Solidarietàgiu29

Solidarietà

Bergamini è una amica di vecchia data di Crespi, e visti i suoi contatti con l'indagato, la procura nel 2005, per un mese e mezzo, decide di mettere sotto controllo anche il suo cellulare. Questi dialoghi, è utile ricordarlo, non sono serviti all'indagine sul crac Hdc. Il loro contenuto era racchiuso solo nei brogliacci dell'inchiesta. La loro pubblicazione su Repubblica, nel novembre 2007 aveva portato all'apertura di due distinte indagini concluse con altrettante archiviazioni, ma anche all'allontanamento dalla Rai della Bergamini.

Il video che oggi Repubblica spara in homepage con tanto di "esclusivo" riporta dialoghi avvenuti tra Deborah Bergamini e alcuni esponenti Rai (Cattaneo, Pionati). Telefonate tra colleghi. Di penalmente rilevante non c'è nulla. Nulla che riguardi l'inchiesta Hdc e nulla (perché le posizioni sono state archiviate) che riguardi le indagini aperte in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni su Repubblica. E allora perché divulgare pezzi di dialoghi privati? Perché gettare nel tritacarne mediatico uomini, donne, famiglie, la loro sacrosanta privacy? Fino a quando e fino a quanto saremo ancora disposti a tollerare tutto questo fango messo lì, nel ventilatore, e lasciato libero di schiantarsi sulla faccia del primo che passa per strada?

Non è un problema di destra e sinistra, questo. E' un tema di civiltà. Ed è un tema di civiltà anche l'arresto di tal Pronzato, personaggio assolutamente sconosciuto ai più, che si sarebbe fatto corrompere e per questo è finito sotto inchiesta e in manette. Però nei titoli di giornale spunta Bersani. Lasciando intendere, a colpi di logica manettara, che se Bersani conosceva Pronzato, allora Bersani conosceva anche le tangenti. E come poteva non sapere?

E' una logica subdola e delirante, che sta portando il nostro paese al massacro per il solo gusto di vedere un po' di sangue in più, per poter dare ogni giorno in pasto ai lettori qualcosa di gustoso, di sfizioso, di nuovo. Poco importa che sia vero, verosimile, rubato guardando dal buco della serratura. Ci sono dentro tutti in questo triste modus operandi. E ci sono dentro anche quei magistrati che non comprendono come questo andazzo stia rovinando loro stessi, le indagini che conducono, la loro legittimazione.

Abbiamo il dovere di difendere la magistratura e la sua indipendenza e abbiamo il dovere di difendere la stampa e la sua libertà. Sono valori troppo importanti per essere messi in discussione da questa o quella polemica politica. Non c'è indipendenza e non c'è libertà in quello a cui stiamo assistendo. Dalla P4 a Deborah Bergamini, passando per Bersani quello che traspare è soltanto una gigantesca macelleria mediatica pronta a colpire a destra, a sinistra e al centro.

I pochi che ancora credono nello stato di diritto, nel principio dell'innocenza fino a prova contraria e nel sacrosanto diritto di tutti ad avere una vita privata che non venga fatta a pezzi per ragioni di opportunità politica, oggi farebbero bene ad esprimere solidarietà a Deborah Bergamini e Pierluigi Bersani.

PDL 2.0giu29

PDL 2.0

Sabato mattina sono stato invitato a questo convegno a Milano. Interverrò con l'amico Diego Destro. Parleremo di Pdl e di futuro, di Berlusconi e di primarie. Abbiamo fatto qualche domandina a Stefano Maullu, promotore dell'iniziativa.

Innanzitutto: perché secondo lei serve un PDL 2.0?Cosa c'è che non va nella versione originale?
Il PDL 2.0 non è la rottamazione del PDL che esiste oggi, ma la sua naturale evoluzione. Non è possibile fare politica oggi senza un partito che sia il collante tra la classe dirigente e la base, senza luoghi (fisici e virtuali) per la libera circolazione delle idee, delle proposte, dei programmi. E nessuno può vivere solo di luce riflessa. Bisogna rimettersi in gioco, rinnovarsi, rimboccarsi le maniche.

