Quinnipiac Shock

L'effetto-Libia inizia a farsi sentire nei sondaggi. Dopo il 43% di job approval (per il secondo giorno consecutivo) di Rasmussen Reports e le brutte notizie da parte di Gallup, oggi Obama ha dovuto incassare anche il 42% di Quinnipiac University. Il quadro descritto dall'ultimo sondaggio dell'ateneo del Connecticut è desolante per il presidente:

Courage To Stand

Nel 2008 era il mio dark horse preferito per la vicepresidenza. Oggi non sono ancora del tutto convinto che sia pronto per puntare al bersaglio grosso. In ogni caso, la partenza di Tim Pawlenty è ottima.

 

Fascisti!mar26

Fascisti!

Ieri ho disgraziatamente messo su annozero. Tralasciando il primo pezzo nel quale hanno massacrato Strada dandogli del "chiacchierone", poi ho visto il servizio con una giornalista in visita al campo profughi di Lampedusa. E' vero le condizioni di questi clandestini sono pietose. Bene, quindi? Dovevamo essere pronti e scattanti perchè loro si sono rotti le balle di stare a combattere nel loro paese? Dobbiamo sentirci dire che "tutti gli italiani sono fascisti" come ha fatto uno di quelli che dormiva dentro ad una grotta? Cosa si aspettavano? Che gli stendessimo un tappeto rosso e che gli dessimo casa, lavoro e donne da scopare? Io ho 23 anni sono laureato e non ho un lavoro. Conosco tanti altri ragazzi che sono nella mia stessa condizione e sentirmi insultare da uno che ha deciso di togliersi dalle palle dal suo di paese per venire a giudicare me proprio non mi va. Anzi mi fa incazzare, mi manda in bestia, e mi vien voglia di fornir loro una bella zattera per rimandarli indietro. Non mi interessa che vengano dalla Tunisia, dalla Libia o dall'Egitto. Noi non siamo un campo profughi. Siamo un paese. Siamo un paese in crisi ed impreparato. Con i nostri problemi. Io esigo rispetto da te che se oggi non ti sparano addosso è solo grazie al fatto che puoi poggiare il culo gratis a casa mia. Anzi a casa dei lampedusani. Pure loro incazzati col governo. E loro, sì, che fanno bene. Loro che si son ritrovati l'orda a casa fanno bene. Hanno il diritto di incazzarsi col governo ma se fossi in loro, a sentirmi dir fascista non ci sarei stato affatto. La famosa legge del dare un dito per prendersi il braccio. Poi spiegatemi un'altra cosa le donne dove stanno? Loro non le ammazzano in Tunisia? Ed in Libia? Io ho visto solo uomini. Si vede che le signore alle telecamere le nascondono. Sono furibondo ed angosciato. La giornalista sarà stata contenta a sentir dire per bocca di quello lì che anche lei è una fascista. Sarà stata orgogliosa dello scoop. Orgogliosa di far sentire la rabbia di questa gente che, poverina va capita se la ospiti come puoi e ti dice che sei un fascista con tutto ciò che questo termine racchiude in sé. Non so come la trasmissione sia andata avanti, ho spento per il troppo nervosismo, la troppa rabbia che ho provato. Il disgusto.

Bomb Approval

Secondo Gallup, il livello d'approvazione tra i cittadini americani dell'intervento militare in Libia - pur rimanendo in territorio positivo (47% contro 37%) - è il più basso mai registrato negli ultimi quattro decenni di politica estera statunitense. Obama è riuscito a battere anche un altro record, visto che per la prima volta la percentuale di americani favorevoli alla guerra è inferiore al 50 per cento. Tanto per fare qualche paragone, finora si andava dal 51% del Kosovo (1999) al 90% dell'Afghanistan (2001), passando per il 71% degli airstrikes reaganiani in Libia (1986), il 79% di Desert Storm (1991) e il 76% dell'operazione Shock and Awe in Iraq (2003).

