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La strana coppia

Siamo soliti definire una coppia "strana" quando i due componenti non hanno nulla, ma proprio nulla, in comune. La coppia di cui vi voglio parlare non è però strana al 100%. Loro, Gianni Alemanno e Roberto Formigoni, due storie diverse, due ideali diversi, due carriere politiche diverse. Il primo, storico componente di Msi prima e An poi, nato e cresciuto con un cultura di destra si è poi avvicinato alle idee più moderate nel Pdl. Il secondo, cattolico, ciellino doc, ex, ma non troppo, democristiano è passato dal centro al centrodestra. Uniti sotto la stessa bandiera, sotto lo stesso leader, ma con posizioni differenti. Cosa hanno in comune? Lui, Silvio Berlusconi. Se è stato proprio lo stesso presidente del consiglio ad unirli potrebbe essere sempre lui la causa di possibili litigi. Uno presidente della regione Lombardia, l'altro sindaco di Roma, ma entrambi con un occhio rivolto alla politica nazionale e alla successione di Silvio B.

Roberto Formigoni propone costantemente primarie subito per il Pdl, soprattutto adesso che secondo lui il voto potrebbe essere anticipato al 2012, aprire al dialogo con l'UDC di Casini per costruire insieme a lui ed Alfano la sezione nazionale del Partito Popolare Europeo. Qualcuno ha parlato di nuovo CAF (dopo Craxi-Andreotti-Forlani, ecco Casini-Alfano-Formigoni) e qualcun'altro di nuova DC. In questo caso le primarie servirebbero anche a scegliere il possibile candidato premier e Formigoni ha già una solida base di voti grazie a CL e al sostegno di personalità importanti del partito come Maurizio Lupi. Partirebbe svantaggiato, chiaramente. Alfano è più popolare del governatore lombardo e da segretario del Pdl sta sicuramente acquisendo prestigio, per questo Formigoni ha scelto una strategia ben chiara: dare un segnale di discontinuità, interrompere il periodo degli yes man di SB e lanciare costantemente duri attacchi al governo, che invece Angelino Alfano difende, giustamente dato la posizione che ricopre. Due percorsi diversi, ma non sono gli unici.

Torniamo infatti a Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma è uno degli ex colonnelli finiani che non hanno seguito il presidente della Camera in Futuro e Libertà, ma sono rimasti fedeli al progetto Pdl. Da sempre ostile alla Lega Nord, per ovvi motivi geografici, è uno dei maggiori sostenitori dell'alleanza con l'UDC, proprio come Formigoni, ma non vuole assolutamente sentir parlare di nuova DC o nuovo CAF. Le cose da prima repubblica non gli interessano e non vuole lasciare la sua immagine di alfiere della destra moderna portando avanti ancora i suoi ideali di nazione e merito, per questo ha duramente attaccato Nicole Minetti in uno dei suoi ultimi interventi pubblici, sostenendo di non voler più figure simili nelle istituzioni. Peccato si sia dimenticato che anche sua moglie sia stata eletta nel listino bloccato senza aver fatto nessuna gavetta, ma questa è un'altra storia.

L'asse Alemanno-Formigoni ha tenuto banco tutta estate, un'alleanza tra Milano e Roma per la dura battaglia contro la manovra economica che ha colpito specialmente gli enti locali e contro lo strapotere leghista, infatti al Consiglio Nazionale di inizio Luglio si è parlato di patto anti-padano tra i due leader.

Quindi loro, con due storie così lontane si ritrovano più che mai vicini proprio ora che sono in attesa del momento più importante, l'occasione più grande per la loro carriera politica.

E poco importa chi vincerà, se vincerà uno dei due o se sarà Alfano o chi per lui, quello che importa è che nel Pdl si cominci a intravedere una nuova classe dirigente, costituita da persone giovani e pensanti, non più al servizio dell'unico leader, ma in grado riportare il Popolo della Libertà sulla rotta iniziale, cioè quella del grande partito liberale di cui necessita questo paese, perché un Pdl nelle condizioni attuali non è più votabile e andrebbe verso una netta sconfitta elettorale.

Meno Stato, più società. Lo slogan chiave del 94 che segnò l'inizio di Berlusconi deve fungere da punto di riferimento anche per la nuova era del centrodestra. Non più governi semi-socialisti, ma riforme coraggiose fatte da gente coraggiosa, solo così si potrà arrivare al prossimo voto con la possibilità che il centrosinistra non torni a governare il Paese, un Paese che ha bisogno di uno Stato moderno che faccia meno, molto meno, ma bene, molto bene. Ora fa troppo e male.

I preferitiset29

I preferiti

Pubblichiamo l'audio di Giorgia Meloni che su Radio 2, a un Giorno da Pecora, spiega a tutti che Tocqueville è il suo blog preferito. Anzi, puntualizza: "un aggregatore di blog".

Grazie. Per la citazione e per la precisione. Dimostra che anche a destra c'è chi guarda e capisce la rete. Anche lei è tra i nostri ministri preferiti. Non da oggi.

 

 

Meet TRNset28

Meet TRN

Se a qualcuno di voi venisse l'insana idea di incontrare i gestori di questo blog, sappiate che nel prossimo weekend saranno particolarmente attivi in giro per il belpaese.