Questo convegno richiama direttamente nel titolo la figura di Silvio Berlusconi. Alcuni vedono un'evoluzione del PDL solo in chiave di cambiamento della leadership. Lei che ne pensa?
La leadership non va messa in discussione perché solo Berlusconi può tenere dritto il timone del paese in un momento di crisi. Il mutamento è inevitabile, per una molteplicità di fattori, ma solo il Presidente può guidarlo senza che ne restiamo travolti. Mentre la sinistra è frammentata per antonomasia e si infrange sulle proprie contraddizioni anche quando esce vittoriosa dalle urne, il centrodestra resta coeso indipendentemente dalle alterne fortune. Berlusconi ha costruito e guida un gruppo omogeneo, stabile al suo interno, con una piattaforma programmatica che si fonda su valori largamente condivisi, per questo è l'unico che nel mutamento può essere l'ago della bussola. Congressi, primarie, selezione democratica della classe dirigente: il web sembra avere stabilito già delle precise parole d'ordine per il futuro del centrodestra.

Un movimento partecipato e democratico è compatibile con una leadership forte come quella del Cavaliere?
Le parole d'ordine che la rete suggerisce ai politici sono condivisibili e sacrosante. Non si pensi però che la condivisione delle scelte, le elezioni primarie per dirigenti e candidati e il coinvolgimento della gente siano in antitesi con la "guida forte" di Berlusconi. È stato proprio lui ad inaugurare una nuova strategia politica in Italia, ad avvicinare la politica alle persone comuni, ad accorciare le distanze. Se si pensa alla Prima Repubblica, alla segreteria dei partiti di allora, i politici erano lontani anni luce. Aprire il PDL alla società civile sarebbe l'ennesimo segno tangibile dell'intuito e della lungimiranza del Presidente.

Al convegno di sabato avete invitato due blogger e nessun giornalista tradizionale. È un'oggettiva novità. Come vi è venuta quest'idea?
I politici si chiedono mai quanti italiani navigano sul web e quanti invece leggono i giornali? E - dato altrettanto significativo - cosa scrivono e leggono sul web e cosa scrivono e leggono sui giornali? Si dice a gran voce che sia stata la rete, la vera protagonista delle ultime elezioni. Ma la rete è fatta da noi, non la si può considerare una società altra. È vero che quella del "convegno" è una sede che raramente ospita le voci che abitano internet, ma questo è un errore. Abbiamo scelto di restituire la dovuta evidenza a chi "fa" la rete, come i bloggers, soprattutto perché sono capaci di testimoniare correnti ed umori condivisi in uno spazio di espressione eterodosso, e non soltanto perché i recenti eventi politici li hanno portati di prepotenza alla ribalta. Il giornalista tradizionale forse è più vincolato a certi dettami, e difficilmente crea un rapporto orizzontale coi lettori. I bloggers possono sganciarsi dalla notizia, scrivere al di là dell'evento, e coltivare il rapporto con i propri followers. Il botta e risposta tra autori e commentatori è una cartina di tornasole da tenere non meno in considerazione delle manifestazioni di piazza.

Crede davvero che la sinistra abbia una sorta di supremazia su Internet?
In generale non penso che il termine "supremazia" possa essere applicato a Internet, per la natura stessa della rete. Si può essere più o meno presenti, più o meno attivi, avere più o meno evidenza. È indubbio che il centrodestra privilegi altri canali ed ambiti di comunicazione, ma sul web non è assente né minoritario. Ciò non toglie che tale presenza si possa e si debba incrementare - in quantità e qualità - sia per azione dei partiti e dei loro vertici, sia per azione dei sostenitori e dei militanti.

Questo è il primo evento organizzato da LinkItalia. Cosa sarà di preciso questo nuovo soggetto e quali obiettivi si pone?
La fondazione è un ente snello, pensato per raccogliere energie positive dalla base - con particolare attenzione ai giovani - ed elaborarle allo scopo di perseguire obiettivi precisi dal punto di vista culturale e organizzativo. LinkItalia vuole legare i soggetti territoriali (organizzazioni, associazioni, entità professionali, etc.) e quelli virtuali alla concretezza delle proposte politiche, promuovendo e lavorando su una dimensione di unità nazionale che si contrapponga al localismo populistico dilagante.

