazione, la proclamazione
definitiva.
Dicevamo dei due frontrunner, anche se avrebbero potuto benissimo
essere in quattro. Ai nomi di Bombassei e Squinzi, infatti, per
lungo tempo si sono affiancate le possibili candidature nordestine
del veronese Andrea Riello e del triestino Riccardo Illy. Alla
fine, con qualche mal di pancia, sembra si vada al duello finale
con gli imprenditori spaccati in due. Entrambi i candidati sono
lombardi, hanno la stessa età e vengono da esperienze personali
molto simili. Nessuno dei due è imprenditore di prima generazione
ma ha raccolto il testimone da una tradizione di famiglia.
Bombassei, 72 anni, è presidente della Brembo, azienda meccanica
del bergamasco e capofila del famoso "chilometro rosso".
Squinzi, anni 69, è patron di Mapei, settore chimico e guida
un'azienda che ancora oggi vanta un management pressoché
interamente riferibile alla famiglia fondatrice.
Numericamente Squinzi sembrerebbe in vantaggio: ha incassato
l'appoggio di Emma Marcegaglia , delle federazioni della chimica
(la sua), della moda, della meccanica (strappandola al rivale) e
una consistente maggioranza degli apprezzamenti tra le federazioni
territoriali. Bombassei vanta invece appoggi decisamente più
pesanti dal punto di vista del prestigio: tra i suoi sostenitori ci
sono la Fiat, Telecom, alcune federazioni venete come Treviso e
Vicenza, la "sua" Bergamo e, da ultimo, ha ottenuto il ritiro dalla
corsa e l'endorsement di Riccardo Illy.
Partita comunque apertissima, soprattutto in considerazione del
fatto che moltissime federazioni pesanti ancora non si sono
espresse e aspetteranno il lavoro dei saggi per dichiarare il
proprio orientamento. A far pendere la bilancia per l'uno o per
l'altro potrebbe essere Assolombarda, federazione di provenienza
dei due contendenti e certamente la più influente sul panorama
nazionale.
Dietro le quinte si sono mossi anche alcuni politici. Squinzi è
dato da molti vicino all'ala ciellina di Maurizio Lupi (tanto da
partecipare anche ad alcuni happening pubblici organizzati dal
vicepresidente della Camera) e ha da sempre buoni rapporti con
Fedele Confalonieri e con la galassia che ruota attorno al
Berlusconi-imprenditore. Ha dalla sua un "record" molto
positivo nel rapporto con le sigle sindacali e una fama di
"colomba" sia per quanto riguarda il tema dell'articolo 18, sia
nell'atteggiamento nei confronti della Cgil.
Ad essere considerato un "falco" dei rapporti sindacali è, invece,
Alberto Bombassei. Se Squinzi viene ricordato perché da
presidente di Federchimica non ha mai strappato con la Cgil,
Bombassei è balzato alle cronache confindustriali per essere l'uomo
dei "contratti separati" e del sì - più o meno esplicito - al
superamento dell'articolo 18.
O per posizioni assunte o per vicinanza effettiva ad alcuni suoi
esponenti, la prossima presidenza di Confindustria finirà per avere
un orientamento decisamente più friendly nei confronti del
centrodestra nazionale. Rimane da capire con quali uomini il
centrodestra nazionale intenda affrontare il tema, per chi scrive
cruciale, dei rapporti con il mondo confindustriale.