Venerdì, Simone Bressan interviene alla Scuola di Formazione della Fondazione Craxi ad Orbetello e, assieme ad ospiti molto più illustri di lui, discuterà di Web e Consenso. Modera Vittorio Macioce.

Andrea Mancia, invece, preferisce il fresco di Riva del Garda dove sarà presente Sabato e Domenica per la tradizionale Blogfest.

Sabato mattina arriva anche Simone, così sarà possibile scattare una simpatica foto ricordo con i vostri blogger preferiti alla modica cifra di €99 più spese di spedizione (dei blogger a casa vostra).

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Obbrobrio giuridico

L'ultima vicenda processuale di Berlusconi mi fa venire in mente un caso che tempo fa ho letto in La Fabbrica degli Errori, di Mauro Mellini (Edizioni Koinè): dopo una lite furibonda tra due fratelli, uno dei due scomparve, e l'altro venne condannato per omicidio ed occultamento del cadavere. Senonché dopo qualche tempo il morto si presentò vivo e vegeto, e si capì che era scomparso proprio per fare un dispetto al fratello e metterlo nei guai.

Questo era un esempio di errore giudiziario clamoroso, anche perché i giudici erano convinti dell'omicidio "oltre ogni ragionevole dubbio", nonostante la difesa avesse presentato un testimone che affermava di avere visto vivo quello che avrebbe dovuto essere morto. Il testimone che "aveva osato" andare contro il teorema dei magistrati era stato inoltre condannato per falsa testimonianza.

Come rileva Mauro Mellini, non si fece nulla per modificare le regole procedurali del processo e per cercare di evitare che le persone venissero incarcerate come omicide mentre i cadaveri se ne vanno in giro per il paese vivi e vegeti. Quel caso clamoroso portò ad emanare una norma che, bontà sua, riconosceva all'omicida la revisione del processo per non aver commesso il fatto.

E' con un simile sistema processuale che si svolgono i processi a Berlusconi. In quello che attualmente colora le prime pagine dei girnali in un primo momento il premier era stato chiamato a testimoniare in qualità di vittma di un ricatto. Com'è noto, Berlusconi si è rifiutato di andare a testimoniare in quanto non gli era concesso di presentarsi accompagnato dai suoi avvocati.

Nel momento in cui il processo avrebbe dovuto essere trasferito gli inqurenti hanno tirato fuori dal cilindro l'iscrizione nel registro degli indiagati di Berlusconi, ribaltando gli eventi. Non è più Berlusconi la vittima di un ricatto, ma è un corruttore di testimoni, in quanto avrebbe indotto Tarantini, il suo ex ricattatore, a testimoniare il falso.

Il cambio di posizioni processuali è avvenuto proprio in concomitanza con la notizia del probabile trasferimento del processo, e non in occasione della scoperta di nuovi elementi che hanno consentito di trasformare la vittima in un colpevole.

Ora, delle due l'una: o gli inquirenti non hanno in mano gli elementi necessari per iscriverlo nel registro degli indagati, ed allora l'iscrizione nel registro degli indagati è una mossa per tenere il processo nelle proprie mani e per continuare ad "indagare per cercare qualcosa su cui indagare", in una vera e propria forma di persecuzione giudiziaria, abuso di potere ed attacco alle istituzioni, oppure i magistrati avevano già in mano gli elementi per accusare Berlusconi, e allora hanno cercato di interrogare senza la presenza del suo avvocato una persona che è già indagata anche se (dolosamente) non ancora iscritta nel registro degli indagati, e di nuovo si può parlare di persecuzione giudiziaria, di abuso di potere e di attacco alle istituzioni.

In un paese serio i giudici di Napoli sarebbero radiati e processati per alto tradimento.

Senza arrabbiarsiset27

Senza arrabbiarsi

Non se ne abbia a male il sindaco di Roma, ma non troviamo alcuna differenza tra il consigliere regionale Nicole Minetti e il consigliere regionale Isabella Rauti. Una sta nel listino perché ce l'ha messa Silvio Berlusconi, l'altra perché l'ha indicata Gianni Alemanno. Che poi tra a dividerle ci stiano storie di vita privata e impegno pubblico completamente diverse, questo è un altro paio di maniche.

La sostanza è che sono due consiglieri regionali nominati e che non si può criticare la nomina di una senza porsi un dubbio sull'indicazione dell'altra.

Per i parlamentari è la stessa cosa. Che differenza c'è tra Marianna Madia, Domenico Scilipoti e, che so, Elvira Savino? Tutti in Parlamento senza un minimo di vaglio elettorale, senza passare per il via.

C'è qualcuno, tra i politici di oggi, che può alzare il ditino contro qualcun'altro ed ergersi a difensore dei principi democratici e meritocratici di questo partito e di questo paese? Forse sì. Se, però, la sua compagna fa il consigliere regionale senza aver preso uno straccio di preferenza diventa un problema di credibilità.