Letture obbligate

Se volete sapere tutto, ma proprio tutto, della corsa per sfidare Barack Obama, leggetevi lo straordinario Alessandro Tapparini che su Notapolitica spiega bene cosa sta succedendo sulla riva destra della politica americana.

Considerata la proverbiale sfiga che porto non appena mi spendo per un endorsement (Giuliani e Gingrich credo mi stiano ancora cercando) non dico nulla. The best is yet to come, vi basti questo.

Tutti pazzi per Jon Huntsman

Tutti pazzi per Jon Huntsman, ex governatore repubblicano dello Utah ed ex ambasciatore di Obama in Cina, che ha ha formalmente annunciato la sua candidatura alle primarie repubblicane. Pazzi i mainstream media, che lo coccolano da mesi, indicandolo come l'unica speranza di un partito ormai ostaggio di psicolabili e pericolosi sostenitori del libero mercato. Pazzi i democratici, come l'ex co-padrone di Washington D.C. - Harry Reid - che qualche giorno fa ha dichiarato pubblicamente di preferirlo a Mitt Romney,

Appello sulle Tassegiu20

Appello sulle Tasse

In queste settimane ad occupare le prime pagine dei giornali troviamo il tema della riforma fiscale. Erano anni che non si parlava tanto insistentemente di taglio delle tasse e della spesa pubblica. Intanto nel paese sono sempre più frequenti le manifestazioni contro il fisco ed Equitalia, che mette le ganasce alle auto e ipoteca le case non solo degli evasori fiscali, ma anche di quelli che le tasse le dichiarano ma sono in difficoltà economiche

Primarie per tuttigiu18

Primarie per tutti

Il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha firmato la nostra petizione online "Primarie per il PdL". Lo rende noto lo stesso Ministro sulla sua pagina facebook: "Condivido lo spirito della proposta di Gaetano Quagliariello e penso anzi che occorra allargare il più possibile la partecipazione alla vita democratica del Pdl. Per questo motivo ho firmato e vi invito a firmare questa petizione on-line".

Grazie. Di cuore.

Continuate a firmare!

Il nuovo che avanzagiu18

Il nuovo che avanza

Che la buona politica sia una faccenda di merito e non di anagrafe è radicato parere di chi scrive. Se a fare di conto, nel paesello, il più bravo è il nonnetto di settant'anni, dovrebbe essere lui a tenere in mano i conti del campanile. Sostituirlo in virtù di una strafottentella "quota-baby", non è cosa buona e giusta per il bene della collettività. Orientamento quanto mai impopolare in una congiuntura nella quale tutti i politici sono brutti e cattivi e il giovanilismo imperante si riversa ad ondate come panacea di tutti i mali pubblici.

Niente pauragiu17

Niente paura

Internet è un mondo, una dimensione, una realtà da cui la politica non può prescindere. E chi pensa di prescinderne lavora molto semplicemente al proprio suicidio. Un centrodestra aperto, liberale, riformatore non può avere paura di questa nuova dimensione della "società aperta".

So bene che esistono dei rischi (su cui ho cercato di accendere i riflettori con un mio piccolo libro, ora liberamente scaricabile su www.danielecapezzone.it), e so bene che esiste una sorta di teppismo telematico che vede piccoli gruppi animare pericolose correnti di odio, ma tutti questi rischi non possono oscurare le enormi opportunità della rete. Il Pdl, in particolare, deve saper ascoltare, deve far tesoro dell'attività e della generosità di tanti, giovani e meno giovani, che ogni giorno in rete si sforzano di far circolare idee liberali, non conformiste, non omologate.

