Riaprono gli ippodromi!apr29

Riaprono gli ippodromi!

Avete sofferto. Giorni e giorni senza scommettere, senza guardare i cavalli trottare, senza tifare per i fantini che preferite. Ma non avete atteso invano. Stanotte, allo scoccare delle 24, gli ippodromi clandestini riaprono.

Si corre, a partire da lunedì, nei circuiti di Milano, Torino, Bologna, Cagliari, Trieste e Napoli. In aggiunta anche alcune piste minori che scopriremo, un poco alla volta, mano a mano che gli allibratori si faranno vivi con gli ultimi tempi delle ultime corse.

Se qualcuno di voi passasse per un ippodromo clandestino e ci volesse raccontare la sua corsa, può scriverci all'indirizzo simo.bressan(@)gmail.com.

Buon divertimento!

Troppo Buonoapr27

Troppo Buono

Diceva il Paròn "sul campo come nella vita". Dovrebbe saperlo bene il vicino di casa del triestino Nereo Rocco, il caro Simone Bressan. Che ha sempre un debole per le cose light. Per esempio, impazziva per il conservatore morbido David Cameron piuttosto che per il duro David Davies quando si è trattato di scegliere il leader che aveva il compito di riportare i Tories al Numero 10 di Downing Street. Ci sono tornati, ovvio: ma azzoppati e con i disastrati liberaldemocratici sulle spalle. Ha avuto anche un (seppur breve) flirt per Barack Obama ai tempi delle primarie democratiche perché, secondo lui, qualcosa in comune con Cameron ce l'aveva. E poi è un fan sfegatato di Rafa Benitez.

Un signore. Posato, tranquillo, educato. Un gentleman del calcio moderno, nulla a che vedere con quel furbone di José Mourinho che invece è tanto abile a sfruttare la sudditanza psicologica dei giornalisti sportivi nei suoi riguardi. Un idealista contro un pragmatico. Idealismo contro realpolitik. Le cronache ci dicono che il Liverpool targato Benitez ha sempre messo sotto il Chelsea di Mourinho, comprese le occasioni in cui si trattava di staccare un biglietto per la finale di Champions League. Benitez con i Reds ne ha vinta una, in modo tale che a rifarla cento volte, il Milan vincerebbe tutte e cento le volte. L'uomo di Setubal ne ha vinte due e la seconda è giunta a coronamento di una stagione indimenticabile - e irripetibile - per l'Inter dei Moratti che prima dell'arrivo di Mourinho riusciva a iporsi solo grazie ai tribunali sportivi.

Sul campo come nella vita: il caro Simone è troppo buono. È come Leonardo, insomma. Quello venuto dopo Benitez, esatto.

Rafaapr27

Rafa

Avevano l'allenatore perfetto:li aveva portati giù, li avrebbe riportati su. I dubbiosi possono citofonare Ancelotti e Steven Gerrard per referenze. Rafa Benitez è uno che ha già dimostrato di saper rimontare. E di saperlo fare quando rimontare è più difficile. Da 0-3 a 3-3 nell'epopea rossa di Istanbul con una meraviglia tattica e psicologica seconda solo allo speech di Al Pacino in Ogni maledetta domenica.

Niente, non gli piaceva. Saranno stati i calzini sbagliati, i modi troppo gentili, il fatto che Moratti capisca di calcio quanto il sottoscritto di tartufi. Tant'è che l'hanno mandato via. Per prendere il redento, il rossonero spurgato, il berlusconiano pentito. Leonardo: un nome, una mezza garanzia.

Poteva essere Leonardo Da Vinci, sarà al massimo Leonardo Da Perdi. Ha perso il campionato (quasi), ha perso la Champions facendosi spiegare calcio dallo Schalke 04, mica il Barcellona. Adesso punta dritto verso la Coppa Italia. Se la porta a casa, sarà ancora triplete: Supercoppa Italiana, Mondiale per Club, Coppa Italia. Certo, due su tre sono merito di Rafa. Se non dovesse vincere nemmeno la coppetta di riserva
allora rideremo tutti un sacco: avrà vinto solo Rafa, dopo di lui il nulla.
Anche in panchina.

Chi tocca gli hackers, muoreapr26

Chi tocca gli hacker...

