Paradiso fiscale
di
Filippo Matteucci
| 20 novembre, 2011
| 2 commenti
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Ad ammazzare il popolo e l'economia di tasse qualsiasi tiranno e
predone è buono, non ci volevano tanti professoroni e manager. Ciò
che è impopolare lo è perché è contro il popolo, e una tassazione
impopolare che manderebbe l'economia in una recessione
irreversibile è esattamente l'opposto di ciò di cui ha bisogno il
nostro paese. Occorrono idee nuove che propongano uno sviluppo
intelligente, basato su ciò che l'Italia già ha di competitivo,
senza guardare in faccia a nessuno, tanto meno all'euro e
all'Europa o ai padroni nostrani succhiasoldipubblici; anzi,
proprio questi ultimi sono stati e sono tuttora i principali
beneficiari della spesa pubblica grandemente finanziata con quel
debito statale che ora vogliono far ripagare a noi
contribuenti.
All'Italia non servono industrie inquinanti, manodopera
importata e inutili burocrati, ma l'Italia ha, quasi unica al
mondo, i requisiti di storia, arte, clima, gastronomia, bellezze
ambientali, per divenire la residenza stabile e/o la meta turistica
dei ricchi del mondo, e ciò può portarci ben più ricchezza di
qualsiasi altra tipologia di sviluppo economico. Potremmo divenire
la Florida dell'Unione Europea e del mondo, potremmo vivere in un
paradiso per benestanti, invece una classe dominante di infima
qualità ci fa vivere, inquieti e senza futuro, preoccupati e
tartassati, in un inferno di vessazioni fiscali e burocratiche, di
debito pubblico, di criminalità, spaccio, prostituzione, di
inquinamento e di rumori, di burocrati buoni a nulla, anzi buoni
solo a predare tasse.
Il ritorno all'economia reale, alla produzione industriale, con
la connessa pretestuosa colpevolizzazione del mondo finanziario per
la (finta) crisi attuale, così tanto subdolamente propagandate, è
un ritorno a forme di vita e di lavoro schiavizzanti il popolo. In
un settore, quello manifatturiero, nel quale, oltretutto e prima di
tutto, non possiamo competere col basso costo del lavoro di Cina e
paesi emergenti, salvo cambiamenti non auspicabili o
controproducenti quali dazi doganali o riduzione dei salari
italiani. Manca totalmente l'attenzione all'economia del
retirement, sviluppatissima nei paesi anglosassoni e nel Nord
Europa, per cui la coppia anziana benestante trasferisce la sua
residenza nel paese che ha le condizioni fiscali e climatiche
migliori.
Manca la cultura economica dell'international tax planning, la
pianificazione fiscale internazionale, per la quale famiglie
giovani benestanti programmano la loro futura residenza nel paese
che ha il mix migliore di bassa tassazione, terziario avanzato e
vivibilità. Per l'economia, per la ricchezza del nostro paese, è
evidentemente preferibile avere investitori finanziari, italiani e
stranieri, che risiedano o vengano a risiedere qui in Italia, che
facciano profitti, magari investendo e guadagnando anche in borse
estere e spendendo tali guadagni in Italia, senza chiedere nulla
allo stato, invece che industriali falliti e burocrati desiderosi
solo di vivere sussidiati alle spalle dei contribuenti. Per gli
Italiani stessi è meglio essere risparmiatori, azionisti o
creditori di imprese dislocate all'estero, che operai della
Fiat.
Così agli Italiani vanno gli utili, la ricchezza, e all'estero
va il lavoro più usurante, l'inquinamento, l'inevitabile
sfruttamento dei lavoratori. Allora dobbiamo difendere il
patrimonio turistico, storico e culturale, la qualità della vita, e
soprattutto attirare i ricchi di tutto il mondo, detassando tutti i
redditi tipici dei ricchi, primi fra tutti quelli finanziari.