La partita di Cameron

David Cameron è stato tra i primi leader europei a mettersi in mostra di fronte alla vicenda libica, peccato per lui che la scena gli sia stata rubata dal presidente francese Nicolas Sarkozy che, in pieno spirito da grandeur, ha trascorso un intero giorno ad annunciare che i suoi caccia avrebbero bombardato le forze di Gheddafi nel giro di poche ore, salvo aspettare la notte di sabato perché effettivamente entrassero in azione. Nel frattempo, venerdì scorso il Primo ministro britannico ha reso chiari i suoi pensieri prima in un'intervista concessa a Sky News. Le lancette dell'orologio che correvano, la necessità di fare qualcosa il più presto possibile, il dovere morale di non tirarsi indietro per dare una mano ai ribelli del regime: questi in sostanza i punti cardine del pensiero cameroniano.

Ma cosa ci guadagna esattamente Cameron? È quantomeno ironico che il governo di Londra abbia deciso di intraprendere una guerra con un Paese con il quale era sceso a patti durante i mandati di Tony Blair, lasciandosi alle spalle l'attentato di Lockerbie del 1988 e concedendo all'autore, Mohamed al-Megrahi, di tornarsene a casa perché apparentemente in fin di vita. I maligni commentarono che dietro alla tregua tra Gran Bretagna e Libia c'era la mano lunga della British Petroleum, finita al centro della critica mondiale per l'incidente alla piattaforma di sua proprietà nel Golfo del Messico. Così come l'opinione pubblica d'Oltremanica non nascose il forte malcontento quando in televisione apparvero le prime immagini del viaggio di Blair a Tripoli, così oggi giudica rischiosa l'opzione militare contro Gheddafi. O meglio: per il 53% degli intervistati dall'istituto ComRes per ITV News, i soldati di sua maestà non dovrebbero rischiare di morire per difendere i ribelli libici.

Nel frattempo, mentre Cameron ieri pomeriggio ribadiva le ragioni dell'intervento militare ai Comuni, il Capo dello staff della Difesa, il generale Sir David Richards, è andato a sbattere contro la posizioni dell'esecutivo, sottolineando come non sia concesso dai termini delle risoluzione del consiglio di Sicurezza dell'Onu attaccare il leader libico. Il generale Richards è stato contraddetto immediatamente da alcuni esponenti della maggioranza, tra cui il segretario alla Difesa, Liam Fox.

Negli ambienti conservatori nei giorni scorsi si sono chiesti quando Cameron abbia deciso di indossare i panni dell'aquila. La componente più dura del partito non ha accettato di buon grado la scelta di passare per i bombardamenti, mentre tra gli alleati liberaldemocratici è assordante il silenzio: il partito di Nick Clegg è in caduta libera, sotto il 10% secondo gli ultimi rilevamenti di YouGov. A ieri i Tories sono invece al 36%, i laburisti pur non facendo nulla al 43%.

Cosa ci guadagnerà quindi Cameron? Per capirlo, conviene più che altro dare un'occhiata agli "hot topics" sui media inglesi delle ultime ore: al primo posto c'è la Libia, poi arriva il Giappone, mentre alle loro spalle si sta facendo largo la voce Budget 2011: domani il Chanecellor George Osborne presenterà la nuova manovra economica. I cui effetti potrebbero contare molto di più delle bombe sganciate dai Tornado.

Dubbioso distaccomar21

Dubbioso distacco

Premessa. Siamo favorevoli, sempre e in qualunque caso, a politiche - militari e non - di "regime change" nei confronti delle dittature in tutto il pianeta. Quelle esplicite (assenza di elezioni) e quelle implicite (elezioni palesemente truccate, come in Venezuela). Non riconoscendo alcuna autorità morale o politica all'ONU o alle sue promanazioni, siamo favorevoli alle suddette politiche di regime change soltanto nel caso in cui esse siano condotte da coalizioni formate da stati occidentali guidate dagli Stati Uniti d'America. In assenza di guida americana, la nostra posizione si trasforma velocemente da "entusiastica approvazione" in "dubbioso distacco".

La non festa italianamar18

La non festa italiana

E' stato il giorno della retorica, giustificata, e di un patriottismo riscoperto con qualche anno di ritardo. Doveroso, per l'amor del cielo ma questa festa nazionale che debutta nel giorno del suo 150esimo compleanno, pone alcuni interrogativi ormai ineludibili.

