PDL 2.0
di
Simone Bressan
| 29 giugno, 2011
| 4 commenti
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Sabato mattina sono stato invitato a questo convegno a
Milano. Interverrò con l'amico Diego Destro. Parleremo di Pdl
e di futuro, di Berlusconi e di primarie. Abbiamo fatto qualche
domandina a Stefano Maullu,
promotore dell'iniziativa.
Innanzitutto: perché secondo lei serve un PDL
2.0?Cosa c'è che non va nella versione
originale?
Il PDL 2.0 non è la rottamazione del PDL che esiste oggi, ma la
sua naturale evoluzione. Non è possibile fare politica oggi senza
un partito che sia il collante tra la classe dirigente e la base,
senza luoghi (fisici e virtuali) per la libera circolazione delle
idee, delle proposte, dei programmi. E nessuno può vivere solo di
luce riflessa. Bisogna rimettersi in gioco, rinnovarsi, rimboccarsi
le maniche.
Questo convegno richiama direttamente nel titolo la figura
di Silvio Berlusconi. Alcuni vedono un'evoluzione del PDL solo in
chiave di cambiamento della leadership. Lei che ne
pensa?
La leadership non va messa in discussione perché solo Berlusconi
può tenere dritto il timone del paese in un momento di crisi. Il
mutamento è inevitabile, per una molteplicità di fattori, ma solo
il Presidente può guidarlo senza che ne restiamo travolti. Mentre
la sinistra è frammentata per antonomasia e si infrange sulle
proprie contraddizioni anche quando esce vittoriosa dalle urne, il
centrodestra resta coeso indipendentemente dalle alterne fortune.
Berlusconi ha costruito e guida un gruppo omogeneo, stabile al suo
interno, con una piattaforma programmatica che si fonda su valori
largamente condivisi, per questo è l'unico che nel mutamento può
essere l'ago della bussola. Congressi, primarie, selezione
democratica della classe dirigente: il web sembra avere stabilito
già delle precise parole d'ordine per il futuro del
centrodestra.
Un movimento partecipato e democratico è compatibile con
una leadership forte come quella del Cavaliere?
Le parole d'ordine che la rete suggerisce ai politici sono
condivisibili e sacrosante. Non si pensi però che la condivisione
delle scelte, le elezioni primarie per dirigenti e candidati e il
coinvolgimento della gente siano in antitesi con la "guida forte"
di Berlusconi. È stato proprio lui ad inaugurare una nuova
strategia politica in Italia, ad avvicinare la politica alle
persone comuni, ad accorciare le distanze. Se si pensa alla Prima
Repubblica, alla segreteria dei partiti di allora, i politici erano
lontani anni luce. Aprire il PDL alla società civile sarebbe
l'ennesimo segno tangibile dell'intuito e della lungimiranza del
Presidente.
Al convegno di sabato avete invitato due blogger e nessun
giornalista tradizionale. È un'oggettiva novità. Come vi è venuta
quest'idea?
I politici si chiedono mai quanti italiani navigano sul web e
quanti invece leggono i giornali? E - dato altrettanto
significativo - cosa scrivono e leggono sul web e cosa scrivono e
leggono sui giornali? Si dice a gran voce che sia stata la rete, la
vera protagonista delle ultime elezioni. Ma la rete è fatta da noi,
non la si può considerare una società altra. È vero che quella del
"convegno" è una sede che raramente ospita le voci che abitano
internet, ma questo è un errore. Abbiamo scelto di restituire la
dovuta evidenza a chi "fa" la rete, come i bloggers, soprattutto
perché sono capaci di testimoniare correnti ed umori condivisi in
uno spazio di espressione eterodosso, e non soltanto perché i
recenti eventi politici li hanno portati di prepotenza alla
ribalta. Il giornalista tradizionale forse è più vincolato a certi
dettami, e difficilmente crea un rapporto orizzontale coi lettori.
I bloggers possono sganciarsi dalla notizia, scrivere al di là
dell'evento, e coltivare il rapporto con i propri followers. Il
botta e risposta tra autori e commentatori è una cartina di
tornasole da tenere non meno in considerazione delle manifestazioni
di piazza.
Crede davvero che la sinistra abbia una sorta di
supremazia su Internet?
In generale non penso che il termine "supremazia" possa essere
applicato a Internet, per la natura stessa della rete. Si può
essere più o meno presenti, più o meno attivi, avere più o meno
evidenza. È indubbio che il centrodestra privilegi altri canali ed
ambiti di comunicazione, ma sul web non è assente né minoritario.
Ciò non toglie che tale presenza si possa e si debba incrementare -
in quantità e qualità - sia per azione dei partiti e dei loro
vertici, sia per azione dei sostenitori e dei militanti.
Questo è il primo evento organizzato da LinkItalia. Cosa
sarà di preciso questo nuovo soggetto e quali obiettivi si
pone?
La fondazione è un ente snello, pensato per raccogliere energie
positive dalla base - con particolare attenzione ai giovani - ed
elaborarle allo scopo di perseguire obiettivi precisi dal punto di
vista culturale e organizzativo. LinkItalia vuole legare i soggetti
territoriali (organizzazioni, associazioni, entità professionali,
etc.) e quelli virtuali alla concretezza delle proposte politiche,
promuovendo e lavorando su una dimensione di unità nazionale che si
contrapponga al localismo populistico dilagante.