Mi limito, facendo torto a tanti, a troppi (e me ne scuso), a due esempi sui quali dovremmo riflettere in positivo: da settimane, il sito Rightnation.it di Simone Bressan e Andrea Mancia, e il sito Daw-blog di Diego Destro, formulano precise proposte sulle primarie. Io stesso, a titolo personale, ho evocato la possibilità di primarie di programma, per valorizzare il dibattito sui contenuti. Osservatori attenti come il direttore de Il Tempo Sechi insistono a loro volta, e giustamente, su questi aspetti. Nello stesso statuto del Pdl, peraltro, già esistono opportunità che possono e devono essere valorizzate, e - auspicabilmente - estese e potenziate.

Su un altro piano, è naturale e inevitabile che in rete, tra i nostri stessi sostenitori (e i due siti citati sono anche esempio di questo), vi siano pure momenti di contestazione dell'attuale classe dirigente del Pdl. Ma queste "sberle" dobbiamo prendercele senza offenderci e senza sindromi da lesa maestà. E' la rete, è la democrazia. Sta a noi lavorare perché gli applausi (e le idee, possibilmente liberali) prevalgano sui fischi.

Agendegiu17

Agende

Giorgio Stracquadanio  ha parlato lungamente di "agenda setting" e ha accusato Daw (blogger di centrodestra tra i più in vista) di farsi dettare l'agenda da Repubblica.it. Comprendiamo il nervosismo, ci mancherebbe. E' un momento difficile e andare in continuazione in tv a ripetere come un mantra che "tutto va bene" e che stiamo nel migliore dei partiti possibili non è impresa agevole. Tuttavia servirebbe un minimo di autocritica quando si parla di comunicazione. E' vostra (e non nostra) l'idea per cui si vincono le campagne elettorali con messaggi a reti unificate. E' vostra (e non nostra) l'idea per cui un partito si costruisce nominando un manipolo di deputati e facendo compravendita di quel che serve ripromettendo candidature a destra e (soprattutto) a manca. E' vostra (e non nostra) l'immagine di internet come un posto popolato soltanto da dipendenti pubblici fannulloni. Sono tutti vostri (e non nostri) gli scivoloni mediatici di questi giorni.

Non vi piace la nostra "agenda" per un motivo molto semplice. Perché non contempla rendite di posizione o posti garantiti e perché toglie i poteri agli apparati e li riconsegna alla gente. Questo è quel che non capite: non potete essere voi a scegliervi il popolo, dev'essere il popolo a scegliere voi.  Noi stiamo chiedendo un partito americano, meritocratico, partecipato, coraggioso, liberista. Se vi sembrano idee da Repubblica.it, probabilmente su internet non ci venite da un po' di tempo.

Il Meglio è nemico del benegiu16

Il Meglio è nemico del bene

Essendo un politico 2.0, sono andato sul sito della Camera e ho fatto una piccola ricerca: ho cercato la parola "primarie" in due periodi diversi. Il primo, nei 14 giorni precedenti il congresso fondativo del Popolo della Libertà (cioè dal 17 al 31 marzo 2009). Il secondo, negli ultimi 14 giorni, cioè dal 31 maggio al 14 giugno 2011. Risultato? Nel 2009 si parlava di primarie, a vario titolo, in 118 articoli complessivi, di cui molti relativi al dibattito interno al PD e alle elezioni americane. Nel 2011 il numero schizza a 823 articoli, per la stragrande maggior parte relativamente al dibattito interno al Pdl. Eppure due anni fa in 3 dei 118 articoli sono stato io a parlare di primarie.

Addirittura nel congresso del Pdl proposi di istituire un doppio registro per chi volesse interessarsi al partito: uno, i registrati, che raggruppa chi vuole dire la propria sulle grandi scelte, come il candidato sindaco o il leader, o sui grandi temi, come il testamento biologico o la scuola. Il secondo registro riguarda invece gli iscritti, coloro che intendono svolgere la politica al tempo pieno e che vogliono partecipare alla selezione della classe dirigente, eleggendo, per esempio, i coordinatori comunali.