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Agenda Bagnasco

Siccome ognuno interpreta il discorso di Bagnasco un po' come gli pare, io ci terrei a dire che lo condivido. Tutto. Dalla "questione morale" che riguarda evidentemente Berlusconi e i suoi comportamenti privati, ai metodi di indagine e di divulgazione degli stessi. E' la lettura corretta: c'è un problema nei comportamenti di Berlusconi (che sono privati ma assumono una dimensione pubblica incomprimibile) e c'è una distorsione evidente nell'uso delle intercettazioni e nella loro divulgazione.

La partigianeria politica ha impedito a tutti di guardare con spirito critico a questa condizione che richiama nei modi e nei tempi la genesi di Tangentopoli. Un sistema politico corrotto e deviato e un sistema giudiziario che spinto dalla piazza si è lanciato ben oltre il proprio mandato e i propri compiti.

Semplice buonsensoset26

Semplice buonsenso

Se affermi l'ovvio in questo paese c'è il rischio che ti prendano per matto. Renato Brunetta ha detto una cosa banale: perché la Pubblica Amministrazione deve obbligare il cittadino a produrre certificati che lo Stato, a vario titolo, ha già in casa? Credo si tratti di un principio che andrebbe sancito in Costituzione. Perché devo produrre un certificato di regolarità contributiva? Interroga l'INPS e l'INAIL e chiedi se ho pagato. Credo che con un Pc e un collegamento internet si possa fare in dieci minuti. Invece no: file agli sportelli, scadenze da rispettare, rinnovi e proroghe da chiedere. Costi non monetari di uno stato che ormai si è trasformato in una straordinaria forza ostile al ceto produttivo.

Alla sinistra quel che dice Brunetta piace poco. Forse perché lo dice Brunetta o forse perché Brunetta si spinge sempre al limite e cita l'inutilità del certificato antimafia. Stiamo parlando di un fondamentale pilastro della lotta alla malavita organizzata che ha permesso allo Stato, rimanendo alle parole di Giancarlo Galan, di arrestare addirittura un mafioso (uno!) che si era dimenticato dell'entrata in vigore della norma. Date queste premesse, io sono ancora qui a chiedermi cosa stiamo aspettando ad abolire norme che complicano la vita ai cittadini senza alcun beneficio per la collettività.

A meno che complicare la vita alla gente non sia il vero vantaggio della sinsitra che oggi si straccia le vesti. Contro Brunetta e non contro il DURC.

Il tunnelset24

Il tunnel

Siccome si sono auto-attribuiti la patente di quelli "seri" e siccome quando hanno provato a governare (per due anni scarsi) lo hanno fatto sulla base dell'efficace slogan "la serietà al governo", devono dare ogni secondo che passa l'idea di essere assolutamente sul pezzo.

Capita così che in un tranquillo sabato di un non così tranquillo settembre fatto di spread alle stelle e downgrade Standard&Poor's, la sinistra italiana si trovi mobilitata contro un ministro dell'Istruzione scivolato su un errore da penna rossa. Mariastella Gelmini, commentando la scoperta che se confermata dimostrerebbe la possibilità di superare la velocità della luce, si è lasciata andare ad un fumoso e poco simpatico: "Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro".

Non c'è, come è facilmente intuibile, nessun tunnel fisico di 800 chilometri che collega Svizzera e Abruzzo (altrimenti sai che flussi di capitali) e la gaffe ministeriale ha dato il via ad un vero e proprio tormentone online a colpi di sfottò. Divertente, fintanto che rimane un giochino limitato alla rete. Quando però le agenzie vengono inondate di comunicati stampa di tali Ghizzoni e Puglisi (PD), dell'Unione degli Universitari, di Flc Cgil o dei Giovani Pdci capisci con chiarezza di non vivere in un paese serio.

E non per colpa di un Ministro dell'Istruzione (o più probabilmente di un errore dell'ufficio stampa) ma perché quelli che oggi vorrebbero rappresentare l'alternativa al governo in carica hanno dimostrato una volta di più di non essere all'altezza. Occupandosi di sciocchezze da strumentalizzare con poco sforzo e dimenticandosi che,magari, il paese reale avrebbe bisogno di proposte e soluzioni.

Diciottenniset21

Diciottenni

Ma i diciottenni italiani sono più scemi dei tedeschi e dei francesi? Leggo critiche buffe a una proposta di buon senso. La legge costituzionale che stanno votando in Parlamento non prevede di trasformare Montecitorio in una consulta giovanile. Prevede solo di stabilire il principio per cui, se sei considerato abbastanza maturo per votare, devi essere considerato anche in grado di presentarti al giudizio degli elettori e, se del caso, essere eletto. Funziona così più o meno ovunque in Europa. O mi volete dire che gli italiani sono più tonti dei coetanei olandesi, spagnoli, inglesi e così via? Da noi a 18 anni puoi essere sindaco di Milano, presidente della Regione Lazio, ministro della Repubblica: è una bislaccheria che ti sia proibito per legge costituzionale di candidarti in parlamento. Se hai 90 rischi di essere troppo rincoglionito per stare in parlamento, ma la costituzione non ti vieta l'ingresso. Perché c'è sempre la possibilità di un'eccezione. Ps. Giovanardi sostiene: "S'è mai visto Santa Romana Chiesa fare vescovi dei seminaristi?". Direi che forse la Chiesa è meglio lasciarla perdere: Leone X de' Medici fu nominato cardinale a 14 anni, mentre era in seminario a Siena e fu eletto Papa senza nemmeno essere prete. KrilliX non è un'esperta: è solo un esempio che mi viene in mente guardando la serie tv sui Borgia.

