Notizie a metà
di
Dario Mazzocchi
| 7 luglio, 2011
| 6 commenti
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Cose che accadono. I media italiani
tradiscono un certo disagio nel trattare l'argomento caldo degli
ultimi giorni in Gran Bretagna: il tabloid News Of the World di
Rupert Murdoch sotto pressione per essersi intrufolato e manomesso
il cellulare di Milly Dowler, scomparsa e poi trovata morta nel
2002 quando aveva solo tredici anni. Grazie all'aiuto di un
detective privato, la redazione era riuscita e intercettare anche i
telefonini dei famigliari, finendo inevitabilmente per intralciare
le indagini. A gestire l'operazione era l'allora direttrice Rebekah
Brooks, alla quale il magnate australiano ha poi affidato News
International, la succursale del suo impero Oltremanica, impegnata
da qualche mese ad aggiungere Sky News alla lista dei trofei di
famiglia. La politica londinese aveva già dibattuto quest'ultimo
argomento, vista una certa compiacenza da parte del Primo ministro
David Cameron perché l'affare andasse in porto. Cameron ieri ha
invece duramente criticato quanto combinato dal NOTW e oggi
pomeriggio, al Question Time del mercoledì, l'ordine del giorno non
poteva che prevedere un'altra discussione sull'accaduto.
In Italia giornali e tv raccontano,
riportano i fatti e si guardano bene dall'esprimere troppe
opinioni, se non per puntare l'indice contro Murdoch. Il fatto è
che di mezzo ci sono due vizi tipici della stampa di casa nostra:
le intercettazioni - quelle che vengono spiattellate per cortesia
delle procure senza un minimo di discernimento, ma gettando nel
calderone tutti i nomi possibili, anche quelli di gente che poi
risulta essere totalmente estranea ai fatti - e il processo in
pubblica piazza. Perché mentre tutti gli occhi sono rivolti da una
parte, dall'altra è giunta notizia che il Mirror e il Sun (e il
News Of the World non è altro che la versione domenicale del
popolare tabloid) potrebbero subire sanzioni penali per il modo con
il quale hanno trattato un altro fatto di cronaca nera:
l'assassinio di Joanna Yates, 25enne architetto uccisa alla vigilia
dello scorso Natale.
Nella lista degli indagati era
finito Chris Jeffries, l'uomo che aveva affittato l'appartamento a
Joanna. Tra il 31 dicembre 2010 e il 1 gennaio 2011 tanto il Mirror
quanto il Sun uscirono con una serie di articoli dal taglio
giustizialista secondo il procuratore generale Dominic Grieve, che
avrebbe posto "un sostanziale rischio di pregiudizio" di
colpevolezza nel caso Jeffries fosse finito davanti al giudice con
l'accusa di essere l'omicida.
Due fatti strettamente correlati, ma
solo uno dei due ha trovato spazio sulla stampa italiana. Anche
perché è meglio non diffondere l'usanza britannica, altrimenti ci
sarebbe la fila di giornalisti fuori dalle procure e dai tribunali
e questa volta non per riceve le intercettazioni da mandare in
macchina.