Ieri abbiamo ricordato con enfasi non usuale per queste latitudini, le mille ragioni di un'unione che appare forte sulla carta ma debole quando si affronta la realtà di ogni giorno. Un paese vero che non è fatto di garibaldini, di patrioti, di statuti albertini ma che è la somma disomogenea di imprese, posti di lavoro, variazioni di pil, aspirazioni al miglioramento sociale. In questo paese non esiste una festa che davvero accomuni tutti: il 25 aprile non lo è, colpa di alcuni fascisti di ritorno e degli antifascisti di mestiere; così come non lo è il 2 giugno che celebra, con ogni probabilità, la madre di tutte le divisioni (nord contro sud, monarchici contro repubblicani).

Questo 17 Marzo poteva, insomma, mettere tutti d'accordo. Non è stato e non sarà così. Primo perché si celebra una non-unità, considerato che a quella data moltissimi territori non erano italiani. Secondo, ed è molto più contingente e per questo lampante, perché è stata l'ennesima parata di una fazione contro l'altra. I fischi a Berlusconi, le manifestazioni di partito, La Russa che non può parlare, i leghisti che non festeggiano: non c'è nulla, ma proprio nulla, che possa richiamare ad un minimo di memoria condivisa. La reductio ad unum in cui gli italiani riescono meglio è quella politica, capaci come siamo di complicare tutto e poi di semplificarlo, magicamente, dipingendo ogni questione come una battaglia tra destra e sinistra, berlusconiani e non, amanti della costituzione e critici, autonomisti e centralisti. E' così -si dirà -dai tempi dei guelfi e dei ghibellini ma è quanto meno stucchevole che le divisioni si ripetano sempre uguali a se stesse e che, al netto del progresso economico globale, questo paese continui a portarsi dietro i problemi di sempre.

Solo un pazzo potrebbe definire il nostro un paese unito. Non lo è geograficamente, non lo è politicamente, non lo è costituzionalmente con un documento nato da un compromesso storico non frutto di sintesi ma di scontro ideologico. Potrebbe non essere un problema, se non fosse che i segnali indicano una divaricazione costante delle divisioni e del gap tra territori. La Germania unificata ha colmato larga parte delle differenze tra Est e Ovest in 15 anni. Noi, in un periodo dieci volte superiore, abbiamo battuto ogni record in fatto di spesa pubblica improduttiva e di sprechi a vario titolo contabilizzati. Non bastasse questo, quando potremmo fermarci un secondo a riflettere e a cercare condivisione, finiamo per dividerci ulteriormente, magari a geometrie variabili.

Ieri abbiamo festeggiato e oggi, fossimo un paese vero, dovremmo porci alcune domande e iniziare ad elaborare qualche risposta. Il problema è che abbiamo festeggiato rinchiudendoci nel ghetto delle militanza oltranzista e declinando ogni invito a ricercare soluzioni comuni per problemi comuni. Difficile pensare che oggi qualcuno si svegli dal torpore e pensi al bene del paese prima che a quello della sua parte politica.

Finalmentemar14

Finalmente

Ci sono quelli che sostengono che Giuliano Ferrara in tv non ci dovrebbe andare e non avrebbe alcun diritto a condurre uno spazio di approfondimento politico sull'emittenza pubblica. Sono gli stessi per cui, invece, è sacrosanto che Santoro (ex eurodeputato Ulivo) stia lì in prima serata ormai da anni a spiegarci come vanno le cose. E sono sempre gli stessi che si accorgono che la RAI è lottizzata cinque anni sì e cinque no. I cinque sì corrispondono, di norma, agli anni di governo del centrodestra.

Per loro, dicevamo, Giuliano Ferrara in Rai non ci dovrebbe stare. La motivazione, semplice semplice, è che il signore in questione sarebbe troppo vicino al Premier, tanto da esserne un ascoltato consigliere. Abbiamo avuto a dirigere il Tg1 un ex vice direttore di Lotta Continua e non possiamo avere come opinionista, cinque minuti cinque dopo il Tg, un signore macchiatosi della colpa infame di essere vicino al più grande partito italiano (almeno numericamente) degli ultimi 15 anni. Misteri d'Italia.