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Come vincere ancora

Cortina non è filosoficamente il massimo per lanciare la costituente di un partito "popolare". Però è una tradizione del Pdl Veneto e ogni anno, qui, si gettano le basi della stagione politica che verrà. E' stata una tre giorni certamente ricca di contenuti, probabilmente l'unico vero appuntamento politico del centrodestra nazionale, considerato che la scuola di formazione di Gubbio non esiste più e che Atreju è un gran bell'happening ma è pur sempre lo spazio dedicato al movimento giovanile.

Contenuti, dicevamo. Tanti, finalmente. Apre Sacconi il venerdì e chiude Alfano la domenica. Nel mezzo Brunetta, Frattini, Gelmini, Quagliarello e tanti altri. Non si può parlare di Pdl senza parlare di Berlusconi però va notato come per la prima volta si siano sentiti discorsi che guardano esplicitamente oltre.

Occorre evitare la sindrome tipica dei momenti di difficoltà e superare la tentazione di mettere la testa sotto la sabbia. Un problema c'è: di consenso, di rapporto con la società civile, di incisività dell'azione di governo. C'è anche un gigantesco problema di comunicazione, soprattutto su internet. Questo partito, insomma, è tutto meno che in salute.

Il malato lo conosciamo e parte della sua malattia si chiama Silvio Berlusconi. Perché è un bersaglio facile da colpire e perché qualche errore macroscopico lo ha commesso in prima persona, esponendo sé stesso, il governo e il centrodestra intero a rischi che non era salutare prendersi. Pensare di sostituirlo è realistico, pensare di buttare a mare tutto è autolesionismo puro. C'è un'eredità evidente di questi anni che rappresenta un sostanziale passo avanti nella traiettoria zigzagante che spesso ha assunto questo paese. Innanzitutto l'idea che il Premier venga scelto dagli elettori, in secondo luogo il rafforzamento di un modello in cui le coalizioni si decidono prima delle elezioni e non dopo.  In termini di governabilità effettiva questo ha fatto sì che nella legislatura 2001-2006 ci sia stato un solo capo del governo e che in quella successiva - stabilita l'impossibilità per il vincitore di governare - si sia scelto di andare ad elezioni anticipate e di non ricorrere a governi e presidenti del consiglio non legittimati dalla volontà popolare. A chi rinfaccia gli scarsi risultati concreti ottenuti da questi esecutivi, bisognerebbe ricordare che una cosa è garantire una governabilità accettabile, altro è il livello della nostra classe dirigente.

E su questo livello dobbiamo porci l'interrogativo più grosso. Chi rappresenta il partito, sul territorio così come in Parlamento, quasi mai ha passato un minimo vaglio di consenso popolare. Uomini e donne che si sono visti paracadutati in ruoli apicali senza avere il benché minimo riscontro del potere che veniva loro attribuito o, ancora, perfetti sconosciuti con un seggio in parlamento soltanto perché amici di tizio o parenti di caio. Avviene anche negli altri partiti, sia chiaro, ma diciamo che nel Pdl questa pratica ha raggiunto esacerbazioni non più accettabili. A Cortina, con toni diversi, si è sentito questo. Ricette giuste per rivitalizzare un partito in evidente debito di ossigeno. Per colpa del suo leader, ma non solo.

Lo snodo che deciderà se riusciremo a rappresentare il riferimento dei tanti moderati silenziosi che ancora rappresentano la maggioranza di questo paese è tutto nella capacità di pensare un progetto che vada oltre Berlusconi. Senza abiure o improbabili prese di distanza fuori tempo massimo ma con la convinzione che occorra pensare in grande, darsi delle regole e rispettarle, introdurre meritocrazia e democrazia interna e ripartire dal nocciolo di ogni questione: crediamo negli individui prima ancora che in tutte le sovrastrutture che li circondano. Lasciamo ai nostri uomini e alle nostre donne la possibilità di scegliersi leader, dirigenti e linea del partito. Altrimenti quella dei moderati al governo rimarrà una parentesi infruttuosa della storia di questo paese, destinata a morire con la fine ormai segnata di Silvio Berlusconi.

A Cortinaset15

A Cortina

Mi trasferisco per qualche giorno a Cortina e, virtualmente, su questo sito per seguire dal vivo uno dei principali eventi politici di Settembre.

Pare ci saranno praticamente tutti: un po' ministri, il segretario politico e, ragionevolmente, la base veneta del partito.

Ci risentiamo quando torno, anche per capire che partito sarà!

Una ferita nell'anima

Ogni undici settembre è la stessa storia. Chi viene su un sito come questo si aspetta di trovare certamente un ricordo, magari un'analisi, due righe di commento su come sono stati questi dieci anni, su cosa è cambiato. Impossibile. Ragionare e applicare categorie razionali all'undici settembre è un'impresa fuori dalla nostra portata. Si riapre, puntualmente, quella ferita mai rimarginata del tutto, quel senso di impotenza e quelle certezze che crollano, quei sogni infranti alla velocità, lenta e inarrestabile, di due aerei che abbattono due torri.