Pasqua di lacrime e sangue per i 70 milioni di utenti del Playstation Network che da mercoledì 20 aprile non possono giocare online con le loro console Sony (PS3 e PSP) o utilizzare il servizio di video e musica on-demand Qriocity. Voci non confermate ipotizzano un ripristino del network entro oggi in Giappone ed entro domani negli Stati Uniti e in Europa (Italia compresa). Ma per ora questa timeline resta più una speranza che una certezza, vista l'estrema frammentarietà con cui il colosso di Tokyo sta comunicando - ai propri utenti e al resto del mondo - quello che è realmente accaduto alla sua infrastruttura telematica.

Disco Rottoapr25

Disco Rotto

Il Sindaco di Udine, Furio Honsell, è l'esempio perfetto di cosa è diventato il 25 Aprile per alcuni illuminati esponenti della sinistra italiana.

L'anno scorso, durante il consueto discorso in Piazza Libertà, si fermò a parlare di Costituzione ed espresse questo originale pensiero:

"Vergogna per chi quotidianamente tenta di calpestarla! Per chi tenta di modificarla attraverso percorsi diversi da quelli che essa stessa prevede, che sono percorsi di condivisione popolare! E orgoglio per i giudici della Corte Costituzionale che hanno il coraggio di opporvisi!"

Quest'anno, invece, dopo un anno di fervide rielaborazioni sul tema e un sacco di acqua passata sotto i ponti ha sentito il bisogno di accogliere l'appello del centrodestra ad evitare strumentalizzazioni politiche e ha sentenziato:

"Vergogna dunque per chi quotidianamente tenta di calpestare la Costituzione! Per chi tenta di modificarla attraverso percorsi diversi da quelli che essa stessa prevede! E orgoglio per il Presidente Napolitano e i giudici della Corte Costituzionale che hanno il coraggio di opporsi e difenderla con la sola forza della loro Ragione!"

Un disco rotto.

Cuba Libreapr22

Cuba Libre

Ed ora chi consolerà gli aficionados di una delle ultime tirannie comuniste del globo che ha deciso, con estrema cautela sia chiaro, di intraprendere il primo passo in direzione dell'odiata economia di mercato?

Adusi a sventolare bandieroni con la bandiera del paradiso rosso caraibico e i faccioni accigliati, come si conviene, dei due dioscuri della oramai lontana rivoluzione, gli apologeti nostrani del miracolo de l'Avana dovranno malinconicamente ripiegare sulla paranoica satrapia nordcoreana, ultima thule del marxismo-leninismo ortodosso con l'inconveniente di non offrire i conforts materiali e spirituali della prima.

Neanche Guzzantiapr21

Neanche Guzzanti

Nemmeno quel genio di Corrado Guzzanti sarebbe stato in grado di immaginare una cosa grottesca come la conferenza stampa di ieri in cui Antonio Pennacchi ha spiegato che il liberalcapitalismo è una cosa brutta, brutta, brutta. E che serve un'unità di popolo "oserei dire maoista". Uno spettacolo unico nel suo genere, da cabarettismo di altissimo livello, con splendidi sparring partners quali Fabio Granata, Italo Bocchino e Roberto Menia.

Una tirata contro il precariato, il lavoro come diritto, un  attacco frontale al liberismo individualista causa di ogni male: ai tre dell'Ave Maria (Granata-Bocchino-Menia sono un tridente che neanche Gre-No-Li) non deve essere sembrato vero di tornare così, tutto ad un tratto, alle origini della loro esperienza politica.

Sono intimamente di sinistra. Non nel senso novecentesco, direbbe Pennacchi, ma in termini assoluti. Sono intimamente di sinistra perché credono nella capacità dello Stato prima ancora che in quella dell'individuo e perché stanno lì a fare una conferenza stampa con un personaggio che si fregia orgoglioso del titolo di "fasciocomunista" e che afferma con sicumera che "l'individuo dev'essere subordinato alla collettività" e che "la libertà di tutti è garantita dallo Stato".

Lo zenit futurista arriva,però, con l'attacco a Mondadori e attraverso Mondadori a Berlusconi. Silvio Berlusconi, solo per la cronaca,  sarebbe quell'editore illiberale che gli ha permesso di pubblicare Il Fasciocomunista, Shaw 150, Canale Mussolini e Mammut.

UNDER AV

In Inghilterra impazza la guerra referendaria. Tutto si gioca sul sistema elettorale e sulla scelta che i sudditi di Sua Maestà saranno chiamati a compiere il 5 Maggio prossimo: da un lato il sistema del cosiddetto Alternative Vote, dall'altro quello del First past the post. Quest'ultimo altro non è che l'uninominale secco che ha da sempre caratterizzato il sistema britannico, mentre la proposta di riforma sposterebbe il modello Westminster verso un'impostazione più simile a quella australiana.

