Riformismi
di
Simone Bressan
| 25 novembre, 2011
| 5 commenti
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Ho intervistato
Stefania Craxi per Notapolitica. Con l'occasione le ho posto
anche qualche domanda un po' più "right" su destra/sinistra, rete,
rivolte arabe. Qui sotto trovate le risposte. Se, invece, volete
partecipare all'incontro di presentazione del "Manifesto dei
Riformisti" non vi resta che farvi trovare domani (Sabato 26) alle
ore 10 a Milano al Teatro Nuovo di Piazza San Babila.
Ad Orbetello la Fondazione Craxi ha organizzato una due
giorni di formazione interamente dedicata a Internet. Crede che la
Rete possa essere un interlocutore privilegiato per i Riformisti
italiani ?
La Rete rappresenta la vera rivoluzione di questi anni. Mi ha
colpito il grande ruolo giocato dalla comunicazione sul web e dai
social network nell'influenzare in maniera determinante
l'assimilazione dei messaggi da parte dell'opinione pubblica. Per i
Riformisti italiani, che vogliono concorrere alla definizione delle
riforme strutturali di cui questo Paese ha bisogno, la Rete non può
che essere un interlocutore privilegiato.
Tutti considerano internet uno strumento di sinistra e
in mano alle solite elite mediatiche. Lei cosa ne pensa
?
Non credo a questa ipotesi. Il vero problema credo sia quello di
riflettere su quanto ed in che modo la politica stia tenendo il
passo della Rete, ovvero in che modo la politica stia rimodellando
i propri messaggi per rivolgersi ad una sempre più
ampia platea di cittadini-elettori, per lo più giovanissimi,
che non guardano la televisione, non leggono i giornali,
ma hanno un'enorme familiarità con la navigazione
sul web.
Lei si sente più di destra o di sinistra ?
In Italia destra e sinistra hanno perso il loro significato
tradizionale. Basti dire che riforme e modernizzazione sono la
stella polare della destra, mentre il mantenimento dello status quo
è una peculiarità tutta della sinistra. Rimango una donna di
sinistra, ma certo non può essere questa sinistra conservatrice
quella che porto nel cuore.
E' stata un'osservatrice attenta della cosiddetta
"primavera araba". Quanto importante è stato il ruolo di internet
?
Le rivolte in Nord Africa, penso alla Tunisia e all'Egitto, sono
scoppiate spontaneamente a causa delle aspettative frustrate, delle
disuguaglianze, del soffocante controllo sociale, del senso di
emarginazione e mancanza di prospettive che pervade il mondo arabo.
Ma sono stati soprattutto i mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi,
a coagulare e ad indirizzare la rabbia dei rivoltosi, per lo più
giovanissimi, scesi in piazza.
In Paesi dove la maggioranza della popolazione ha meno di
trent'anni, un ruolo importante lo hanno svolto le nuove tecnologie
e isocial networks. Attraverso questi strumenti, i giovani arabi
hanno potuto conoscere lo stile di vita dei loro coetanei in
Occidente ed hanno visto confermati tutti i loro sospetti sulla
corruzione delle proprie classi dirigenti, pensiamo all'effetto
dirompente delle rivelazioni di Wikileaks. E' così che sono stati
definitivamente delegittimati i vecchi leader, dando il colpo di
grazia a personaggi il cui carisma era ormai già fortemente
appannato da ragioni anagrafiche e da una vera e propria rapacità
che coinvolgeva la cerchia di parenti e clan di riferimento.
Questo spiega anche, almeno in parte, come mai gli apparati di
sicurezza, impegnati a monitorare e reprimere il dissenso
tradizionale, non abbiano colto per tempo i segnali della tempesta
che stava per scatenarsi.
Abbiamo visto che il suo sito non è ancora iscritto a
Tocqueville, l'aggregatore di blog liberali, conservatori,
neoconservatori, riformatori e moderati. Facciamo un patto: noi la
iscriviamo, lei lancia un messaggio ai tanti blogger del
centrodestra italiano ?
Ci sto, con molto piacere. E dico questo: non abbandoniamoci
alla rassegnazione, ma iniziamo subito a costruire un progetto di
futuro, consegnando alla creatività, alla volontà di rinnovamento e
di conquista delle giovani generazioni, i valori, gli insegnamenti,
la memoria della tradizione.