Questo articolo ha avuto almeno tre attacchi diversi. Tutti cestinati, in una gigantesca sindrome da foglio bianco che ogni undici settembre ci attanaglia e ci riconsegna lo sguardo perso nel vuoto di quel primo pomeriggio, quando l'America si è svegliata guardando negli occhi il suo incubo peggiore. Ma perché, quindi, forzare sé stessi e i propri sentimenti per provare quantomeno a buttare giù due righe? Perché rischiare di apparire banali o scontati quando tutto quello che si cerca è un ricordo sincero e non strumentale? La risposta l'ha data Oriana Fallaci con una delle sue frasi migliori: "Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre".

E così, nell'Europa assuefatta al politicamente corretto e in quest'Italia troppo impegnata a discutere delle bassezze della sua classe dirigente, ci ritroviamo con uno dei principali settimanali italiani, quell'Espresso patria e rifugio della sinistra resistente pronta a governare, che per celebrare i dieci anni dal crollo delle Twin Towers sceglie di regalare ai suoi lettori un dvd che spiega perché un attentato, a New York, non c'è mai stato. Ologrammi, forse la Cia, certamente Bush: ma niente aerei dirottati, pochi morti (degli ebrei che non vanno a lavorare quel giorno, vogliamo parlarne?), demolizione controllata delle torri e un set cinematografico degno di James Cameron.  E' per questo motivo e per questi signori che abbiamo il dovere di ricordare, anche a costo di risentire quel dolore, di riprovare quel senso di sconforto.

Non c'è dubbio che l'amore sterminato per gli Stati Uniti ci faccia percepire questa tragedia in modo particolare. E non c'è dubbio che i sentimenti contrastanti che l'America suscita facciano diventare questa giornata un momento, uno dei tanti, in cui diventa naturale interrogarsi sul senso profondo di quella bandiera a stelle e strisce. Con la stessa naturalezza con cui Giulietto Chiesa violenta la verità dei fatti e insulta migliaia di morti innocenti sull'altare dell'estremismo islamista, noi dobbiamo ribadire oggi, a costo di apparire naif, tutto quello che gli Stati Uniti hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno per noi. Una terra di opportunità e libertà, sogni realizzati e occhi pieni di speranza. Un paese con contraddizioni pari solo alla sua capacità di accogliere e declinare meglio di chiunque altro il concetto di democrazia, di uguaglianza, di possibilità di riuscire anche dopo aver fallito. Valori radicalmente contrari al mondo immaginato dai pasdaran islamici e dai loro fiancheggiatori ideologici europei, quelli dell'uguaglianza in punta di sacre scritture e quelli dell'uguaglianza imposta per legge. In un gioco di specchi sul filo del paradossale si sono spesso ritrovati fianco a fianco a combattere la loro battaglia contro il sogno americano.

Troppo poco. Perché il sogno americano non finisce con due torri tirate giù né si indebolisce per qualche documentario pieno di tesi strampalate e di scientifiche omissioni. Ogni volta che ci hanno provato, da Pearl Harbor all'undici settembre, si sono ritrovati davanti una nazione che non è stata mai una fredda somma di popolazioni diverse, quanto più un luogo dell'anima capace di affascinare uomini e donne di etnie, religioni e tendenze politiche diverse.

Ai complottisti e agli anti-americani di professione non abbiamo nessuna voglia di rispondere, regalando loro una legittimazione che non hanno. A tutti quelli che, ieri, oggi, domani, sono passati di qui per sentire cosa avevamo da dire sull'undici settembre, possiamo assicurare che non dimenticheremo mai così come non rinunceremo mai a riconoscere in quella bandiera un simbolo universale di libertà e democrazia. Le ferite, alla lunga, si rimarginano e lasciano solo qualche fastidiosa cicatrice. Quando però il dolore è più profondo, diventa difficile porvi rimedio. Le ferite dell'anima e le loro cicatrici non si possono cancellare e non si possono dimenticare senza correre il rischio di rinunciare alla propria libertà e ai propri sogni. I nostri, ancora per molto, saranno a stelle e strisce.

10 anni, dieci anni fa

11 settembre 2001. Dieci anni, una semplice giornata d'estate, in testa un po' di sole e un sacco di tempo libero da riempire con gli amici. Da lì a poche ore,  a New York, sarebbe cambiata per sempre la storia e la percezione degli eventi. Tutti ricordando con enfasi cosa stavano facendo in quegli istanti. Io ero seduto davanti alla televisione, sembrava un film. Una torre che crolla, senza spiegazioni, lacrime di giovani, adulti, bambini che gridano per le strade come impazziti. Surreale eppure drammaticamente reale, quello squarcio che si apriva in tv stava sfregiando per sempre una città che quelli come me avevano visto soltanto in tv, in qualche film o grazie a qualche documentario.

Ero un bambino cresciuto con il mito di Hollywood, i cartoni animati Walt Disney, i programmi tv al pomeriggio. Internet ancora non aveva pervaso le nostre vite e gli Stati Uniti erano più un luogo immaginario che una proiezione reale, quasi un castello di Aladdin.

