Solidarietà
di
Simone Bressan
| 29 giugno, 2011
| 8 commenti
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Bergamini è una amica di vecchia data di Crespi, e visti i suoi
contatti con l'indagato, la procura nel 2005, per un mese e mezzo,
decide di mettere sotto controllo anche il suo cellulare.
Questi dialoghi, è utile ricordarlo, non sono serviti
all'indagine sul crac Hdc. Il loro contenuto era racchiuso
solo nei brogliacci dell'inchiesta. La loro pubblicazione su
Repubblica, nel novembre 2007 aveva portato all'apertura di
due distinte indagini concluse con altrettante
archiviazioni, ma anche all'allontanamento dalla Rai della
Bergamini.
Il
video che oggi Repubblica spara in homepage con tanto di
"esclusivo" riporta dialoghi avvenuti tra Deborah Bergamini e
alcuni esponenti Rai (Cattaneo, Pionati). Telefonate tra colleghi.
Di penalmente rilevante non c'è nulla. Nulla che riguardi
l'inchiesta Hdc e nulla (perché le posizioni sono state archiviate)
che riguardi le indagini aperte in seguito alla pubblicazione delle
intercettazioni su Repubblica. E allora perché divulgare pezzi di
dialoghi privati? Perché gettare nel tritacarne mediatico uomini,
donne, famiglie, la loro sacrosanta privacy? Fino a quando e fino a
quanto saremo ancora disposti a tollerare tutto questo fango messo
lì, nel ventilatore, e lasciato libero di schiantarsi sulla faccia
del primo che passa per strada?
Non è un problema di destra e sinistra, questo. E' un tema di
civiltà. Ed è un tema di civiltà anche l'arresto di tal Pronzato,
personaggio assolutamente sconosciuto ai più, che si sarebbe fatto
corrompere e per questo è finito sotto inchiesta e in manette. Però
nei
titoli
di giornale spunta Bersani. Lasciando intendere, a colpi di
logica manettara, che se Bersani conosceva Pronzato, allora Bersani
conosceva anche le tangenti. E come poteva non sapere?
E' una logica subdola e delirante, che sta portando il nostro
paese al massacro per il solo gusto di vedere un po' di sangue in
più, per poter dare ogni giorno in pasto ai lettori qualcosa di
gustoso, di sfizioso, di nuovo. Poco importa che sia vero,
verosimile, rubato guardando dal buco della serratura. Ci sono
dentro tutti in questo triste modus operandi. E ci sono dentro
anche quei magistrati che non comprendono come questo andazzo stia
rovinando loro stessi, le indagini che conducono, la loro
legittimazione.
Abbiamo il dovere di difendere la magistratura e la sua
indipendenza e abbiamo il dovere di difendere la stampa e la sua
libertà. Sono valori troppo importanti per essere messi in
discussione da questa o quella polemica politica. Non c'è
indipendenza e non c'è libertà in quello a cui stiamo assistendo.
Dalla P4 a Deborah Bergamini, passando per Bersani quello che
traspare è soltanto una gigantesca macelleria mediatica pronta a
colpire a destra, a sinistra e al centro.
I pochi che ancora credono nello stato di diritto, nel principio
dell'innocenza fino a prova contraria e nel sacrosanto diritto di
tutti ad avere una vita privata che non venga fatta a pezzi per
ragioni di opportunità politica, oggi farebbero bene ad esprimere
solidarietà a Deborah Bergamini e Pierluigi Bersani.