Rimettiamoci in cammino
di
Simone Bressan
| 14 luglio, 2011
| 12 commenti
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C'è una Caravella che ha deciso, appena salpata, di portare la
partita in mare aperto. L'organo della Fondazione Cristoforo
Colombo propone oggi, a firma Andrea Camaiora, un Appello a Tocqueville
che non può lasciarci indifferenti. Il tema è quello a noi caro
della rete dei liberali, conservatori, neoconservatori, riformatori
e moderati (uso non a caso la definizione che trovate qui). In un
momento di incertezza anche e soprattutto politica e in quadro che
va scomponendosi e ricomponendosi in continuazione occorre non
perdere la bussola. Per noi la strada maestra si è sempre chiamata
fusionismo e abbiamo sempre percorso con decisione la via
dell'aggregazione di tutti quelli che si riconoscono nei
valori del mercato, della libertà, della sostenibilità dello
sviluppo. Da più parti siamo stati accusati di voler abbracciare
tutti, rischiando di perdere l'identità. Il problema, oggi, non è
riaffermare identità figlie del passato e finire per spaccare il
capello in quattro. Servono idee in grado di unire, di fare
sintesi, di segnare una road map per il futuro di questo paese.
Camaiora coglie il punto quando dice una cosa così vera da sembrare
banale: impariamo ad amarci un po' di più. Fare rete significa
riconoscere all'altro il valore di un contributo alla causa,
accettare tutti partendo dallo stesso piano, senza piedistalli e
senza torri d'avorio.
Allargando il fronte della discussione
Daniele Capezzone, nell'asterisco di oggi, parla esplicitamente
di fusionismo, definendolo "un obbligo politico". Sia una
Fondazione vicina a Claudio Scajola che un esponente importante
della cultura liberale ricominciano a parlare, contemporaneamente,
di una nuova amalgama per il centrodestra. E' un segnale che va
colto, e va colto in fretta.
Anche perché c'è un dato numerico da considerare e che non può
essere un elemento secondario di discussione: la Casa delle Libertà
che vinse nel 2001 (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, Lega
Nord) vale oggi molto più del 50% dei consensi. Che senso ha
continuare a rinfacciarci divisioni per lasciare a qualcun altro la
possibilità di governare e riformare questo paese? Che senso
ha imporre preclusioni (no a Berlusconi, no ai democristiani, no a
questo, no a quello) figlie di una cultura provinciale e limitata,
considerato che come dicono bene sia Andrea che Daniele, nel PPE,
nei suoi valori, ci ritroviamo tutti?
Chi scrive voterebbe Conservatori in Inghilterra e Repubblicani
negli Stati Uniti. Due partiti-coalizione che non hanno il timore
di dibattere per costruire e di discutere per unire. Ripartiamo da
lì, dallo spirito di Tocqueville. E rimettiamoci
in cammino.