Stasera, grazie al cielo, le polemiche lasceranno lo spazio a Radio Londra. E sarà al solito uno spettacolo.

Harvard, Saudi Arabia

Cento miliardi di dollari per diffondere in tutto il mondo le virtù del wahabismo. Più del doppio di quanto sborsato dall'Unione Sovietica durante la Guerra Fredda per le sue operazioni di propaganda in Occidente. Tanto, secondo gli analisti, è costata alla casa reale saudita negli ultimi 35 anni l'opera di costante promozione di quella che Bernard Lewis ha definito "la più radicale, la più violenta, la più estrema e la più fanatica versione dell'Islam"...

Finalmentemar9

Finalmente

"Una gravissima violazione della legge sulla riservatezza delle comunicazioni che si iscrive in una campagna di aggressione e di delegittimazione". Ma non solo, anche "un'abusiva pubblicazione di messaggi che costituiscono corrispondenza privata" e "accentuata dalla diffusione di dati personali relativi agli autori dei messaggi".

Finalmente il Paese si è svegliato e Luca Palamara ha deciso di dire basta alla pubblicazione di intercettazioni, verbali di interrogatori, numeri di telefono della Minetti, di Emilio Fede, di Lele Mora. Basta a sputtanopoli, ai fatti privati che diventano discussioni pubbliche. Basta anche con questo scandalo di ravanare ogni giorno nella privacy degli altri.

Perché di questo stiamo parlando, vero? Mica del fatto che adesso che tocca a loro gli girano i coglioni.

Figlio di Nessunomar8

Figlio di Nessuno

Caro Luca Telese, io sono un figlio di nessuno. Nel senso che non ho un santo in paradiso: ho mio padre lassù, ma siccome era persona rispettabilissima anche quando aveva i piedi ben saldi sulla terra, non è quel tipo di santo che intendiamo noi. Ho letto il suo articolo pubblicato su quel giornale che si chiama Il Fatto Quotidiano e sa a cosa ho pensato? Che lei è davvero una faccia da culo come si deve. Non solo le capita di sparlare del presidente di Confindustria su Radio24 e poi pretende pure di fare la vittima; non solo insulta fisicamente Oscar Giannino per aizzare la folla di Mirafiori; non solo si finge amico di Giampaolo Pansa che la spedisce a quel paese a stretto giro di posta; ma si è anche dimenticato che nel suo giornale lavora una certa Beatrice Borromeo. Ora, spieghiamoci subito: le mie idee non corrispondono affatto alle idee del Fatto. Ma non ne faccio una questione di come la vedo io sulle cose della vita e come la vediate voi. Ne faccio una questione che la signorina Borromeo è assunta, fa il mestiere per il quale il sottoscritto ha dovuto fare - e ancora fa - gavetta, dal giornale di provincia alla soddisfazione di vedere comparire la propria firma su un quotidiano nazionale. Il sottoscritto si inventa proposte e le manda a destra e a manca sperando che un caposervizio gli dia retta: se me la pubblicano, me la pagano. Altrimenti amen. Sa cos'è? E' che io non ho fatto la modella (e come potrei?, sono maschio), non ho una famiglia di nobili antenati alle spalle, non ho l'atteggiamento di chi ha schifo dei soldi, ma intanto se la fila con un principe. E non ho fatto la valletta di Michele Santoro. E non ho la faccia da culo che ha lei, caro Luca Telese, che fu pure cronista del Giornale. Mi dica un po', quanto la pagava Silvio Berlusconi?

Millennial Generation

Da Il Foglio di ieri, la terza (e ultima) puntata di una mia inchiesta sulle dinamiche geografiche e demografiche della politica statunitense, in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2012. Questa volta si parla della "millennial generation", con un accenno alla sfida geografica del futuro: Texas vs. California.

Madison Drama

"Madison? Trenta miglia quadrate circondate dalla realtà". La sprezzante definizione della capitale del Wisconsin, pronunciata nel 1978 dall'allora governatore repubblicano Lee Dreyfus e ricordata da Joe McCormack nell'ultimo numero del Weekly Standard, non è mai stata tanto vicina alla verità come in queste ultime settimane...