Aspettative
di
Andrea Mancia
| 13 gennaio, 2012
| 0 commenti
|
Nei commenti a un suo post, Francesco Costa sostiene (citando i numeri
riportati dal Los Angeles Times) che i dati del
fundraising di Obama nel quarto quadrimestre del 2011 sono
"belli belli come i precedenti". E si tratta di numeri ottimi, per
carità. Ma, come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli.
Intanto bisognerebbe far notare al LAT come la somma tra "42" (i
milioni di dollari raccolti da "Obama for America") e "24" (quelli
raccolti dal Democratic National Committee) è "66" e non "68" come
scritto dal quotidiano liberal californiano. Poi, siamo
sicuri che la somma raccolta dal DNC sia del tutto ascrivibile allo
sforzo per la rielezione del presidente? Non sarà, come pensa il
sottoscritto, che una parte di questo denaro debba essere
necessariamente utilizzato per le elezioni di Camera e Senato?
E ancora: né Costa né il LAT scrivono che il dato del quarto
quadrimestre è inferiore a quello del terzo. Proprio come il dato
totale del 2011 - quasi 250 milioni di dollari - è inferiore (e non
di pochissimo) a quello ottenuto nel 2003 da George W. Bush
(l'ultimo incumbent a correre per la Casa Bianca), che
aveva raccolto 273 milioni.
Infine, perfino i mezzi d'informazione non vicini (anzi, di più) alla destra americana spiegano come i
250 milioni raccolti da Obama nel 2011 rendano praticamente
irraggiungibile il traguardo complessivo del "miliardo di dollari"
sbandierato da molti esponenti del Team O all'inizio della campagna
elettorale (e adesso bollato come "bullshit" dal
campaign manager Jim Messina).
E', ancora una volta, una questione di aspettative. Come fa
notare Glenn Thrush su The Politico, gli uomini di Obama - che nel
2004 erano stati abilissimi nella "gestione delle aspettative"
("masters at managing expectations") a danno di Hillary
Clinton - sembrano oggi destinati a ripetere i gravi errori
commessi a suo tempo dai loro avversari. Ma non vi illudete: questo
sul Los Angeles Times non lo leggerete mai. Figuriamoci su Il Post.