Un passo avantiago30

Un passo avanti

Non è la manovra perfetta. Non l'hanno scritta Ronald Reagan o Margareth Thatcher e non renderà l'Italia la patria del liberismo applicato. Ma è una manovra migliore della precedente, migliore di quella presentata dal Terzo Polo e migliore anche delle proposte uscite dal Partito Democratico.

E' una manovra di mediazione, come lo sono tutti i documenti che escono dopo ore di discussioni tra anime diverse di una coalizione. Nel merito e nel metodo, però, alcune cose positive ci sono e vanno ricordate.

Primo: sparisce una misura ideologica come il contributo di solidarietà e sparisce (speriamo definitivamente) l'aumento di un punto dell'iva. Non proprio una genialata in un periodo come questo.  Secondo: si toccano le pensioni, vero nodo cruciale su cui dovremmo prima o poi agire per davvero. Questo è il turno di un intervento forse iniquo e non sufficiente, ma certamente è il segnale che si è aperta una crepa nella difesa ad oltranza del sistema previdenziale. C'è poi il tanto discusso articolo 8 in tema di lavoro, che consente alla contrattazione aziendale e territoriale di derogare  alle norme nazionali e quindi anche, apriti cielo!, all'articolo 18. E' un ottimo risultato, passato sotto silenzio ma che invece andrebbe rivendicato come un merito non di secondo piano di questo esecutivo.

Nel metodo il documento finanziario è passato dall'essere tutta farina di Tremonti  eterodiretto da forze più o meno oscure ad un testo frutto del contributo della maggioranza politica che sostiene il governo. Il Pdl, finalmente, si è seduto al tavolo delle trattative come dovrebbe fare qualsiasi partito serio, ovvero con una sua delegazione autorevole e che non coincide per forza di cose con la compagine governativa.

Ne guadagna Berlusconi, che potrà pensare più e meglio alla tenuta dell'esecutivo e ne guadagna il centrodestra che finalmente spezza l'identità tra partito e governo e recupera alla dialettica politica la primazia delle scelte. E' un passo in avanti, magari non risolutivo, ma è meglio che due passi indietro.

Tentazioniago29

Tentazioni

La tentazione è di quelle forti.  Per anni il Partito Democratico (non tutti, ma diciamo un buon 90%), il sistema dei media collegati e larga parte degli intellettuali della sinistra buona contro la destra cattiva, ci hanno spiegato che chi votava, sosteneva, difendeva Berlusconi si rendeva complice del Grande Corruttore (copyright Concita De Gregorio, oggi su La Repubblica) e che per difendersi dalla malavita al potere occorreva votarsi e votare il centrosinistra. Perché tutti tranne Berlusconi e il Pdl. Il partito dei tangentari, degli affaristi, dei palazzinari, dei mafiosi.

Poi ti svegli una mattina e ti ritrovi gli accusatori sulla graticola. Che si chiamino Pd (Penati) o Udc (sì, c'è anche l'Udc) l'istinto dice sempre la stessa cosa: ritornare, senza pietà, pan per focaccia. Ricacciare in gola a quelli del ditino puntato, della diversità antropologica gridata ai quattro venti e degli editoriali indignati, la loro spocchia e la loro supponenza prêt-à-porter.

E invece no. Non bisogna cavalcare l'onda, non è giusto affondare la lama e girare il coltello. Serve oggi più di sempre ribadire che le indagini devono essere segrete e vanno rispettate in religioso silenzio, che i colpevoli si accertano nei processi, che i giudizi politici non sono sentenze di colpevolezza penale o di indegnità civile.

Giova ricordarlo doppiamente adesso che non tocca a noi perché in un quadro veramente degenere in cui sinistra e destra faticano a distinguersi servono menti e cuori responsabili, magari inadatti alla pugna, tacciati d'esser buoni solo per giocare ai piccoli intellettuali e però coraggiosi nell'affermare che quei pochi principi su cui si fonda uno stato di diritto non possono essere tirati e sfilacciati come l'elastico delle mutande.

Anche perché il rischio vero è che il Pdl si dimentichi dei problemi che ha in casa, tutto distratto a festeggiare le disgrazie altrui. E invece il baratro è lì, con un centrodestra in crisi di identità e di idee, incapace di elaborare nuovamente un sogno per il futuro ma pronto a retrospettive d'antan sul passato Pci. Vero, Gasparri?

