2013
di
A.Mancia e S.Bressan
| 23 novembre, 2011
| 8 commenti
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Gli amici del Foglio ci hanno chiesto di immaginare la politica
italiana nel 2013 e di ipotizzare quale potrebbe essere il posto
della destra, della sinistra e dei democristiani tra due anni, alla
vigilia delle elezioni politiche e al diciottesimo mese di governo
Monti. Questa è la nostra versione.
Qui il
round-up completo.
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Votare a queste elezioninon è stato per niente facile. A lungo
abbiamo militato nelle file del centrodestra nazionale, abbiamo
sostenuto per almeno dieci anni i partiti e le coalizioni messe in
piedi da quel gigante della politica che è stato Silvio Berlusconi.
Questa prima tornata post-berlusconiana ha rappresentato un vero e
proprio dilemma da sciogliere per chi come noi ha creduto al sogno
della rivoluzione liberale. Il governo tecnico di Mario Monti dice
di aver salvato l'Italia e certamente i risultati gli danno
ragione.
Tuttavia non ci è piaciuto il metodo: hanno rimesso l'Ici,
aumentato la pressione fiscale, bloccato il federalismo e i costi
standard, si sono inventati una strana patrimoniale che non si
chiama patrimoniale, hanno condotto una guerra psicologica contro
il contante, impregnando tutto di una bizzarra antropologia
negativa. Berlusconi era il male, gli imprenditori sono tutti
evasori, anche i ricchi devono piangere un po'. Con queste premesse
il centrosinistra è andato a nozze e Vendola e il suo vice Bersani
si sono presentati come i perfetti eredi del governo che ha salvato
l'Italia. A contrapporsi a loro una strana aggregazione di
cattolici ex democristiani, gente per bene, molto understatement e
sobrietà.
Troppo paurosi, però, per opporsi con orgoglio al sinistro
duo in salsa emilian-pugliese e sfidare in campo aperto i
progressisti di casa nostra. Siamo stati lì, per ore, a discutere
con noi stessi se rassegnarci al grigiore e votare questi gendarmi
del popolarismo sussurrato oppure andare al mare. Poi abbiamo
scelto di dare credito a un signore un po' naif, ai suoi modi
politicamente poco corretti, alla sua antropologia positiva. Ha
promesso di lasciare libertà alle imprese, di vendere i beni
pubblici ai privati, di abbassare le tasse, di abolire l'art.18
perché le aziende mica licenziano se non ne sono costrette. Sarà
stato anche poco ortodosso ma questo Giorgio Fumagalli che non
aveva mai fatto politica prima ci ha convinto e siamo contenti che
abbia convinto anche la maggioranza degli italiani. Quelli con poca
voce e tanto buonsenso.