L'ultima spiaggia dei conservatori
di
Andrea Mancia
| 19 gennaio, 2012
| 7 commenti
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La mossa era nell'aria già da qualche giorno. Ma sembrava troppo
intelligente per essere vera. Soprattutto in un momento in cui, con
grande sollievo di Barack Obama, i contendenti alla nomination del
partito repubblicano per le elezioni presidenziali sembravano tutti
impegnati in una gigantesca (e costosissima) partita "a perdere".
Eppure alla fine è accaduto: Rick Perry lascia, per appoggiare Newt
Gingrich. Proprio come aveva chiesto/previsto appena 24 ore fa
Erick Erickson, il boss di Redstate.com, che in estate aveva ricoperto un
ruolo di primissimo piano nel lancio della candidatura del
governatore texano. Una candidatura che a lungo era sembrata in
grado di compattare il fronte anti-Romney e portare alla vittoria
un personaggio apprezzato contemporaneamente dal mondo conservatore
e dagli attivisti del Tea Party. Perry, insomma, anche in virtù
degli straordinari risultati ottenuti dall'economia texana in un
periodo di profonda crisi per tutti gli Stati Uniti, sembrava il
candidato "perfetto". Malgrado il ricordo, non freschissimo ma
ancora ingombrante, lasciato a Pennsylvania Avenue da un altro
texano, anche se d'adozione, come George W. Bush.
Quello che non avevano previsto i molti analisti (compreso chi
scrive) che pronosticavano una cavalcata da front-runner di Perry
verso la nomination, però, è arrivato subito dopo i fasti
sondaggistici dell'estate, con i primi dibattiti televisivi. Perry
è sembrato immediatamente non all'altezza della situazione. Pigro,
svogliato, quasi incapace di reagire agli attacchi degli altri
candidati. Un mistero, per chi ne apprezzava le doti da
comunicatore affinate in tanti anni di carriera politica senza mai
una sconfitta elettorale al passivo. Invece di migliorare con il
passare del tempo, poi, le performance televisive di Perry sono
addirittura peggiorate, fino ad arrivare al punto-di-non-ritorno
del celebre "oops" che ha fatto il giro del mondo
azzoppandone definitivamente la candidatura.
Dopo aver toccato il fondo, per la verità, Perry sembrava
essersi ripreso, almeno in parte. Ma nonostante ogni sforzo, anche
economico, il governatore del Texas non ha mai riacquistato il
momentum perso a settembre, malgrado gli altri sfidanti
conservatori di Romney continuassero ad alternare impennate
poderose a tracolli istantanei. Dopo la mediocre prestazione in
Iowa, molti avevano pronosticato un ritiro anticipato di Perry
dalla corsa. Ma il suo orgoglio lo ha spinto a ritentare il surge,
saltando a pie' pari il New Hampshire per giocarsi tutto in South
Carolina.
Oggi, alla vigilia delle consultazioni nel Palmetto State, Perry
ha dovuto prendere atto di come la speranza di una rimonta fosse
ormai svanita. Nella media dei sondaggi RCP il governatore era
malinconicamente quinto (e ultimo) dietro a Romney, Perry, Santorum
e Paul. E ha scelto di fare la cosa giusta.
Invece di uscire dalla contesa umiliato e con le ossa a pezzi,
Perry ha deciso di ritirarsi per appoggiare l'unico candidato in
grado di opporre una qualche residuale forma di resistenza alla
ormai sempre più probabile vittoria di Mitt Romney. Escluso Ron
Paul (a causa di una visione del tutto incompatibile sulla politica
estera) ed escluso Rick Santorum (dal quale troppe cose lo
dividono), l'unica alternativa restava il buon vecchio Newt
Gingrich. "La campagna di Perry è finita - scriveva ieri Erick Erickson su RedState.com - Ma potrebbe
finire con un acuto inaspettato, aiutando il fronte conservatore a
ritrovare l'unità in funzione anti-Romney, come nessun altro è
riuscito a fare finora. Rick Perry potrebbe essere il catalizzatore
ed il kingmaker che molti hanno cercato invano. Perry è arrivato
fino a questo punto spinto dalla sua fede e dai suoi
principi. Ha combattuta una battaglia giusta, ma non ha dimenticato
quello di cui ha bisogno la sua nazione. Ora si trova di fronte ad
una scelta: o abbandona dopo il voto di sabato, senza il capitale
politico che un endorsement potrebbe garantirgli; oppure prova a
sparare l'ultimo colpo per provare a salvare il movimento
conservatore".
Perry ha scelto di sparare il suo "ultimo colpo". E adesso la
scelta passa ai conservatori della South Carolina, che hanno una
possibilità concreta - l'ultima - di votare compatti per frenare la
corsa di un moderato del New England verso la nomination. La loro
ultima spiaggia si chiama Newt Gingrich. In caso contrario, anche i
più scettici tra gli elettori del GOP farebbero meglio ad abituarsi
a Mitt Romney.