In 15 anni di gloriosa storia Forza Italia ha avuto al massimo 400.000 iscritti. Rispetto a una media di 10 milioni di elettori sono il 4 per cento. E se andiamo a vedere ancora meglio quei 400mila si sono iscritti perché a chiederglielo sono state 20-30mila persone, lo 0,2-0,3 per cento. Un partito non può essere governato dallo 0,3 per cento del proprio elettorato, per questo ritengo utili le primarie o qualunque altra forma di consultazione diretta ed allargata.

Quando ho parlato su Twitter di un 20% di consiglieri comunali eletti con meccanismi di primarie l'ho fatto tenendo fede al mio motto: il meglio è nemico del bene. Nei due anni passati nulla è stato fatto per avere un partito più aperto, sfruttare le nuove forme di partecipazione come i social network. Per questo ritengo sia meglio partire dal basso, iniziando da una quota di consiglieri comunali, oppure dal candidato sindaco, salendo su al presidente di provincia, poi di regione, infine ai parlamentari, una cui quota potrebbe, con l'attuale sistema elettorale, essere riservata a nomi usciti dalle primarie.

Insomma, parlare di primarie come si sta facendo in questi giorni, applicandole ex abrubto ovunque, comporta il rischio di "cambiare tutto per non cambiare nulla", con grande gioia dei gattopardi. Quanto a me, ho iniziato a parlarne in tempi non sospetti e ho fondato i Club della Libertà proprio per questo motivo: consentire una maggiore e diversa partecipazione dei cittadini alla vita del partito.

Equanimi/2giu15

Equanimi/2

Cos'è stato il berlusconismo? In economia la promessa della rivoluzione liberale, meno tasse e più mercato. Su questo Berlusconi ha fallito. Certo. Ma poteva andare diversamente? Anche questi ultimi referendum danno molte giustficazioni al Cav. La più piccola riforma in ogni ambito in questo paese va incontro ad un moto di piazza, un referendum, un Tar, un'autostrada bloccata, uno sciopero, un fiume di lacrime. E caro direttore Lei sa bene che si governa con il consenso. Quindi il Cav è diventato negli anni un democristiano sottomentite spoglie. La storia d'Italia è lì a dirci che il governo è sempre stato tenuto da un connubio politico e un protezionismo economico. Il Cav poteva rompere con il familismo amorale, l'abitudine atavica, corporativa, statalista, avversa al rischio, al mare mosso della piccola economia italiana? Probabilmente era sua intenzione con gradualità iniziare questo percorso ma la crisi economica, l'alleanza politica con un partito ben più rurale di Fi e un'opposizone conservatrice ne ha bloccato lo slancio riformista. Hegelianamente doveva andare così.
Ha introdotto la logica bipolare e semplificato il sistema politico. Il senso della leadership, il gusto del politicamente scorretto, della battuta. Ha parlamentarizzato i postfascisti, ne ha ripulito le asperità, li ha vestiti in giacca e cravatta, ne ha tolto un po' di quella postura rigida e marziale. Con l'americanizzazione dei linguaggi politici ha portato però anche l'ipocrisia conservatrice. E allora immagini laccate, inni a Silvio, sorrisi di plastica e messaggi a reti unificate.
E' stato un leader futurista più nei modi che nelle scelte fatte. Ha rappresentato l'altra parte del senso di colpa cattolico. Quella vera, che non si può dire in pubblico. In questo ha avuto coraggio. Un coraggio impolitico, empatico. E adesso in piena crisi economica ne sta pagando il prezzo. Così se la Merkel dopo Fukushima inserisce la retromarcia sul nucleare solo per paura di altre sconfitte elettorali, Berlusconi dimostra la sua essenza. Ovvero cerca prima in maniera simpaticamente raffazzonata di rimandare il referendum e poi lascia libertà di voto e quindi campo libero al fronte del si. Ma la sua sincerità riformistica gli fa dire io mi astengo, sapendo che sarebbe stato un boomerang. Evidentemente anche il Cav ama la tragedia.
E' stato il leader del conflitto di interessi. Quel conflitto d'interessi dichiarato, lampante, autolesionista. Non quello strisciante e diffusissimo in ogni dove della politica e della economia italiana.
Lo scontro con la magistratura politicizzata è un lungo non risolto strascico della furia di tangentopoli. E' stato il partito leggero, carismatico che ha ben letto l'Italia del boom high tech ma che non risponde alle paure della crisi economica e alle esigenze di compartecipazione.
L'Italia è un paese che crea i miti e poi li distrugge. Quando li crea sono come eroi in cui il popolo si identifica. Nella caduta, su di loro poi si riversa la massa informe, la bile rancorosa, l'odio degli incapaci, degli ipocriti, degli incolti, dei tristi. Caro Ferrara, Lei ci chiede, è possibile un giudizio equanime? Credo di no. Questa è l'Italia, un paese melodrammatico e farsesco. Un paese in cui 26 milioni di italiani votano per ampliare il loro debito pubblico. E poi festeggiano nei modi e con il linguaggio di Lando Buzzanca e Tomas Milian. E con un concerto del Piotta.
ps Caro Direttore, aspetterei prima di suonare le campane a morto. Certo i cicli politici si aprono e si chiudono e sottoscrivo la Sua analisi sulla necessità di una fase due. Certo se Berlusconi starà fermo il destino è scritto ma se si rimetterà in moto..gli italiani amano i coup de theatre e il volto del perdente potrebbe giovargli. Altrimenti come dice Lei avremo un governo fricchettone. E' la democrazia.
giu15

