Toh, l'Iraq
di
Simone Bressan
| 16 dicembre, 2011
| 8 commenti
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Entro fine dicembre anche le ultime truppe americane
rientreranno in patria. Guerra finita, quindi, e consegnata alla
storia. Da quando George Bush ha abbandonato la Casa Bianca e
Barack Obama si è insediato come "Commander in Chief" le luci dei
riflettori sono uscite da Baghdad per far rotta su Washington. In
Europa il dato va elevato all'ennesima potenza. Non abbiamo queste
abilità di "media watching" ma sarebbe davvero simpatico analizzare
il numero di articoli dedicati al fallimento iracheno apparsi prima
di Barack Obama e dopo The One.
Da tempo, su questo ed altri blog, sosteniamo la necessità di
quella guerra. Siamo decisamente isolati, sia a destra che a
sinistra. E quella che doveva essere una delle principali linee di
demarcazione tra schieramenti politici è diventato uno degli
argomenti buono solo per chiudere i giornali quando il gossip
politico non offre spunti interessanti.
Grazie a Dio c'è il Telegraph, che ogni tanto ci ricorda come
dovrebbe comportarsi un giornale conservatore. "
Senza Iraq non ci sarebbe stata nessuna primavera araba" spiega
Con Coughlin, mentre il
Telegraph View di ieri è interamente dedicato alle
opportunità che una fragile democrazia può cogliere in questi
frangenti.
"The new Iraq faces many challenges - scrive il
Telegraph - not least the need for the Shia majority to
address the grievances of disaffected Sunnis and Kurds, as well as
keeping Iran's Islamist fanatics at bay. But it also affords many
opportunities, not least for British companies, which risk being
left behind by their European counterparts when it comes to
building ties with this new state. We must all hope that the Iraqis
take the right decisions now, so that the sacrifices of the past
eight years have not been in vain."