A sostegno della nuova ipotesi si stanno spendendo, per ovvie ragioni, i Libdem di Nick Clegg mentre per la permanenza dell'attuale sistema sono scesi in campo, con un'inedita alleanza,  sia il premier David Cameron che  l'ex ministro laburista John Reid.

Come al solito, però, sugli scudi ci stanno i creativi del Partito Conservatore che nel video qui sopra spiegano come, con il nuovo sistema, a vincere potrebbero non essere i migliori.

Dittatura dei miglioriapr18

Dittatura dei migliori

L'appello lanciato da Giuliano Ferrara dalle colonne de Il Foglio e dalla trasmissione Radio Londra non è da prendere come l'ultima goliardata di un "alfiere di Berlusconi" perché il pericolo che vi viene sottolineato è realmente presente in forme più o meno marcate tra gli oppositori di Berlusconi. L'articolo di Asor Rosa non è che la punta dell'iceberg di una corrente di pensiero che da alcuni anni da sotterranea sta uscendo sempre più alla luce del sole. L'aria che si respira, dalla kermesse di Libertà e Giustizia al Palasharp alla più recente Biennale Democrazia, è quella di una vera e propria rivoluzione etica che nell'invito ad una "prova di forza dall'alto" trova la sua ultima e più evidente manifestazione.

Dove si firma?apr17

Dove si firma?

"La nostra proposta è quella di modificare il sistema elettorale, tornare all'uninominale, diminuire i collegi elettorali e introdurre le primarie per la scelta del candidato premier". Parola di Silvano Moffa, ex Fli, oggi Responsabile.

Qui non siamo schizzinosi, le proposte intelligenti sono intelligenti a prescindere e questa certamente lo è. Manca un tassello, ma è poca roba, e sono le primarie anche per i candidati di collegio.

Adesso ci devono soltanto dire dove si firma.

Successioniapr15

Successioni

Ormai la speranza di un partito normale, in un centrodestra normale, in un paese normale non ce l'abbiamo più. Tuttavia, il tema "successione" merita due righe di riflessione. Berlusconi ha creato dal nulla Forza Italia e ha inventato sul Predellino il Pdl. Lui, da solo. Spesso contro larga parte della "sua" classe dirigente che, invece, gli consigliava di fare il contrario. E' apparso, quindi, ragionevole che fosse lui e nessun altro a guidare questi due movimenti, a decidere coordinamenti e candidature, ministri e sottosegretari.

Questa leadership carismatica porta con sé un effetto collaterale non da poco: azzera completamente ogni classe dirigente degna di tal nome e produce un altissimo numero di ottimi supporters del Premier. Nessuno, però, in grado di sostituire il leader naturale.

L'indicazione di Alfano, vera o presunta, ricorda a tutti quel che certamente non potrà accadere e cioè una leadership trasmessa per via ereditaria e diretta. Qualsiasi successore scelto senza un passaggio intermedio tra Berlusconi e la futura leadership sarà giocoforza un nome non credibile, buono per essere bruciato e sostituito alla prima occasione utile.

Come uscirne? Qui rimaniamo convinti di un dato banalissimo, ovvero che l'unica incoronazione possibile è quella popolare. Non per acclamazione, come avvenuto per Berlusconi, ma per scelta tra più soluzioni. Se il centrodestra dopo Berlusconi si caratterizzerà per primarie aperte e partecipazione democratica, vinceremo ancora. Altrimenti attrezzatevi per Bersani o Montezemolo.

Esilio Quotidianoapr15

Esilio Quotidiano

Bisogna dare merito a Flavia Perina di averci visto giusto. L'ex direttrice del Secolo d'Italia, nonché deputata di Futuro e libertà dopo essere stata eletta nelle fine del Pdl, ha inaugurato una rubrica sulle colonne del Fatto intitolandola "Lettere dall'esilio". Ha pienamente ragione. È in esilio, lei con tutto il resto del suo partito che doveva fare da alternativa al centrodestra berlusconiano e che al contrario ha finito per adagiarsi sulla linea piatta dell'opposizione: quella del "dagli al Berlusconi", per un motivo o per l'altro, senza proporre alcunché di diverso in termini di programma. Dopo tutto, dal momento che si tratta di una via consolidata per quanto non vincente, costa meno fatica che cavare fuori un progetto pragmatico.