Difficile capire le immagini che scorrevano sullo schermo. Quasi spaventato cercai, invano, di cambiare canale; la televisione non era d'accordo. Lei si era abituata a quelle immagini, io no. Io cercavo di vedere qualcosa di diverso, lei no. Tutti i canali che conoscevo trasmettevano le stesse scene: lo schianto, lo scoppio, il dolore, le lacrime. Non rimaneva che assuefarsi ad un film troppo crudo per essere vero.

Lì, però, non c'erano persone pronte a recitare una parte. Era tutto vero. Ci misi un poco per capirlo, perché tanta brutalità, a dieci anni, è davvero incomprensibile. 

Una lacrima mi percorse il viso quasi come un riflesso inconsapevole, un misto tra tristezza e paura. Mia madre si mise accanto a me quando si accorse che anch'io iniziavo a credere che tutto fosse reale. Una sua carezza e capii di essere al sicuro. Al sicuro da un mondo che stava impazzendo e esternava il peggio di sé stesso, senza un motivo. Pensai di essere al sicuro, e pensai che a New York i bambini come me non lo erano. Alcuni di loro trovarono la morte in quelle torri, altri videro la loro vita sconvolta per sempre. Magari sarebbero potuti diventare stelle di Hollywood oppure grandi giocatori di basket o invece delle semplici persone in cerca di un lavoro.  Otto bambini persero la vita in quel giorno, e più di un migliaio non vide tornare a casa i loro genitori.

Morirono in 2974. Persone normali, uscite di case e mai più tornate. Uomini e donne che non avrebbero mai più apprezzato la bellezza di un raggio di sole, di una serata con gli amici, di una giornata al mare. A dieci anni pensi a New York come al simbolo della felicità e delle opportunità. Poi ti svegli una mattina e l'odio fa crollare le tue certezze. Never Forget.

Americani a intermittenza

Dieci anni dopo. La ricostruzione sta procedendo spedita, si inaugura il 9/11 memorial museum, e ci dicono che Bin Laden sia a far compagnia ai pesci, dopo averla fatta ai ratti. Tutto bene? No. Tutto bene mai, in questa occasione, a parere di chi scrive. Parere personale, ovviamente, ma ci sono ferite che non si rimarginano ed è giusto che non lo facciano; che se ne infischiano degli anniversari, a cifra tonda o meno; che hanno una funzione ciclicamente catartica ben precisa. Scars remind us where we've been, not where we're headed to: le cicatrici ci ricordano dove siamo stati, non dove siamo destinati ad andare. Trovo questo aforisma profondamente vero, ma proprio perché lo faccio mio, non sopporto chi lo interpreta traducendolo in "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce 'o passato".

I nostri eroi

Quando fu chiaro che moltissimi vigili del fuoco avevano perso la vita nel crollo delle torri gemelle, pur avendo ritrovato solo i corpi di pochi di essi, e pur sapendo che difficilmente si sarebbe più ritrovato alcunché della maggioranza di essi, l'amministrazione Giuliani si trovò di fronte al problema di dover sopperire alla loro mancanza, nei ranghi del FDNY, in un momento drammatico. Si decise, con la morte nel cuore, di procedere alla promozione di un cospicuo numero di vigili superstiti, che andassero a prendere il posto dei loro fratelli caduti nel tentativo di salvare vite umane innocenti, nella consapevolezza che questo sarebbe stato ciò che avrebbero voluto coloro che non c'erano più. Questo è il discorso tenuto domenica 16 settembre 2001 dal sindaco Rudolph Giuliani alla cerimonia di promozione nel dipartimento Vigili del fuoco di New York.

"Siamo qui riuniti all'indomani dei funerali di tre leggende dei vigili del fuoco: il capo Ganci, il primo viceassessore Feehan e il nostro amato padre Mychal Judge. Qualcuno si chiederà il perché di queste cerimonia, di queste promozioni, dopo tali devastanti perdite. La risposta è chiarissima: sarebbero proprio i morti e i dispersi, se potessero, a chiederci di andare avanti per la nostra strada. In questo dipartimento hanno investito la vita e l'amore, per questo dipartimento hanno dato la vita. Ed è con un profondo senso di responsabilità nei confronti della loro memoria che dobbiamo andare avanti.

Voglio che sappiate che le preghiere di ogni newyorchese, e credo di ogni americano, sono con voi. La vostra disponibilità di andare avanti intrepidi nella più difficile delle circostanze è un esempio per tutti noi. Il nostro e il vostro cuore è spezzato, non v'è dubbio, ma continua a battere forte, molto forte. La vita andrà avanti, sia per la città che per il dipartimento. Abbiamo un lavoro importante da svolgere oggi, domani, nei mesi e negli anni che ci aspettano.

Winston Churchill, leader della Gran Bretagna devastata dai bombardamenti tedeschi durante la battaglia d'Inghilterra, disse una volta : «Il coraggio è giustamente considerato la prima qualità dell'uomo perché è la qualità che garantisce tutte le altre».

Null'altro può veramente accadere senza il coraggio. E non vi è esempio migliore del coraggio dimostrato dal dipartimento dei Vigili del fuoco della città di New York.