Nessuna Rendita. Primarie per tutti

Commentando a caldo i risultati dei referendum, Gaetano Quagliariello ha lasciato cadere lì una proposta interessante: un disegno di legge che istituzionalizzi le elezioni primarie, sulla scorta di quanto accade, ad esempio, negli Stati Uniti. E' una prospettiva nuova perché, per la prima volta, i vertici del Pdl sembrano essersi accorti che un problema di selezione della classe dirigente esiste. Peccato che poi il Vicepresidente dei Senatori azzurri sia caduto nel tranello di non accettare la democrazia come metodo, non riuscendo ad affondare il colpo e postulando che sì, le primarie vanno bene, ma non per Berlusconi e nemmeno per la scelta del leader del Pdl. Qualche giorno prima della scoppola referendaria, Mario Valducci aveva invece affidato ad internet e al suo account twitter il nuovo mantra: almeno il 20% (sic!) dei candidati nei consigli comunali (ri-sic!) scelti con le primarie. Adelante, Pedro, con juicio,insomma, e una regola sopra ogni altra: proporre primarie ma mai per sé stessi. Evidentemente così non va e non ci vuole un fine analista per comprendere che la classe dirigente del principale partito del centrodestra italiano continua a dare di sé l'immagine di un gruppo di potere asserragliato nel bunker e teso a difendere con i denti l'esistente. La proposta di Quagliariello non va però derubricata a semplice boutade post-elettorale, anche perché è sintomatica di un minimo di risveglio se non nelle coscienze, quantomeno nel dibattito interno al partito. Chi scrive ha lanciato, assieme ad Andrea Mancia, Diego Destro e sui nostri rispettivi blog (Rightnation.it e daw-blog.com), una petizione online sottoscritta in pochi giorni da circa 700 persone, a cui si aggiungono i più di mille utenti che hanno dato la loro adesione alla petizione attraverso Facebook. Una raccolta di firme molto semplice per chiedere una cosa altrettanto semplice: primarie per il Pdl, aperte a tutti e che mettano in discussione tutti. Consiglieri regionali e parlamentari eletti nei listini bloccati, candidati a Sindaco, Presidenti di Provincia, Governatori, dirigenti del movimento (dal coordinatore comunale a quello regionale) e su fino al Presidente Nazionale: nessuno deve sentirsi titolare di una rendita garantita o di un potere che non fa i conti con la base e con gli elettori. Non abbiamo la smania di rivendicare diritti di primogenitura su idee che dovrebbero essere alla base di qualsiasi partito popolare e non elitario: attendiamo che la proposta di Quagliariello venga depositata in Parlamento, discussa magari contestualmente a quella depositata da Walter Veltroni e da altri parlamentari Pd, e ci mettiamo subito a disposizione per stimolare un dibattito schietto e non dogmatico. E' un tema questo su cui ci spendiamo da molto e non perché ci sentiamo depositari di chissà quali verità: abbiamo interpretato, rielaborandoli, concetti e spunti che in rete girano già da molto tempo. La discussione sulla forma partito, sul futuro dei moderati nel dopo Berlusconi è attiva su internet, nei blog, su facebook e su twitter molto prima che il doppio ceffone amministrativo e referendario svegliasse dal torpore i vertici di Via dell'Umiltà. Ai manovratori del Pdl sarebbe bastato dare un'occhiata a Tocqueville (www.tocqueville.it), il portale-aggregatore che riunisce online 2300 blog di estrazione liberale, libertaria, popolare, riformista, conservatrice per farsi un'idea di quel che si muove nel sottosuolo del centrodestra italiano. Al Pdl che oggi si agita e finalmente dibatte sul suo futuro andrebbe chiesto, per una volta, di evitare gattopardeschi predellini, soluzioni oligarchiche e scelte prese al chiuso delle stanze del potere. Internet e la rete hanno ormai il potere di anticipare i temi dell'attualità politica e di iniziare a fare, molto efficacemente, agenda setting. Invece di continuare a lamentarsi dello strapotere della sinistra online, il Popolo della Libertà farebbe bene ad accettare la sfida che arriva dal web e che nello spazio virtuale verrebbe taggata con poche ma efficaci parole d'ordine: democrazia, meritocrazia e coraggio delle proprie idee.