Storicamente siamo stati noi Italiani a inventare le banche, basti
ricordare i Medici, i Bardi, i Peruzzi, i "Lombard". E proprio in
Italia abbiamo la base tecnico - professionale per divenire il
paradiso fiscale del mondo, il posto migliore dove un ricco
sognerebbe di vivere, portando lavoro, benessere e ricchezza al
paese che lo ospita. Perché, e pochi sembrano rendersene conto,
oltre al patrimonio turistico e culturale, proprio qui in Italia
già abbiamo intermediari finanziari, banche, SIM (società di
intermediazione mobiliare, gli agenti di borsa) tra i più grandi, i
più efficienti e i migliori d'Europa e del mondo.
Questo patrimonio di lavoro, professionalità e produttività nel
settore finanziario si era sviluppato in Italia nei decenni scorsi,
grazie alla sopportabile tassazione dei rendimenti del risparmio,
situazione favorevole questa ora drasticamente deteriorata grazie
alle manovre di Tremonti dell'estate 2011, le quali hanno
tartassato il risparmio popolare raddoppiando l'imposta sostitutiva
su di esso e introducendo il superbollo sui depositi titoli.
Patrimonio professionale e lavorativo che verrà definitivamente
ucciso e sepolto da provvedimenti tirannici e demenziali quali
prelievi forzosi sui conti correnti o imposte patrimoniali.
Patrimonio di lavoro, professionalità e competenze nel settore
finanziario che potrebbe invece essere proficuamente messo a
disposizione dei ricchi che vogliono venire a vivere in Italia e
costituire per loro un'ulteriore apprezzatissima e decisiva
attrattiva.
Forse si dimentica che l'economia reale, in Italia e
probabilmente anche in quest' Unione Europea che ci somiglia sempre
più, è l'economia della grande industria sussidiata e assistita
succhiasoldipubblici, soldi di noi contribuenti che ripianiamo i
bilanci in rosso delle imprese "produttrici" di debiti, delle
imprese dei prestanome di poteri occulti, della mafia, delle
mazzette, degli assessori e sottosegretari, degli appalti truccati,
di tangentopoli, l'economia dello sradicamento di individui e
famiglie dalle campagne e dai piccoli paesi, dalle loro comunità,
dai rapporti parentali, dalle loro piccole proprietà, per ridurli a
dipendenti - schiavi urbanizzati, senza identità e senza potere.
Uno sviluppo basato sulla residenzialità per benestanti e sulla
connessa produzione di ricchezza finanziaria, nonché sul turismo,
ha i suoi vantaggi: niente inquinamento, niente morti bianche, un
mondo di terziario ricco e civile, e benessere per tutti, senza
sacrifici stakanovisti e oppressioni stataliste (Svizzera
docet).
Il paradiso fiscale è infatti l'opposto del mondo - incubo
orwelliano, fatto di stato, di controlli e di tasse, modello verso
il quale la prigione fiscale Europa, per prima, si sta a grandi
passi avviando, contro la volontà dei popoli che la compongono.
Tutti ormai hanno capito che ciò che ci è stato spacciato come
"progresso" è in realtà un regresso di civiltà e una privazione di
libertà. La predazione di redditi e ricchezze tramite tasse,
inflazione e debito pubblico, perpetrata da poteri mondialisti più
o meno occulti ai danni dei sans pouvoir, è la prima
concretizzazione di un nuovo ordine mondiale orwelliano.
Nell'ultimo secolo di "riformismo", la pressione fiscale non ha
fatto altro che salire, depredando i cittadini, i lavoratori, le
famiglie, squilibrando il mercato, distorcendo la libera
concorrenza, foraggiando apparati pubblici clientelari, parassiti e
vessatori.
Oggi, se vogliamo rimanere un paese libero, democratico e
produttivo, dobbiamo assolutamente invertire tale tendenza,
seguendo fedelmente un unico semplice principio: nessuna nuova
tassa deve essere creata, nessuna tassa esistente deve essere
aumentata, tutte le tasse esistenti devono essere diminuite e/o
abolite. Siamo tutti stufi dei ladri che vengono a metterci le mani
nelle nostre tasche per derubarci di ciò che è nostro. Per la
crescita della ricchezza di ciascun Italiano e dell'Italia tutta
non è necessario che "qualcun altro" paghi più tasse. Occorrono
soluzioni tanto intelligenti quanto ovvie e praticabili, come
questa da me proposta, e meno spesa pubblica, meno sprechi, e non
più tasse a questo o a quello.