Nell'ultimo grande attacco all'America, quello di Pearl Harbor, le prime vittime furono gli uomini della marina degli Stati Uniti. Indossavano un'uniforme, come voi. In questa guerra le prime, gravi perdite sono state subite dal dipartimento dei Vigili del fuoco di New York. La marina fece quadrato, reagì e vinse la battaglia delle Midway invertendo in tal modo l'esito della guerra nel Pacifico, dopo le gravissime perdite subite. Oggi si formano i nuovi ranghi del dipartimento dei Vigili del fuoco di New York, e mi vengono in mente le nomine a ufficiale sul campo di battaglia in tempo di guerra.

Quand'ero bambino avevo uno zio, fratello minore di mia madre, che faceva il vigile del fuoco a Brooklyn. Questo zio un giorno rimase gravemente ferito cadendo da un'autoscala lanciata a tutta velocità sul posto di un incendio, rivelatosi poi un falso allarme. Si fratturò entrambe le gambe e per qualche giorno si temettero anche lesioni alla spina dorsale che lo avrebbero condannato alla sedia a rotelle.

Quando mia madre l'andava a trovare al Kings County Hospital mi portava con sé. Soffriva terribilmente, lo zio, ma ricordo ancora che ci diceva di voler tornare al lavoro. Era quel pensiero a fargli sopportare il dolore, a sostenerlo. Ci raccontava di quanto amava il suo lavoro e, anche se avevo solo cinque o sei anni, lo capivo perfettamente. Un uomo che si era rotto le gambe, e forse anche la schiena, voleva a tutti i costi tornare al lavoro che amava. E così avvenne. Lo zio fece una lunga carriera nei vigili del fuoco, rimase ferito altre due volte e andò in pensione con il grado di capitano. E' stato uno dei miei primi eroi.

Voi siete tutti miei eroi. Lo siete da quando ero piccolo e dal giorno in cui sono diventato sindaco di New York. Mi si spezza il cuore al pensiero di dover aggiungere tanti nomi, chissà quanti, a quelli presenti sul muro eretto in memoria dei vostri caduti. Avevo sperato che non ce ne sarebbero stati più.

Dai nostri cuori a pezzi dobbiamo trarre la determinazione a rendere questa città ancor più sicura, a dimostrare a quei vigliacchi che hanno cercato di struggere lo spirito dal quale siamo animati che, anche se ci hanno portato via alcune tra le nostre vite più preziose, non ci hanno certo tolto questo spirito.

Lo spirito della democrazia è più forte di questi terroristi vigliacchi. I paesi che vivono sotto l'impero della legge accettano le regole democratiche e rispettano e tutelano la vita umana come la rispettano e la tutelano i pompieri di New York. E' questo che vogliamo. E' il futuro che vogliamo per i nostri figli, quello che vogliamo per il resto del mondo. E' questo che l'America ha sempre voluto. Ed è questo che voi rappresentate, ponendovi da esempio all'America.

Vi chiedo quindi di alzarvi in piedi per unirci in un applauso in onore degli uomini che avete perso e di quelli che ancora cerchiamo.

Moltissime grazie, Dio vi benedica tutti".

2011, 9/11

Questa poesia fu scritta da un anonimo nei giorni successivi l'11 settembre 2001, quando non si era ancora certi del numero delle vittime degli attentati, e si pensava fossero più di 4.000. E' stata pubblicata sul libro di Peggy Noonan dal titolo "A heart, a cross and a flag".

 

Two Thousand One, Nine Eleven

Two Thousand One, Nine Eleven

Four thousand plus enter heaven.

A bearded man with stovepipe hat

Steps forward saying, "Let's sit and chat".

 

They settle down in seats of clouds

And a man named Martin shouts our proud

"I have a dream !" And once he did,

The Newcomers said, "your dream still lives".

 

Groups of soldiers in blue and gray

Others in khaki, and green and say

"We're from Bull Run, Yorktown, the Maine".

And the Newcomers said, "You died not in vain".

 

From a man on sticks one could hear

"The only thing we have to fear -"

And a Newcomer said, "We know the rest,

Trust us sir, we've passed the test".

 

"Courage doesn't hide in caves

You can't bury freedom in a grave,"

The Newcomers had heard this voice before

A Yankee twang from Hyannis shore.

 

A silence fell within the midst

And somehow a Newcomer knew what this

Meant time had come for her to say

What was in the hearts of the four thousand that day.

 

"Back on Earth, we wrote reports,

Watched our children play in sports

Worked our gardens, sang our songs

Went to church, walked along.

We smiled, we laughed, knew love and hate,

But unlike you we were not great".

 

The tall man in the stovepipe hat

Stood and said, "Don't talk like that.

Look at your country, look and see -

You died for freedom, just like me".

 

Then, before them appeared a scene

Of rubbled streets and twisted beams

Death, destruction, smoke and dust

And people working because they must.

Hauling ash, lifting stones,

Knee deep in hell, but not alone.

 

"Blackman, Whiteman, Brownman, Yellowman

Side by side helping their fellow man !"

So said Martin, as he watched the scene. Then:

"Even from nightmares, can be born a dream".

 

And down below three fireman raised

The colors high in the ashen haze

The soldiers above had seen it before -

On Iwo Jima in '44.