Ritorna Al Qaedaago29

Ritorna Al Qaeda

Prima o poi ci toccherà bombardare i ribelli libici. Dopo averlo fatto con Gheddafi. Nei quartieri generali dell'Alleanza atlantica la battuta che circola con più insistenza è questa. Specie dopo che si è scoperto il curriculum vitae di Abedelhakim Belhaj, l'uomo che ha guidato i berberi alla liberazione di Tripoli. Si tratta infatti di una vecchia conoscenza degli Usa ed aveva fatto anche un periodo di detenzione a Guantanamo e poi a Bangkok nel 2004 dopo essere stato catturato tra i cosiddetti resistenti in Afghanistan. Si fa chiamare anche Abou Abdallah al Sadeq. Pare si sia fatti tutti i santuari del terrorismo jihadista prima di venire beccato dalla Cia: Iraq, Pakistan e infine Afghanistan. Il proprio training da guerrigliero sarebbe cominciato già dal 1988 in Afghanistan quando aveva solo 22 anni. La Cia lo ha interrogato a modo suo nel 2004 prima di rilasciarlo a Bangkok. Da qui sarebbe stato estradato in Libia dove venne tenuto in carcere da Gheddafi fino al 2009 per poi venire liberato quando il raiss penso di allearsi persino con Al Qaeda. In pratica Belhaij è considerato uno dei leader militari del Gruppo combattente islamico libico. Un gruppo bandito internazionalmente dopo l'11 settembre e perseguitato anche da Gheddafi negli anni '90.

E poi di nuovo dopo l'11 settembre 2001 nel periodo in cui voleva accreditarsi come alfiere della lotta al terrorismo islamico nel Maghreb agli occhi di Bush figlio. Il gruppo cui apparteneva Belhaj era  stato fondato nel 1990 da mujahidin libici di ritorno dall' Afghanistan e in precedenza era stato guidato da Abu Laith al-Libi, un alto leader di Al Qaeda in Afghanistan. Uomo  che si ritiene essere stato un anello di  collegamento chiave tra Al Qaeda e i talebani.

La scarna biografia di Belhaj  ci racconta che è  nato nel 1966,  che è  laureato in ingegneria civile. E che dovrebbe avere anche due mogli: una marocchina e una seconda sudanese. Partito per l' Afghanistan nel 1988 per partecipare alla jihad contro le forze di occupazione sovietiche, lo ritroviamo in Pakistan, Turchia e Sudan negli anni '90. Poi gli arresti in Afghanistan e in Malesia nel 2004, la prigionia a Guantanamo e la "rendition" in Thailandia dove sarebbe stato interrogato dalla CIA prima di essere estradato in Libia nello stesso anno. Nel 1995 ben 1800 membri del suo gruppo vennero segregati in carcere da Gheddafi che solo nel 2010 cominciò a liberare i capi del movimento in un disperato tentativo di restare in sella.

Nightmare/2

Rick Perry scavalca Mitt Romney (e tutti gli altri candidati alle primarie del GOP) anche negli ultimi sondaggi nazionali di Gallup (29-17) e di Public Policy Polling (33-20). Non è ancora il caso di trarre conclusioni affrettate da questi numeri. Di questi tempi anche Rudy Giuliani, nello scorso ciclo elettorale, aveva un vantaggio simile sui propri avversari. E poi ha fatto la fine che tutti ci ricordiamo. A differenza di Giuliani, però, che nell'estate del 2007 era in una fase di stallo, il governatore del Texas ha dato vita ad un surge impressionante dal giorno successivo all'annuncio della sua candidatura. Nate Silver quantifica questa crescita in 12 punti percentuali (che diventano più di 15 se si escludono Sarah Palin e Rudy Giuliani).

Orgoglioago25

Orgoglio

I sogni di ogni cenerentola che si rispetti finiscono per infrangersi contro una qualche mezzanotte. Il rintocco che sveglia l'Udinese ha il nome di un impronunciabile portiere dell'Arsenal (Szczesny)  e la velocità di Theo Walcott.  Il primo chiude la saracinesca sul rigore di Totò Di Natale, il secondo infila tutti in contropiede e scrive la parola fine sulla Champions League made in Friuli.

