Chi tocca gli hackers, muore
di
Andrea Mancia
| 26 aprile, 2011
| 2 commenti
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Pasqua di lacrime e sangue per i 70 milioni di utenti del
Playstation Network che da mercoledì 20 aprile non possono giocare
online con le loro console per videogiochi Sony (PS3 e PSP) o
utilizzare il servizio di video e musica on-demand Qriocity. Voci
non confermate ipotizzano un ripristino del network entro oggi in
Giappone ed entro domani negli Stati Uniti e in Europa (Italia
compresa). Ma per ora questa timeline resta più una speranza che
una certezza, vista l'estrema frammentarietà con cui il colosso di
Tokyo sta comunicando - ai propri utenti e al resto del mondo -
quello che è realmente accaduto alla sua infrastruttura
telematica.
Dopo un paio di giorni di assoluto silenzio, Sony ha ammesso di
aver subito un attacco hacker (si parla di "external
intrusion") e di aver intenzionalmente "chiuso" il Playstation
Network per riparare i danni prodotti e migliorare la sicurezza.
Poi, proprio il giorno di Pasqua, arriva l'ultimo comunicato
ufficiale. "Stiamo lavorando giorno e notte - si legge sul sito Internet di Sony - per riportare online
il PSNetwork e Qriocity - I nostri sforzi per risolvere la
questione comportano la ricostruzione del sistema per rafforzare
ulteriormente l'infrastruttura di rete. Anche se questo compito
richiede molto tempo, abbiamo deciso che valeva la pena spendere il
tempo necessario per dare al sistema maggiore sicurezza. Vi
ringraziamo per la vostra pazienza fino ad oggi e ve ne chiediamo
un po' di più, mentre ci muoviamo verso il completamento di questo
progetto ".
Parole di circostanza, che nascondono probabilmente un problema
molto serio (potrebbero essere stati violati gli account degli
amministratori del network) e che naturalmente non fanno alcun
cenno al contesto entro il quale si è verificato questo colossale
flop digitale. Flop che potrebbe avere conseguenze strutturali
molto gravi per una società che per decenni ha dominato con pugno
di ferro il settore dell'intrattenimento elettronico.
Tutto nasce poco più di un anno fa a Glen Rock, una pacifica
cittadina nel nord del New Jersey, immersa nel cuore di Suburbia.
E' qui, infatti, che vive George Francis Hotz - nome d'arte
"Geohot" - un hacker ventenne che si è già messo in luce per aver
sviluppato il primo jailbreak per iPhone, regalando per
sempre agli utenti Apple la possibilità di accedere a tutte le
funzionalità dei loro device senza essere costretti a
vivere nel colorato lager digitale controllato da Steve Jobs e
compagni. Con i touch-device prodotti da Cupertino si
possono fare molte più cose (e molto meglio) di quello che Apple
vuole farci credere. Ma questo lo sa soltanto chi si è azzardato a
"liberare" il proprio iPhone o iPad.
Alla fine del 2009, dopo un paio d'anni trascorsi a galoppare
nella comunità di jailbreaking fiorita intorno ai gadget
prodotti da Apple, il buon George decide di rivolgere le proprie
attenzioni al gioiellino di punta di casa Sony, la console per
videogiochi Playstation 3, considerata fino a quel momento immune a
qualsiasi tentativo di pirateria. Hotz, come sua abitudine,
mette in piedi un blog per informare in tempo reale i "seguaci"
sugli sviluppi del suo lavoro. E dopo appena cinque settimane
annuncia al mondo che l'operazione è riuscita: tramite un
kernel Linux, è possibile prendere "pieno controllo" della macchina
e utilizzare tutte le potenzialità "nascoste" da Sony.
La reazione di Sony è durissima. E parte dal Tribunale
distrettuale della Nord California, che all'inizio del 2011 riceve
una richiesta di "ordinanza restrittiva temporanea" nei confronti
di Geohot. La strategia degli avvocati di Sony è molto aggressiva:
viene identificato chiunque abbia donato denaro a Hotz (via PayPal)
o si sia connesso con il suo sito (ormai ridotto ai minimi termini). Un metodo
che funziona con il malcapitato giovanotto del New Jersey, che si
vede costretto a risolvere la questione in via extragiudiziale
promettendo di non avvicinarsi più in vita sua ad un prodotto Sony,
ma che scatena la furia della comunità hacker in tutto il
mondo.
E' in questo momento che inizia a prendere peso l'ipotesi di un
attacco, massiccio e coordinato, contro il PSNetwork. Ipotesi che
circola con insistenza soprattutto negli ambienti vicini ad Anonymous, un gruppo che si è già distinto per
azioni spettacolari contro bersagli di ogni tipo (presunti
pedofili, Scientology, fanatici di hip hop, YouTube, regime
iraniano, governo australiano, nemici di Wikileaks, partiti
irlandesi, dittatori mediorientali e chiese battiste
anti-omosessuali) oltre che per l'assolutà incapacità di esercitare
un controllo diretto ed efficace sui propri membri. Il caso-Sony è,
molto probabilmente, l'ennesimo esempio di questo "anarchismo"
strutturale.
L'idea di attaccare il PSNetwork per "vendicare" Geohot viene a
lungo discussa dal mondo che gravita intorno ad Anonymous, ma alla
fine la maggioranza decide di non intervenire per non attirarsi
l'ira (sacrosanta) di 70 milioni di videogiocatori. Mentre sul blog
semi-ufficiale del gruppo si declina ogni responsabilità , però,
continuano a moltiplicarsi le voci secondo cui l'attacco sarebbe
stato sferrato dalla fazione più intensamente anti-Sony del gruppo,
messa in minoranza ma decisa in ogni caso a perseguire la propria
"vendetta".
A versare benzina nei serbatoi già in fiamme di Sony, oltre ai
milioni di utenti inferociti che in queste ore stanno sfogando la
propria frustrazione sui forum di tutto il web, è arrivata anche la
mossa di Microsoft (produttrice della console concorrente di PS3,
l'Xbox 360) che ha annunciato il lancio, proprio nel weekend di
Pasqua, dell'iniziativa Xbox Nation. In pratica, Microsoft ha
aperto per due giorni gratuitamente a tutti la versione "gold" del
proprio network di gioco online, a cui si può accedere solo pagando
un (piccolo) abbonamento annuale, nel palese tentativo di attrarre
quella fetta dell'utenza Sony che voleva disperatamente
approfittare delle festività per dedicarsi al proprio passatempo
preferito. E questo potrebbe rappresentare un "punto di non
ritorno" nel serratissimo testa-a-testa con cui Playstation3 e Xbox
360 stanno lottando per assicurarsi la prima posizione nelle vendite totali di console di settima generazione
(Nintendo, con il suo Wii, fa corsa a parte, visto che si rivolge a
un pubblico molto più "casual" e molto meno
"hardcore").
La console della Sony è riuscita a rimanere in piedi quando un
colosso dalla lunga tradizione come Nintendo l'ha battuta sul suo
stesso terreno, quello dell'innovazione tecnologica e del marketing
aggressivo. E' riuscita a restare in piedi quando un gigante con la
potenza finanziaria, la spavalderia e la rete di distribuzione di
Microsoft è arrivata a bussare alla porta del suo mercato di punta.
Ma rischia di andare al tappeto, oggi, per aver calcato troppo la
mano con un ragazzino del New Jersey. Morale della storia?
Don't mess with the open-source crowd.
(da Il Tempo in edicola oggi)