La partita di Cameron
di
Dario Mazzocchi
| 22 marzo, 2011
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David Cameron è stato tra i primi leader europei a mettersi in
mostra di fronte alla vicenda libica, peccato per lui che la scena
gli sia stata rubata dal presidente francese Nicolas Sarkozy che,
in pieno spirito da grandeur, ha trascorso un intero giorno ad
annunciare che i suoi caccia avrebbero bombardato le forze di
Gheddafi nel giro di poche ore, salvo aspettare la notte di sabato
perché effettivamente entrassero in azione. Nel frattempo, venerdì
scorso il Primo ministro britannico ha reso chiari i suoi pensieri
prima in un'intervista concessa a Sky News. Le lancette
dell'orologio che correvano, la necessità di fare qualcosa il più
presto possibile, il dovere morale di non tirarsi indietro per dare
una mano ai ribelli del regime: questi in sostanza i punti cardine
del pensiero cameroniano.
Ma cosa ci guadagna esattamente Cameron? È quantomeno ironico
che il governo di Londra abbia deciso di intraprendere una guerra
con un Paese con il quale era sceso a patti durante i mandati di
Tony Blair, lasciandosi alle spalle l'attentato di Lockerbie del
1988 e concedendo all'autore, Mohamed al-Megrahi, di tornarsene a
casa perché apparentemente in fin di vita. I maligni commentarono
che dietro alla tregua tra Gran Bretagna e Libia c'era la mano
lunga della British Petroleum, finita al centro della critica
mondiale per l'incidente alla piattaforma di sua proprietà nel
Golfo del Messico. Così come l'opinione pubblica d'Oltremanica non
nascose il forte malcontento quando in televisione apparvero le
prime immagini del viaggio di Blair a Tripoli, così oggi giudica
rischiosa l'opzione militare contro Gheddafi. O meglio: per il 53%
degli intervistati dall'istituto ComRes per ITV News, i soldati di
sua maestà non dovrebbero rischiare di morire per difendere i
ribelli libici.
Nel frattempo, mentre Cameron ieri pomeriggio ribadiva le
ragioni dell'intervento militare ai Comuni, il Capo dello staff
della Difesa, il generale Sir David Richards, è andato a sbattere
contro la posizioni dell'esecutivo, sottolineando come non sia
concesso dai termini delle risoluzione del consiglio di Sicurezza
dell'Onu attaccare il leader libico. Il generale Richards è stato
contraddetto immediatamente da alcuni esponenti della maggioranza,
tra cui il segretario alla Difesa, Liam Fox.
Negli ambienti conservatori nei giorni scorsi si sono chiesti
quando Cameron abbia deciso di indossare i panni dell'aquila. La
componente più dura del partito non ha accettato di buon grado la
scelta di passare per i bombardamenti, mentre tra gli alleati
liberaldemocratici è assordante il silenzio: il partito di Nick
Clegg è in caduta libera, sotto il 10% secondo gli ultimi
rilevamenti di YouGov. A ieri i Tories sono invece al 36%, i
laburisti pur non facendo nulla al 43%.
Cosa ci guadagnerà quindi Cameron? Per capirlo, conviene più che
altro dare un'occhiata agli "hot topics" sui media inglesi delle
ultime ore: al primo posto c'è la Libia, poi arriva il Giappone,
mentre alle loro spalle si sta facendo largo la voce Budget 2011:
domani il Chanecellor George Osborne presenterà la nuova manovra
economica. I cui effetti potrebbero contare molto di più delle
bombe sganciate dai Tornado.