 

The man on sticks studied everything closely

Then shared his perceptions on what he saw mostly

"I see pain, I see tears,

I see sorrow - but I don't see fear.

 

"You left behind husband and wives

Daughters and sons and so many lives

Are suffering now because of this wrong.

But look very closely. You're not really gone.

 

"All of those people, even those who've never met you

All of their lives, they'll never forget you

Don't you see what has happened ?

Don't you see what you've done ?

You've brought them together, together as one".

With that the man in the stovepipe hat said

"Take my hand," and from there he led

four thousand Newcomers on into heaven

On this day, two thousand one, nine eleven.

Corsa a due

La nostra prima sensazione - cioè che le primarie del GOP si sarebbero presto trasformate in una corsa a due tra Romney e Perry - esce rafforzata dal dibattito di ieri organizzato da NBC News e The Politico. Anche se sfavorita dalla gestione (niente affatto imparziale) dell'evento, Michele Bachmann ha faticato nel confermarsi come legittima appartenente alla top-tier occupata dai due ex governatori. La Bachmann è sembrata un po' spenta, in una posizione periferica rispetto al dibattito. E, come confermano anche i sondaggi nazionali, non c'è alcun motivo per non considerare ormai Ron Paul al suo stesso livello: quello, niente affatto disprezzabile, di chi si trova a partire in seconda fila.

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Desolation

La manovra è cambiata per la quarta volta e l'unica cosa che chiediamo è: abbiate pietà di noi. Nemmeno ci sforziamo di commentare più, tanto il rischio è quello di essere smentiti dai fatti un secondo più tardi.

Il centrodestra non è riuscito a rianimarsi. Nel senso che non si è più ripreso dopo la batosta elettorale delle amministrative e non ha trovato un'anima in grado di segnare con chiarezza una rotta per il governo. Non è una coalizione liberista, non è una coalizione sociale, non è conservatrice, non è riformista. E sembra fare l'esatto contrario rispetto a quanto il buonsenso suggerisce.

Il problema è che il resto è pure peggio. La sinistra scende in piazza con la Cgil e archivia ogni possibilità di un blairismo in salsa tricolore. La Camusso detta tempi e modi di un'opposizione schiava a fasi alterne del sindacato massimalista e del dipietrismo manettaro.

Nel mezzo ci stanno quelli del Terzo Polo che si chiamano così perché non riescono ad arrivare né primi né secondi. Vorrebbero rappresentare l'alternativa e la novità ma sono guidati da un Presidente della Camera in carica, da un ex Presidente della Camera e da un ex Ministro ai Beni Culturali. Gente che non ha mai lavorato due ore di fila in vita sua e che alla voce "professione" ha scritto "politica". Con la p minuscola.

Per fortuna non si capisce chi di loro potrebbe candidarsi alla guida del paese anche se ogni tanto fanno l'occhiolino a Luca Cordero di Montezemolo. L'uomo così vicino a Gianni Agnelli da vendere al mercato gli appuntamenti con l'avvocato (e per questo è stato cacciato dalla Fiat) e l'oculato manager che ha guidato l'organizzazione di Italia '90. Da almeno vent'anni è sul punto di candidarsi, poi qualcosa gli fa cambiare idea e torna indietro.

Di questa manovra resta il sapore amaro di una debacle intellettuale per tutti: il centrodestra ha riposto nel cassetto ogni sogno di rivoluzione liberale possibile, il centrosinistra ha dimostrato una volta ancora di non voler crescere e il centro alternativo ancora non ha detto chiaramente cosa vuol fare da grande.

Se gli uomini di buonsenso e buona volontà esistono, questo è il momento di farsi avanti.

I dolori del giovane Alfanoset4

I dolori del giovane Alfano

Inutili. Per Angelino Alfano le primarie non sono altro che un'ipotesi inesistente, considerato che nel 2013 il candidato premier sarà ancora Silvio Berlusconi. Non si capisce se per qualche strana forma di timore reverenziale o, forse, per la paura di dare il via a lotte intestine infinite, fatto sta che il neo segretario pidiellino sembra aver rinunciato in tutto e per tutto alla sfida più importante che aveva davanti.

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The End

Avevo appena scelto di salutare la manovra uscita da Arcore come un passo avanti. Che nella mia beata ingenuità ritenevo molto meglio di due passi indietro. Questa volta, il governo si è superato: ha fatto una giravolta e tre passi indietro.

Da sola la misura sulla pubblicazione dei redditi varrebbe la sfiducia a questo esecutivo e alla sua maggioranza. Aggiungiamoci poi la pazza idea dell'Iva che prima non c'è, poi c'è, poi forse per due mesi e poi forse niente. Sullo sfondo un clima da Torquemada fiscale che sconfessa in tutto e per tutto la visione del rapporto tra stato e cittadino per cui questa maggioranza era stata eletta e votata.

Berlusconi è sceso in politica per ridurre il perimetro dello stato e migliorarne l'efficienza. Se ne va lasciandoci in eredità un paese più statalista di prima, inefficiente e bloccato, con un redditi pubblici e odio sociale distribuito in pubblica piazza.

Quando qualcuno riscriverà la storia di questi anni sarà costretto a prendere in prestito Trotskij: una "rivoluzione tradita" così non si era mai vista.