Il 4 Novembre 2010 l'Espresso faceva il grande scoop: Renato
Schifani, di professione avvocato, prima di essere Presidente del
Senato aveva fatto, appunto,
l'avvocato. Uno scandalo vero e proprio perché, interpretando
il fine pensiero del duo Abbate -Di Feo, un avvocato non dovrebbe
difendere un mafioso. E, per converso, un mafioso non meriterebbe
un avvocato. Misteri del giustizialismo di casa nostra. Ovviamente,
se lo fai notare, loro contro-deducono che trattasi di problema
politico e che quindi Schifani non avrebbe dovuto difendere
Bontate. O non avrebbe dovuto diventare Presidente del Senato.
Tertium non datur. Qualche mese prima, l'8 Luglio 2010, lo stesso
Espresso racconta di
Giuliano Pisapia, candidato alle primarie del centrosinistra a
Milano. Un pezzo agiografico su un "avvocato penalista tra i più
famosi di Milano", uno di sinistra ma che piace ai moderati. Che
clienti abbia avuto, per diventare così famoso, l'Espresso non ce
lo dice e, anzi, uno dei pochi pezzi sul Pisapia-avvocato parla,
ovviamente, di
Berlusconi. Però Pisapia qualche cliente eccellente lo può
tranquillamente vantare: innanzitutto
Robert Venetucci, l'uomo della mafia americana condannato
all'ergastolo con Michele Sindona come mandante dell'omicidio di
Giorgio Ambrosoli. E già se si fosse trattato di Schifani potremmo
immaginare il titolo. Poi tocca ad Arnaldo Forlani, quello della
maxi-tangente Enimont e a Pietro Marzotto, imputanto per
strage e disastro ambientale assieme ad altre 13 persone
(difese,tra gli altri, da Niccolò mavalà Ghedini). Il Post ci
racconta anche di Abdullah
Ocalan, portato in Italia da Raoul Mantovani; compagno di
partito del politico Pisapia. Anche qui, immaginiamo i titoli se si
fosse trattato del Presidente del Senato. Siamo sicuri che, visto
il numero di casi altissimo (mica è solo un Bontate!), all'Espresso
siano semplicemente in ritardo con il pezzo in cui accusano Pisapia
delle stesse cose che rinfacciano a Renato Schifani. Uno e l'altro,
in fondo, condividono un'incredibile colpa. Aver fatto meglio di
altri il loro lavoro, e averlo fatto in un paese dove, grazie a
Dio, chiunque ha diritto ad avere un avvocato.