L'altro silenzio
di
Simone Bressan
| 23 febbraio, 2011
| 10 commenti
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Per due giorni la sinistra italiana ha chiesta al Presidente del
Consiglio una dichiarazione sui fatti libici. Poi, una volta
arrivata, ha spaccato il capello in quattro su quanto successo nei
mesi scorsi, dimenticandosi ovviamente degli anni in cui
governava.
Fatta la tara politica a dichiarazioni di maggioranza e
opposizioni c'è pero una cosa che nessuno ha detto e cioè che la
vera anomalia, qui, si chiama Barack Obama.
Non una parola, non una dichiarazione, un gesto, anche
simbolico, per dire cosa la superpotenza americana pensa di quanto
sta accadendo al regime di Gheddafi.
C'era una volta un texano magari antipatico, magari poco fine,
magari facilone ma che aveva certamente il dono della chiarezza e
della coerenza. Quel texano sarebbe stato con i manifestanti e
contro il regime libico perché già nel 2003 aveva detto in termini
inequivoci che quel colonnello lì non era né uno statista, né un
amico.
Negli anni del texano, il nostro centrosinistra era sempre
pronto a spiegare al mondo e in Europa perché non dovevamo stare
senza se e senza ma con gli Stati Uniti. E la guerra per la
liberazione dell'Iraq portava la gente in piazza e le bandiere
della pace alle finestre.
Poi arrivò il messia di Chicago e cambiò, all'improvviso, la
narrativa sulle questioni americane. Ci sarebbe piaciuto, per quel
po' di coerenza che si richiede a chi vorrebbe governarci, che
spendessero due-paroline-due per l'unico Premio Nobel per la Pace
incapace di dire qualcosa mentre un tiranno bombarda il suo
popolo.