Cos'è stato il berlusconismo? In economia la promessa della
rivoluzione liberale, meno tasse e più mercato. Su questo
Berlusconi ha fallito. Certo. Ma poteva andare diversamente? Anche
questi ultimi referendum danno molte giustficazioni al Cav. La più
piccola riforma in ogni ambito in questo paese va incontro ad un
moto di piazza, un referendum, un Tar, un'autostrada bloccata, uno
sciopero, un fiume di lacrime. E caro direttore Lei sa bene che si
governa con il consenso. Quindi il Cav è diventato negli anni un
democristiano sottomentite spoglie. La storia d'Italia è lì a dirci
che il governo è sempre stato tenuto da un connubio politico e un
protezionismo economico. Il Cav poteva rompere con il familismo
amorale, l'abitudine atavica, corporativa, statalista, avversa al
rischio, al mare mosso della piccola economia italiana?
Probabilmente era sua intenzione con gradualità iniziare questo
percorso ma la crisi economica, l'alleanza politica con un partito
ben più rurale di Fi e un'opposizone conservatrice ne ha bloccato
lo slancio riformista. Hegelianamente doveva andare così.
Ha introdotto la logica bipolare e semplificato il sistema
politico. Il senso della leadership, il gusto del politicamente
scorretto, della battuta. Ha parlamentarizzato i postfascisti, ne
ha ripulito le asperità, li ha vestiti in giacca e cravatta, ne ha
tolto un po' di quella postura rigida e marziale. Con
l'americanizzazione dei linguaggi politici ha portato però anche
l'ipocrisia conservatrice. E allora immagini laccate, inni a
Silvio, sorrisi di plastica e messaggi a reti unificate.
E' stato un leader futurista più nei modi che nelle scelte
fatte. Ha rappresentato l'altra parte del senso di colpa cattolico.
Quella vera, che non si può dire in pubblico. In questo ha avuto
coraggio. Un coraggio impolitico, empatico. E adesso in piena crisi
economica ne sta pagando il prezzo. Così se la Merkel dopo
Fukushima inserisce la retromarcia sul nucleare solo per paura di
altre sconfitte elettorali, Berlusconi dimostra la sua essenza.
Ovvero cerca prima in maniera simpaticamente raffazzonata di
rimandare il referendum e poi lascia libertà di voto e quindi campo
libero al fronte del si. Ma la sua sincerità riformistica gli fa
dire io mi astengo, sapendo che sarebbe stato un boomerang.
Evidentemente anche il Cav ama la tragedia.
E' stato il leader del conflitto di interessi. Quel conflitto
d'interessi dichiarato, lampante, autolesionista. Non quello
strisciante e diffusissimo in ogni dove della politica e della
economia italiana.
Lo scontro con la magistratura politicizzata è un lungo non
risolto strascico della furia di tangentopoli. E' stato il partito
leggero, carismatico che ha ben letto l'Italia del boom high tech
ma che non risponde alle paure della crisi economica e alle
esigenze di compartecipazione.
L'Italia è un paese che crea i miti e poi li distrugge. Quando
li crea sono come eroi in cui il popolo si identifica. Nella
caduta, su di loro poi si riversa la massa informe, la bile
rancorosa, l'odio degli incapaci, degli ipocriti, degli incolti,
dei tristi. Caro Ferrara, Lei ci chiede, è possibile un giudizio
equanime? Credo di no. Questa è l'Italia, un paese melodrammatico e
farsesco. Un paese in cui 26 milioni di italiani votano per
ampliare il loro debito pubblico. E poi festeggiano nei modi e con
il linguaggio di Lando Buzzanca e Tomas Milian. E con un concerto
del Piotta.
ps Caro Direttore, aspetterei prima di suonare le campane a
morto. Certo i cicli politici si aprono e si chiudono e sottoscrivo
la Sua analisi sulla necessità di una fase due. Certo se Berlusconi
starà fermo il destino è scritto ma se si rimetterà in moto..gli
italiani amano i coup de theatre e il volto del perdente potrebbe
giovargli. Altrimenti come dice Lei avremo un governo fricchettone.
E' la democrazia.