Equanimigiu14

Equanimi

I vostri affezionatissimi sono stati tirati in mezzo nella discussione su un possibile giudizio equanime riguardo Berlusconi e questo quasi ventennio.

Dopo la triangolazione Ferrara, Sofri, Rocca, la nostra risposta è qui.

Struzzi della Libertàgiu13

Struzzi della Libertà

Il centrodestra si chiama centrodestra perché si suppone faccia cose da centrodestra. Si immagina cioè, ma è pura fantasia a queste latitudini, che si batta per il mercato contro lo strapotere dello stato, che rivendichi la libertà e la responsabilità degli individui contro il paternalismo socialista, che tagli la burocrazia e riduca il potere degli apparati pubblici. Questo uno si aspetta: è poco, si dirà, ma è già qualcosa.

Il referendum di questi giorni è la perfetta fotografia del centrodestra moderno: insipido, arrendevole, culturalmente inesistente. Non c'era solo Berlusconi a giocarsi la faccia domenica e lunedì. C'era in ballo un'idea di paese, la competizione nella gestione dei servizi pubblici, la de-ideologizzazione delle politiche energetiche. C'erano cose per cui battersi, uscire allo scoperto, dire chi siamo, dove vogliamo andare e perché.

Questo governo è stato eletto per fare delle leggi e poi per difenderle . In verità senza troppa convinzione le ha fatte e poi ha alzato bandiera bianca quando un referendum le ha messe in dubbio.  E' un problema di Berlusconi, del centrodestra, del Pdl e in ultima analisi del paese. Questa endemica incapacità di fare scelte (i tagli lineari, la libertà di coscienza sui referendum, le province mai abolite) è l'esatto contrario della buona politica e, ormai, si è fatta sistema.

Non aiuta, o almeno: non aiuta noi, pensare che Bersani si  è rimangiato le sue lenzuolate e ha consegnato la golden share della sua coalizione a Vendola e Di Pietro. E non rende meno amara la sconfitta vedere Debora Serracchiani esultare in piazza senza rendersi conto che oggi sono morte tutte le speranze di una sinistra blairiana anche da noi.

Non serve a niente, perché abbiamo perso. E abbiamo perso a causa di un partito e di un leader che hanno dimostrato la personalità, la lungimiranza e l'incisività di uno struzzo.