Anche perché più che di futuro, si respira aria di passato. Intendiamoci: la Perina - come il suo leader Gianfranco Fini e il fe(der)ale Italo Bocchino, è stata eletta sotto il nome di Silvio Berlusconi che campeggiava bene in vista nel simbolo del Pdl alle ultime elezioni legislative. Poi è migrata verso il terzo polo ed infine, come già ha fatto il collega di partito Fabio Granata, ha cominciato a scrivere per il quotidiano che ha un sogno: vedere Berlusconi in galera. Un sogno coltivato in salsa giustizialista. Come le monetine che i missini lanciarono a Bettino Craxi ai tempi di Tangentopoli. Dunque, facendo due conti, Flavia Perina e camerati non hanno fatto altro che tornare al punto di partenza. Alla faccia del futuro, della generazione del futuro e del corsivista futurista.

A voler essere proprio del tutto cattivi, gli esponenti di Fli vanno mediaticamente a braccetto con quelli dell'Italia dei livori, pardon dei valori, di Antonio Di Pietro. Un manganellatore squadrista in salsa 2.0. Hanno ragione quindi a pubblicare, i futuristi, libri intitolati "Fascista libertario" (c'è un libertario di troppo, ma fa molto chic come l'avere una casa a Montecarlo) o ad inaugurare alleanze fasciocomuniste in quel di Latina alle prossime Amministrative. Solo una cosa: la smettano di predicare il futuro e di spacciarsi per alternativa. Poi possono anche rifondare il Popolo d'Italia, nessuno si meraviglierebbe.

L'odore del sangue

Il compromesso sul budget, che ha evitato il "government shutdown", è stato il punto di non ritorno. Con la vittoria concessa ai repubblicani di John Boehner, che hanno portato a casa tagli per 38,5 miliardi di dollari (il GOP era partito chiedendone 32, prima di alzare la posta su pressione dei Tea Party), si è ufficialmente consumata la prima vera rottura tra il presidente Obama e l'ala più liberal del suo partito. I rapporti con la nutrita pattuglia di deputati e senatori progressive erano già tesi da tempo, complice il presunto "bushismo" della politica estera obamiana in Medio Oriente e le numerose marce indietro dell'amministrazione sui temi dei diritti civili che stanno più a cuore alla sinistra statunitense. Adesso, però, a mostrare insofferenza verso le scelte del presidente sono anche gli esponenti del "nocciolo duro" liberal, colonna portante intellettuale e politica dei Dems.

Scuola Comunistaapr14

Scuola Comunista

Al di là dell'ultima polemica sui libri di testo - girano per le classi libri di storia indegni, lo sappiamo tutti, inutile prendersi in giro, l'hanno sottolineato anche intellettuali come Paolo Mieli ed Ernesto Galli Della Loggia - il problema va ben oltre qualche manuale un po' troppo partigiano. Subito si sono levati gli scudi in nome della «libertà d'insegnamento», principio che viene spesso citato a sproposito e che così formulato non trova in realtà alcuna ragione per meritare una tutela particolare. Innanzitutto, già il riferimento all'«insegnamento», e non all'«educazione», indica che l'accento viene posto su chi insegna, che dovrebbe essere "libero", e non sugli alunni e i loro genitori, cui evidentemente non si riconosce una eguale libertà educativa. Ma in concreto, con quell'espressione si intende davvero la libertà del singolo insegnante di insegnare ciò che vuole e come vuole? Se è così, già oggi quella libertà è negata principalmente dallo Stato, che impone programmi e metodi e che monopolizza il 95 per cento del sistema dell'istruzione. Ma a ben vedere proprio per questo è una libertà che non ha alcun senso rivendicare. La libertà di cui si dovrebbe parlare non è quella del singolo insegnante, ma da un lato quella di ciascuno di poter istituire una scuola riconosciuta come tale dalla comunità, rispettando alcuni semplici e ragionevoli criteri, quindi la libertà dei diversi progetti educativi di poter competere tra di loro nella formazione dei giovani; dall'altro, la libertà di ciascuno di scegliere per i propri figli il progetto educativo, quindi la scuola, che ritiene migliore.

Notapolitica 2.0apr12

Notapolitica 2.0

Siccome sapete benissimo che i titolari di questo blog sono multidisciplinari, vi consigliamo sentitamente una capatina nella nuova casa di Notapolitica. L'indirizzo è lo stesso ma c'è stata un'importante e piacevole ristrutturazione.