Peccato. Perché all'Emirates Stadium ce l'eravamo giocata con piglio autoritario e peccato perché nella torrida serata del ritorno Di Natale aveva rimesso le cose in pari. Oggettivamente questo Arsenal è più forte di questa Udinese : per storia (15 qualificazioni di fila ai gironi di Champions League), per organico e per abitudine a giocare partite come quella di ieri sera.

Usciamo con negli occhi uno stadio che applaude all'unisono il coro "orgogliosi di voi". E come dargli torto. Anche se ha perso la scarpetta all'ultimo giro di valzer, questa squadra è una principessa.

Nightmare

Mentre gli intellettuali liberal iniziano a mostrare segni evidenti di panico, in meno di due settimane Rick Perry ha totalmente ribaltato il campo di battaglia delle primarie repubblicane. Nell'ultimo sondaggio nazionale di Rasmussen, il governatore del Texas ha un vantaggio in doppia cifra nei confronti di Mitt Romney (con uno "swing" del 15% rispetto alla fine di luglio). E nell'ultima rilevazione di Public Policy Polling (sondaggista democratico), Perry è passato in testa anche in Iowa, dove appena un mese fa non era neanche preso in considerazione dagli istituti di ricerca.

Yes, We Can

Perry, Romney, Bachmann e Paul: quattro anti-Obama, uno diverso dall'altro, con in comune due cose. Primo: sono repubblicani. Secondo: possono battere The One. Secondo un sondaggio Gallup di ieri, infatti,  tutti i quattro sfidanti più accreditati alle prossime primarie del Gop sarebbero assolutamente competitivi in un'eventuale campagna elettorale contro il presidente uscente.

Se si votasse domani, Obama batterebbe tutto sommato di poco Michelle Bachmann (48 a 44) e si affermerebbe di strettissima misura su Ron Paul (47 a 45). Finirebbe pari (47) contro il texano Rick Perry e addirittura perderebbe di due punti contro Mitt Romney.

Si tratta ovviamente del dato nazionale, da cui è difficile desumere i possibili risultati dei singoli stati ma è evidente che un'inversione di tendenza rispetto a soli pochi mesi fa c'è e si percepisce. Barack Obama non è invincibile e se fino a ieri gli elettori difficilmente riuscivano a dare fiducia ai front-runner repubblicani, oggi sappiamo che anche candidati non propriamente ortodossi come Paul e Bachmann potrebbero giocarsi la partita per Pennsylvania Avenue.

Interessante guardare anche come si muove il voto all'interno dei registrati nei singoli partiti: in una possibile sfida contro Obama il 12% dei democratici voterebbe per Romney, il 10% per Perry, l'11% per Michelle Bachmann e il 12% per Ron Paul.  L'elettorato repubblicano sembra essere più affezionato a Rick Perry (il 92% voterebbe per lui e il 6% per Obama), poi Romney (91%), Bachmann (86%) e Ron Paul (82%). Un dato che conferma l'appeal del governatore del Texas tra gli elettori di centrodestra e che segnala un netto miglioramento di Mitt Romney, in grado di rubare consenso tra le file democratiche e di tenere molto bene nell'elettorato repubblicano.

Buone notizie anche dagli elettori registrati come "indipendenti".  Tra l'elettorato non schierato, Obama perde contro Romney (+3% per il  candidato GOP) , Paul (+3%)  e Perry (+2%)  riuscendo a vincere solo in caso di candidatura di Michelle Bachmann (48 a 42).

USA 2012: si parte

Forse ho la memoria corta, ma non mi sembra che dall'inizio del suo primo (?) mandato il job approval di Barack Obama sia mai sceso così in basso nella media RCP. Dopo il bounce causato dalla morte di Osama bin Laden, in meno di tre mesi il gradimento del presidente è sceso dal +9% al -7.1% di oggi.

Agenda Tottenham

Avrei dovuto scrivere un post dal titolo "Agenda Montevarchi" per spiegarvi come e perché David Cameron è lo straordinario comunicatore che è. Poi diciamo che i London Riots hanno leggermente modificato l'agenda politica d'oltremanica e il post avrebbe avuto un gusto quantomeno surreale.

