Un liberal
di
Dario Mazzocchi
| 6 ottobre, 2011
| 2 commenti
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C'è un aggettivo di troppo nella definizione che David Cameron
ha dato di sé qualche settimana fa durante il dibattito del
mercoledì alla House of Commons: Liberal Conservative.
Il guaio grosso è che quello che stona è il secondo, come il
Primo ministro inglese ha confermato con il discorso di oggi alla
conferenza di Manchester, nel corso del quale ha riproposto i suoi
cavalli di battaglia, Big Society inclusa. Un concetto che tale
rimane e Cameron è troppo impegnato a rimarcare di volere una
"stronger and bigger society" da dimenticarsi di aggiungere che per
far ripartire l'economia occorrerebbe anche meno stato.
Di solito i conversatori ci tengono a sottolinearlo, i liberal
no. Ci ha pensato per fortuna Boris Johnson, che ha chiesto tanto a
Cameron quanto al fido George Osborne che è il momento di tagliare
tasse e macchina normativa, la ripresa allora verrà da sé. I
conservatori che vuole il loro leader assomigliano tanto al blu
leggero, annacquato e tinto di verde che campeggiava dietro a
Cameron intento ad arringare la platea sul palco.
Assicura che con i Tories al governo sono tornati pure l'ordine
e la disciplina nelle scuole, poi annuncia all'interno del Work
Programme stanziamenti di 14.000 sterline a testa per agevolare il
reinserimento di chi è rimasto senza un'occupazione e deve
aggiornare la proprie qualifiche alle richieste di oggi. È un
conservatorismo a dir poco criptico, il suo. E il tiepido applauso
riservatogli dai presenti in sala quando ha provato a spiegarlo,
indica che la missione non è andata a buon fine: "Conservatives
believe in the ties that bind us; that society is stronger when we
make vows to each other and support each other. So I don't support
gay marriage despite being a Conservative. I support gay marriage
because I'm a Conservative".
Sì, doveva essere un congresso di liberal, effettivamente.