Qui l'editoriale di presentazione co-firmato dai vostri bloggers di riferimento.

Meniateapr10

Meniate

Roberto Menia è stato ca-te-go-ri-co: "Mai apparentamenti con la sinistra". E se lo dice il triestinissimo coordinatore nazionale di Futuro e Libertà, c'è da crederci.

Peccato che poi, ti giri un attimo, e quelli che dovresti coordinare te la fanno sotto il naso: Olbia, per esempio. Oppure Mentana che, con quel nome lì, ispirava terzismo a tutto spiano.

Ma c'è di peggio. Nella foga di negare l'evidenza, il buon Robertone Menia si è scordato di quello che i suoi amici friulani stanno facendo a Codroipo dove, complice la mancanza di adeguate fibre ottiche, si devono essere scordati di avvisare il coordinatore nazionale della nuova santa alleanza.

Oltre Assangeapr9

Oltre Assange

Da un lato Julian Assange, dall'altro…Julian Assange. Il dibattito su Internet, negli ultimi mesi, è diventato essenzialmente un ragionamento attorno a Wikileaks, al suo modello, al suo tentativo più o meno ingenuo di svelare tutto ciò che non si dovrebbe svelare. Il tema non è dei più facili e per affrontarlo occorre spogliarsi di luoghi comuni e pregiudizi.

"Contro Assange, Oltre Assange" è il libro con cui Daniele Capezzone prende di petto la questione ed evita di circoscriverla allo sterile dibattito sul biondissimo paraguru australiano. C'è qualcosa di più dietro lo scandalo Wikileaks ed è quella che Daniele chiama la "battaglia dei cuori e delle menti", la capacità delle democrazie moderne di spiegare la loro essenza ultima, il loro anelito di libertà.

L'Occidente è stato incapace in questi anni di dare un senso alla "buona battaglia" iniziata dagli Stati Uniti all'indomani dell'11 Settembre e passata alla storia con il claim "esportazione della democrazia". L'attenzione e la morbosità con cui il grande pubblico guarda oggi alle rivelazioni di Julian Assange è un corollario, non certo l'unico, dell'incomprensione di quel preciso momento storico.

In questo libro Daniele Capezzone torna a fare quello che sa fare meglio di larga parte dei nostri politici: pensare, fuori dagli schemi, elaborare risposte tenendo la barra liberale dritta come ai bei tempi.

Consigliatissimo. Per quelli che stanno per cedere al politically correct e per quelli, come me, che continuano a pensare che un centrodestra moderno dovrebbe ripartire da temi come questo.

Beffa Suprema

La sinistra americana aveva puntato tutto sulle elezioni per la Corte Suprema del Wisconsin. L'obiettivo era quello di dimostrare che gli elettori del Badger State ripudiavano le politiche fiscali del governatore repubblicano Scott Walker e appoggiavano invece la guerra senza quartiere che gli era stata dichiarata dai sindacati dei dipendenti pubblici e dal movimento progressive.

Four More Years?

Sono trascorsi appena due giorni dal lancio ufficiale della campagna di Barack Obama per le presidenziali 2012, ma Internet ha già espresso il suo verdetto inappellabile. Il video con cui il presidente Usa ha dato il via alla sua scommessa elettorale è stato visto da meno di 300mila utenti di youtube (con una percentuale di gradimento inferiore al 48%), mentre la parodia della "discesa in campo obamiana" realizzata - non a caso - il 1° aprile dal National Republican Senatorial Committee viaggia speditamente verso il milione di visualizzazioni (con un "consenso" superiore all'85%). Per il candidato che, almeno secondo la vulgata progressista, ha rivoluzionato i metodi di fundraising e di comunicazione virale in rete, si tratta di numeri molto negativi. E gran parte del flop, probabilmente, è da attribuire al video in sé.

Senza alternativeapr6

Senza alternative

È sconfortante leggere le ultime vicende che riguardano Futuro e libertà. Non che chi scrive abbia mai pensato - anche per un solo attimo di mancamento - che il partito di Gianfranco Fini potesse rappresentare qualcosa di utile per l'Italia. Ma la sceneggiata di Latina e la storia di Olbia, dove i futuristi si presenteranno alle Amministrative al fianco del Partito democratico, getta nello sconforto. Perché?

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