Chi vince e chi perde
di
Luca Fusari
| 6 maggio, 2011
| 8 commenti
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Avendo seguito durante l'intera nottata di oggi i primi
risultati delle elezioni amministrative in UK riassumo brevemente
il risultato e le prime impressioni che ho ricavato dai dati
provenienti da Galles, Scozia e Inghilterra, in attesa dello
spoglio oggi pomeriggio del referendum sull'AV (dall'esito a
maggior ragione scontato, visto il risultato della notte) e dei
risultati del Nord Irlanda nei prossimi giorni.
Parto dai grandi sconfitti della nottata: i liberaldemocratici
del vicepremier Clegg, basta questo dato amministrativo per capire
come di fatto anche quello referendario sarà di ugual segno.
I libdem si sono quasi estinti in tutto il Regno nel giro di una
notte, dopo un anno vissuto in modo evidentemente delirante a
fianco dei Tories (i quali invece riescono addirirttura a
guadagnare seggi alle spalle dei loro alleati di minoranza) secondo
il giudizio dell'elettore inglese.
Il Labour ha grossi problemi proprio nel luogo da cui provengono
due suoi ex leader: la Scozia.
Riesce a difendersi nei soliti bacini tradizionali inglesi
(sebbene per il momento non sfondi) e nel complesso è avanti di 2
punti percentuali rispetto ai tories come media nazionale.
I Tories però a differenza dei loro soci di governo si difendono
bene in Galles e addirittura in Scozia vanno meglio dei libdem (il
che significa davvero un disastro di proporzioni apocalittiche per
i libdem!).
In Inghilterra i tories stanno dominando nel numero dei consigli
e nei seggi e si prevede una estesa macchia blu sulla cartina a
spoglio concluso.
La grande sorpresa e il grande vincitore della notte si chiama
però SNP, gli indipendentisti scozzesi di Salmond hanno annichlito
i Libdem rubando tutti i voti, e hanno sconfitto pesantemente anche
il Labour addirittura in alcuni feudi scozzzesi sicuri.
Hanno pigliato voti a raffica in ogni parte della Scozia, isole
escluse (andate ad appannaggio dei libdem)!.
Quindi quali scenari si aprono ben sapendo che l'AV verrà quasi
presumibilmente bocciato (e non solo per la scomparsa
dell'elettorato del partito proponente, i libdem)?
A mio giudizio, se lo SNP non farà come ha fatto la Lega nel
decennio scorso, dopo il suo boom pensando di costruirsi un ruolo
di "partito ecumenico", l'indipendenza per la Scozia da oggi è
molto più vicina.
Non fosse altro perchè gli altri partiti nazionali lab e libdem
sono in grave crisi di consensi proprio in Scozia ma anche nel
resto del Regno.
Certo i tories sono per l'unità del Regno da sempre, e un
partito che vince e regge la prova della coalizione alle urne,
potrebbe cercare non solo di disfarsi dei libdem andando alle
elezioni anticipate, ma cercando ache di bloccare sul nascere ogni
velleità indipendentista oltre il vallo di Adriano.
Ma potrebbero paradossalmente anche pensare a un qualche accordo
di massima con lo SNP per ridurre la portata dei due partiti
(libdem e lab) suoi diretti rivali sul piano politico sul nazionale
entro il solo contesto politico inglese (dove ora oggettivamente i
tories sono sicuramente più forti dei concorrenti).
Quindi al fine di ridurre il peso politico lab e libdem si
potrebbe aprire anche la possibilità concreta di una fase avanzata
verso la secessione della Scozia.
D'altronde a Cameron restano poche possibilità, dato che lo SNP
prossimamente potrebbe diventare paradossalmente il terzo incomodo
sul piano nazionale in termini di voti, sostituendosi ai libdem
quanto a portata di consensi anche solo puntando nella natia
Scozia.
Il fatto che Cameron abbia puntato nettamente sul sistema
attuale maggioritario sfavorendo i libdem è un segnale che dovrebbe
indicare un interesse dei tories a conservare una preminenza
politica evitando possibili sistemi di coabitazione a Downing
Street e certamente lo SNP non si è disponibile a tali intese (a
maggior ragione per la sua ragione autonomista anti-inglese e
anti-tories, e a maggior ragione dopo la fine dei libdem).i
Cameron però deve comunque scontrarsi con il fatto che la Scozia
non è i libdem, a maggior ragione ora che non li vota più.
Cameron non potrà mai essere un leader britannico ma solo
inglese, dato che sia in Scozia ma sopratutto in Galles (aspettando
i risultati in Nord Irlanda) egli e il suo partito non trovano
consensi adeguati per tali ambiziosi ruoli a loro volta
"ecumenici".
In Scozia ora c'è un partito indipendentista che certamente
cercherà di far valere le proprie ragioni forte del suo seguito di
voti.
Il fatto che gli scozzesi si siano espressi in massa verso lo
SNP anzichè i libdem e il labour, significa che solo tale partito
viene ritenuto difensore (a torto o a ragione) degli interessi
degli scozzesi.
Lo SNP per la sua peculiarità nazionalista scozzese non può
andare a Westminster o a Downing Street e atteggiarsi a ruolo di
comprimario di Cameron e del suo governo.
Salmond non è un cialtrone pavido come Umberto Bossi e la
Scozia è storicamente e culturalmente più viva della inesistente
Padania!.
