Tentazioni
di
Simone Bressan
| 29 agosto, 2011
| 3 commenti
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La tentazione è di quelle forti. Per anni il Partito
Democratico (non tutti, ma diciamo un buon 90%), il sistema dei
media collegati e larga parte degli intellettuali della sinistra
buona contro la destra cattiva, ci hanno spiegato che chi votava,
sosteneva, difendeva Berlusconi si rendeva complice del Grande
Corruttore (copyright
Concita De Gregorio, oggi su La Repubblica) e che per
difendersi dalla malavita al potere occorreva votarsi e votare il
centrosinistra. Perché meglio chiunque anche se senza programma di
Berlusconi e del Pdl. Il partito dei tangentari, degli affaristi,
dei palazzinari, dei mafiosi. Guidato dal Re incontrastato di tutte
le categorie.
Poi ti svegli una mattina e ti ritrovi gli accusatori sulla
graticola. Che si chiamino
Pd (Penati) o
Udc (sì, c'è anche l'Udc) l'istinto dice sempre la stessa cosa:
ritornare, senza pietà, pan per focaccia. Ricacciare in gola a
quelli del ditino puntato, della diversità antropologica gridata ai
quattro venti e degli editoriali indignati, la loro spocchia e la
loro supponenza prêt-à-porter.
E invece no. Non bisogna cavalcare l'onda, non è giusto
affondare la lama e girare il coltello. Serve oggi più di sempre
ribadire che le indagini devono essere segrete e vanno rispettate
in religioso silenzio, che i colpevoli si accertano nei processi,
che i giudizi politici non sono sentenze di colpevolezza penale o
di indegnità civile.
Giova ricordarlo doppiamente adesso che non tocca a noi, perché
in un quadro veramente degenerato in cui sinistra e destra faticano
a distinguersi servono menti e cuori responsabili, magari inadatti
alla pugna, tacciati d'esser buoni solo per giocare ai piccoli
intellettuali e però coraggiosi nell'affermare che quei pochi
principi su cui si fonda uno stato di diritto non possono essere
tirati e sfilacciati come l'elastico delle mutande.
Anche perché il rischio vero è che il Pdl si dimentichi dei
problemi che ha in casa, tutto distratto a festeggiare le disgrazie
altrui. E invece il baratro è lì, con un centrodestra in crisi di
identità e di idee, incapace di elaborare nuovamente un sogno per
il futuro ma pronto a retrospettive d'antan sul passato Pci.
Vero,
Gasparri?