Delle rivolte londinesi si è detto e scritto moltissimo. Per i Conservatori poteva essere la spallata fatale ad un consenso già barcollante. Scotland Yard è nell'occhio del ciclone da ormai due mesi (poliziotti infedeli, amici di Murdoch, fughe di notizie e, da ultimo, il pasticcio di Tottenham) e il governo nazionale non se la passa benissimo. In tutto questo baillame metteteci pure alcune tensioni tra Boris Johnson (Sindaco di Londra e in corsa per la rielezione) e George Osborne (Cancelliere dello Scacchiere e gran cerimoniere dei conti pubblici) e l'ormai cronica difficoltà dei Liberldemocratici ad accettare di essere la ruota di scorta della maggioranza di governo.

Il Foglio di ieri ci ha raccontato di una Big Society andata in frantumi sul primo scoglio di tensione sociale. Nelle stesse ore, a Londra, si risvegliava la coscienza civile di una città che ha reagito composta e determinata alla follia omicida islamista e che difficilmente si lascerà intimorire da quattro ragazzetti viziati reinventatisi improvvisamente predoni metropolitani.

Migliaia di persone armate di scope e buona volontà si sono messe a ripulire la città d vetri rotti e senso di sconforto. Come accade in tutte le moderne mobilitazioni, il passaparola è corso su internet al grido, anzi: al tag, di "riot clean-up". Uomini e donne, inglesi ed immigrati, amici e sconosciuti, si sono ritrovati fianco a fianco per mettere insieme i cocci di una città ferita da una piccola minoranza di teste matte.

La società civile è arrivata là dove lo stato, almeno inizialmente, aveva fallito. Chiamatela come vi pare, ma credo che in inglese di dica Big Society.

Si salvi chi puòago5

Si salvi chi può

Non so voi ma io speravo che Berlusconi nel suo discorso al parlamento avrebbe tirato fuori il coniglio dal cilindro e sparigliato le carte. Non è avvenuto, dimostrazione che il Governo è comatoso e che ci attendono tempi bui e che anche il Presidente del Consiglio non stia attraversando un periodo di gran forma. Tutt'altro.
Ed è inutile che Sallusti e Belpietro tentino di metterci una pezza come al solito e di vedere il bicchiere mezzo pieno. Il discorso ieri è stato deludente ed inaccettabile e non nutro dubbi che la speculazione continuerà imperterrita e spietata.

Inutile continuare a suonarsele e cantarsele su quanto gli italiani sono bravi a risparmiare, su quanto il debito privato sia basso, su come il sistema bancario resista agli stress test, su come le imprese italiane vadano bene (ma ne siamo poi cosi sicuri?). Queste ovvietà le sanno bene anche i mercati che però sembrano fottersene allegramente. Perché? Perché conoscono anche il resto della storia che ieri nessuno ci ha voluto raccontare: che la burocrazia italiana costa una tombola e perloppiu non serve a nulla, che il numero degli impiegati pubblici italiani è buono per amministrare dieci paesi, che gli enti inutili, vergogna di questa nazione, continuano a proliferare e a riprodursi (Franceschini, uno che meriterebbe l'insegnante di sostegno, è persino arrivato a decantare l'utilità delle Province), che quella parte d'Italia virtuosa, imprese e risparmiatori, elogiata ipocritamente a Montecitorio, viene depredata e presa in giro da sempre per dare un senso ad un discorso come quello di ieri alla camera. E si potrebbe andare avanti sulle storture terzomondiste dell'Italia.

E no caro Tremonti, e no caro Berlusconi così non ci siamo, così non si va avanti.
Ho votato questa maggioranza e come me milioni di italiani per pochi pragmatici e semplici motivi:

- meno tasse
- meno stato
- più liberalizzazioni
- meno vita politica inquinata dalla giustizia

E mi ritrovo a distanza di anni con una pressione fiscale asfissiante, con le Province che si sono moltiplicate, con le liberalizzazioni che questo governo non ha difeso a spada tratta ma che ha permesso fossero bocciate in un referendum di cui pagheremo le conseguenze negli anni a venire, con certa magistratura che tiene sotto scacco il paese.

Faccio sempre più fatica a riconoscermi nel PDL ed in questo centrodestra pullulante di personaggi imbarazzanti, incapaci e buoni a nulla. Gente che siede sugli scranni da decenni e che non ha cambiato questo paese di una virgola.
E sono disperato, disincantato perché non esiste alternativa, l'opposizione riuscirebbe facilmente nell'improbo compito di surclassare l'incapacità di questa sgangherata maggioranza in vacanza fino a metà settembre!!!

Mala tempora occurrunt....