Il Labour e i Libdem specie negli ultimi tempi hanno dimostrato
di considerare la Scozia solo un mero bacino di voti per le loro
manovre politicanti a Londra, con poco interesse in merito alle
richieste della gente del luogo.
Gli elettori quindi si sono vendicati forse anche tramite il
voto di protesta, forse anche con una sensibile riconsiderazione
della situazione vigente, punendo il Labour e i Libdem con il voto
verso lo Scottish Natonal Party.
Quindi è assai probabile che tale pacchetto di voti
indipendentisti scozzesi non solo siano inutilizzabili per Cameron,
ma di fatto tale pacchetto venga sottratto in particolar modo ai
libdem e labour danneggiandoli seriamente.
Che Cameron e i tories non possano ambire elettoralmente
al successo o al bacino di voti scozzesi, è dato per scontato da
tutti gli analisti, molto meno questo è avvenuto in tempi recenti
sia per libdem che per il Labour (si pensi specie al New Labour
degli ultimi due decenni).
Al contempo però, Cameron deve tener conto che i libdem sono
usciti quasi di scena a livello nazionale con le ossa
fratturatissime e in piena crisi di nervi al loro interno tra la
fazione sinistrata e quella liberale.
L'intesa di coalizione tra i libdem e i Tories al governo è a
rischio per contrapposti interessi che difficilmente veranno
appianati da un rimpasto (il quale poi sfavorirebbe i Libdem), i
tories hanno tutto interesse (ora che sono forti e che hanno
scaricato efficacemente e molto spesso non a torto, tutte le colpe
all'alleato di minoranza davanti agli elettori del regno), a
correre il prima possibile da soli alle elezioni politiche per un
governo monocolore al fine di realizzare il programma.
Clegg non è riuscito a far cambiare mentalità al suo partito e
questo è un limite suo come leader e della sua compagine, che non
ha caso è stata pesantemente punito dagli elettori anche in merito
ad una proposta di riforma della legge elettorale che non solo non
era proporzionale ma neppure efficace per le altre forze politiche
minoritarie nel regno al fine di avere maggior visibilità.
L'unico beneficiario sarebbe stato Clegg, appare quindi evidente
che tale furbata-porcata a differenza dell'Italia non sia stata
apprezzata dagli elettori britannici.
I libdem nel tentativo spasmodico di recuperare consensi e di
staccarsi dai conservatori potrebbero addirittura sacrificare la
ormai loro fallimentare esperienza di governo per puntare ad una
sterile opposizione sinistrata.
Lo stesso Labour pur non brillando (anzi...) ha tutto interesse
a far fuori politicamente i libdem cercando di guadagnare il loro
elettorato in fuga evitando ogni intesa politica con la leadership
di questa, spingendo per le elezioni politiche il prima possibile
(come hanno dichiarato anche i suoi stessi esponenti) nel tentativo
di evitare possibili polemiche interne al partito specie riguardo
la sua giovane leadership.
A fronte di tutto ciò lo SNP potrebbe inserirsi in tali vicende
proponendo l'agenda indipendentista (forse anche secessionista!?)
ricreando a fronte della debolezza di libdem e laburisti, una
rivalità diretta tra SNP e Tory, tra Scozia e Inghilterra tale da
indurre il secondo a prendere seriamente sul serio la possibilità
di sganciare la Scozia dal proprio sistema politico qualora non
voglia intestardirsi nel solito atteggiamento da
nazionalconservatore sovente presente nei tories che certamente
potrebbe anche essere deleterio specie se proprio lo SNP dovesse
perdere appeal presso gli scozzesi (i quali potrebbero tornare a
rivotare in massa i Libdem o il Labour con grosso danno per i
Tories).
Cameron non ha interesse a farsi nemico lo SNP, questo
eminentemente per ragioni elettorali; a maggior ragione se lo SNP
si orienterà su un programma interno di governo locale basato su
istanze conservatrici o moderate-centriste auspicabilmente meno
stataliste del passato e più propense al libero mercato.
Esso potrebbe apparire soluzione migliore dei libdem e dei
laburisti anzichè semplice loro imitazione autoctona sul suolo
scozzese.
Se lo SNP si sostituirà ai libdem e ai laburisti presentandosi
come forza politica di centrodestra moderato avente peculiarità
locali potrebbe addirittura diventare una insidia mediatica proprio
all'immagine di Cameron nel Regno specie qualora ll giovane leader
Tory cercasse lo scontro con Salmond.
Non a caso Salmond nelle sue prime dichiarazioni ha preferito
saggiamente muovere guerra al Labour scozzese dichiarando la sua
egemonia in Scozia come terminata grazie al trionfo dello SNP,
accusando il partito di Milliband di una campagna antisecessionista
al limite della paranoia.
Staremo a vedere nelle prossime settimane e mesi, certamente
vista anche la condizione generale dell'economia UK e la crisi
degli eurostati (si pensi al Belgio o Spagna), non è escluso che il
successo dello SNP non possa diventare il vero motore per un
processo di secessioni a catena in giro per l'Europa laddove le
condizioni socio-politiche sono favorevoli.
Nel caso britannico in particolare anche le condizioni politiche
interne ai partiti del Regno, gli interessi dei due principali
leader vincenti (Cameron e Salmond) e il giudizio espresso dai
rispettivi elettorati inglese e scozzese paiono essere favorevoli
al fine di poter immaginare tale genere di scenari
secessionisti.