The Reagan Nation
di
Andrea Mancia e Simone Bressan
| 6 febbraio, 2011
| 8 commenti
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Quando ci chiedono di
raccontare la destra che vogliamo finiamo sempre per parlare di
lui. Ronald Wilson Reagan è vissuto dall'altra parte dell'oceano,
molti di noi nemmeno se lo ricordano all'opera, eppure è riuscito a
condizionare ed ispirare intere generazioni di giovani che, al di
là di ogni divisione partitica, si sono sentiti prima di tutto
reaganiani.
Ronnie è stato il prototipo del centrodestra perfetto: salutato
dalla sinistra mondiale come l'esempio tipico della degenerazione
americana, snobbato dagli intellettuali che l'hanno sempre ritenuto
un parvenu, è riuscito contro ogni pronostico a lasciare un segno
indelebile nella storia del mondo.
Ha vinto la guerra fredda, tirato giù il muro di Berlino con un
discorso che ancora oggi fa vibrare le coscienze dei dissidenti di
tutto il mondo, riscoperto e innovato una narrativa liberista che
sarebbe rimasta altrimenti patrimonio di pochi intellettuali
accademici e rilanciato l'idea di un paese come terra delle
opportunità. Se oggi, con orgoglio, ribadiamo la necessità di
ridurre il peso dello Stato nella vita dei cittadini è perché
qualcuno ci ha dimostrato che si può fare.
In Italia, Reagan è stato studiato sempre troppo poco. La metà
dei parlamentari del centrodestra nostrano probabilmente nemmeno
saprà di cosa stiamo parlando e l'altra metà guarderà con
diffidenza a questo cowboy che pare sceso dalla luna. Ma è un
destino a cui non dobbiamo rassegnarci.
Questo speciale è il paradigma che un'altra destra, in Italia, è
possibile: ci sono contributi di uomini vicini al centrodestra che
oggi è al governo, di altri che simpatizzano per il centrodestra
che sta all'opposizione, di altri ancora che non si
riconoscono in niente di tutto questo.
Hanno abbracciato Ronald Reagan come il modello di quello che
vogliono per il proprio paese e noi sappiamo che, oltre alle sigle
di partito, ai leader temporanei di riferimento, alle battaglie di
retroguardia, ci unisce la voglia di regalare alla nostra comunità
un sogno di cambiamento come quello incarnato da The Gipper.
Quella di unire tutte queste forze è un'utopia che non ci
stancheremo mai di perseguire.
Qualche anno fa, rispondendo a chi gli rinfacciava un eccessivo
idealismo, Ronald Reagan disse "ci sono insulti peggiori che essere
definito un sognatore". Aveva ragione: oggi sappiamo che senza di
lui gran parte dei nostri sogni di libertà sarebbero rimasti nel
cassetto.
Oggi, nel centesimo anniversario della sua nascita, il minimo
che potevamo fare era regalargli questa edizione speciale di
RightNation con 16 pezzi di 16 autori diversi che raccontano il
"loro" Ronald Reagan.
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SPECIALE "THE REAGAN NATION"