In difesa di Stevegiu11

In difesa di Steve

Prima che leggiate questo articolo devo fare alcune premesse: per me Apple è un'esperienza mistico-religiosa, per me Steve Jobs non può essere un ladro di idee perché è lui stesso ad essere un'idea personificata. Quest'ultima cosa trova proprio conferma nell'articolo citato dal buon Andrea a proposito della top ten dei flop tecnologici dato che sbaglia solo chi prova ad innovare qualcosa e non chi si limita, nella maggior parte dei casi, ad accettare

Steve Jobs, ladro di ideegiu11

Steve Jobs, ladro di idee

Va bene che per qualcuno i prodotti Apple sono qualcosa a metà strada tra una sostanza psicotropa e un'esperienza mistico-religiosa, ma tutto questo stracciarsi di vesti mediatiche ogni volta che Steve Jobs presenta un nuovo prodotto (o comunque qualcosa firmato da lui) è, francamente, imbarazzante. Anche perché, a forza di incensare - senza, nella maggior parte dei casi, capire neppure cosa esattamente si sta incensando - e a forza di agiografie travestite da biografie, quasi tutti ormai credono che Steve Jobs sia davvero un genio. E non soltanto un abilissimo venditore (soprattutto di se stesso), con una carriera imprenditoriale che ha conosciuto molte vette e altrettanti abissi. Nella "top ten" dei flop tecnologici stilata nel 2009 dal Daily Telegraph, tre prodotti su dieci sono creature di Steve Jobs. E non è un caso.

Il centrodestra che c'è (online)giu9

Il centrodestra che c'è (online)

Dieci blog di centrodestra partecipano al dibattito lanciato dal sito de Il Foglio sul ruolo di Internet nel futuro del centrodestra. Dibattito aperto dal dirompente intervento di cui è stato ieri protagonista il direttore del Tempo, Mario Sechi, al Teatro Capranica di Roma. A parte i sottoscritti, prendono la parola Diego Destro (Daw), Dario Mazzocchi (Mondopiccolo), Paolo Della Sala (La pulce di Voltaire), Mario Seminerio (Phastidio), Carlo Stagnaro (Chicago-Blog), Filippo Nardelli (The Common Sense Revenge), Saba Zecchi (Ultima Thule), Alessio Di Carlo (Giustizia Giusta) e Andrea Lenci (Scenari Politici). Tutti molto bravi, tutti amici, tutti e dieci cittadini storici di Tocqueville.it. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Sechi: il videogiu8

Sechi: il video

Via Daw, il video dell'intervento del direttore de "Il Tempo", Mario Sechi, alla manifestazione di ieri al Teatro Capranica di Roma organizzata da Giuliano Ferrara. Sechi cita la petizione online sulle primarie per il Pdl lanciata da Daw e The Right Nation.

Firmare per crederegiu8

Firmare per credere

Al Capranica, oggi, Mario Sechi ha parlato di noi e della nostra pazza petizione per chiedere Primarie per tutti e a tutti i livelli. C'è già chi ha messo le mani avanti dicendo che "primarie si, ma mica tanto". Che occorre cautela e bla bla bla.

Noi crediamo che serva osare, adesso o mai più. Chi crede in un futuro per il centrodestra, ci mette la firma. Scegliamo noi, per non far scegliere loro. Che poi finisce che si scelgono a vicenda.

FIRMATE LA PETIZIONE ONLINE!

 

ps: attenzione: chi non ricevesse la mail di conferma, si ricordi di buttare un occhio nello spam. Spesso la mail di Firmiamo.it finisce lì.

Primarie per il Pdlgiu7

Primarie per il Pdl

Vogliamo scegliere i nostri parlamentari, il nostro candidato premier, i nostri candidati alla guida di città, province, regioni. Vogliamo scegliere la classe dirigente del nostro partito, i coordinatori comunali, provinciali, regionali, il presidente nazionale. Vogliamo scegliere perché scegliere significa mettere in competizione, premiare il merito, preferire le idee buone a quelle cattive. Vogliamo scegliere perché sentiamo che questo centrodestra è davanti ad un bivio cruciale ed è chiamato ad assumere una decisione non più procrastinabile: o si cambia o si muore. O si imbocca la via della democrazia interna o si corre rapidi sul viale del tramonto.

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