Politica al lavoro
di
Dario Mazzocchi
| 13 dicembre, 2010
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Le cronache che ci giungono dalla Gran Bretagna dimostrano che
la politica è più che mai viva, per lo meno in quella parte
d'Europa. Perché se in Italia siamo alle prese con un crisi che di
politica ha ben poco - è solo una resa dei conti tra due leader che
hanno tentato di vivere forzatamente sotto lo stesso tetto -, a
Londra qualcosa si sta muovendo.
Con gli scontri tra polizia e studenti che hanno coinvolto anche
l'automobile a bordo della quale c'era il principe Carlo, i
liberaldemocratici sono dovuti venire a patti con la realtà.
Durante la scorsa campagna elettorale, fu infatti Nick Clegg a
dichiarare che il suo partito non avrebbe assolutamente ritoccato
le rette universitarie: ieri, invece, ha definito "sognatori" i
manifestati che hanno invaso strade e piazze attorno alla House of
Parliament per mostrare tutta loro rabbia sulle "tuition fees", la
big issue fresca di approvazione alla maggioranza di
governo. Non bisogna infatti dimenticare che Clegg deve il (magro)
successo alle General Election ai favori raccolti dal suo partito
nelle fasce d'età più giovani dell'elettorato, specie tra gli
universitari.
C'è poi dell'altro che apparentemente fa da sfondo, ma che in
realtà è la cornice del quadro attuale. Risuonano ancora negli
ambienti conservatori le parole dell'ex Primo ministro John Major
che qualche settimana fa si augurò di vedere all'opera per lungo
tempo la coalizione Tories - Libdem. Sono però in tanti a pensarla
in modo diverso, tanto che sul blog di riferimento dei conservatori
britannici (
http://conservativehome.blogs.com/thetorydiary/2010/12/what-is-mainstream-conservatism.html)
sono al lavoro per mettere nero su bianco un manifesto politico,
quello del Mainstream Conservatism, dove far trovare alloggio alla
social justice di Iain Duncan Smith, al civil
libertarianism di David Davis, all'internationalism
di Andrew Mitchell. Il punto centrale è quello della crescita
economica perché se questa sarà garantita, allora i conservatori
potranno vincere nuovamente le elezioni. Una spicciola
esemplificazione del concetto per cui quando i cittadini si recano
alle urne, guardano alla salute delle loro tasche.
A concludere il tutto, il colpo di spada nei riguardi degli
alleati che i Tories più puri proprio non sopportano. Il Mainstream
Conservatism è il Popular Conservatism, vale a dire l'opposizione
ad un superstato europeo, una tassazione più bassa e il conseguente
trattamento corretto nei riguardi dei contribuenti, un contrasto
duro al crimine. Temi sui quali cerca di far presa la destra
britannica dello United Kingdom Independent Party e del British
National Party. Sono cause queste "sostenute dalla maggioranza del
popolo, ma non dalla maggioranza di sinistra del Liberal Democrat
party".
La politica, Oltremanica, è ancora sveglia. Tanto che i
conservatori al governo non temono di ricordare al premier David
Cameron che un progetto di Big Society esiste già (il
civil libertanism sopra citato di Davis) o di rammentargli
che la coalizione ha al suo interno due anime troppo diverse su
alcuni punti chiave dell'agenda. Tutto questo senza cadere nel
teatrino del gioco delle parti e delle ripicche personali, perché
dopo tutto c'è un Paese da rimettere in sesto.