Una Right Nation italiananov29

Una Right Nation italiana

E' passato qualche anno da quando abbiamo inaugurato i nostri blog. Spazi virtuali in cui vi abbiamo raccontato, a modo nostro, storie reali. Contenitori di notizie, ritratti, frammenti che sono cresciuti con noi e che per noi rappresentano un pezzo importante di quello che siamo, di quello che pensiamo. A farci da scenario un orizzonte comune, quel fusionismo che abbiamo a lungo invocato e per cui abbiamo scritto, combattuto, litigato. Da sempre siamo convinti che alla destra mondiale, e italiana in particolare,  serva recuperare una capacità di dialogo tra anime che troppo spesso è mancata.

Marci su Romanov24

Marci su Roma

Sarebbe ora di smetterla con gli equivoci. Questi signori non rappresentano nessuno: né gli studenti contrari a questa manovra, nè tantomeno quelli a favore. Non possono e non devono rappresentare alcunché perché si pongono costantemente fuori dalle regole della rappresentanza democratica. E come tali devono essere trattati.

Il numero unonov23

Il numero uno

Corrado Guzzanti è il numero uno assoluto. Ma è troppo intelligente, raffinato e ironico perché possa tornare in tv. La destra non lo capisce, alla sinistra non è utile perché poco anti-berlusconiano.

La crisi in direttanov23

La crisi in diretta

Gli ultimi giorni del governo Berlusconi, minuto per minuto, nel liveblogging curato dalla redazione di Notapolitica.it. Da oggi, a oltranza, aggiornamenti in tempo reale sulla crisi della maggioranza e del governo. Notizie, approfondimenti, commenti e retroscena.

Elogio di Rafanov22

Elogio di Rafa

Per me rimarrà sempre quello che uscendo dal campo dopo un primo tempo finito 0-3 ha trovato la forza di dire ai suoi ragazzi che per portare addosso quella maglia occorreva essere speciali. Nello spogliatoio accanto, Kakà e compagni festeggiavano una vittoria già scritta. Il rientro in campo è tutto in quel dialogo Rafa-Steven Gerrard che riscriverà la storia del calcio e delle rimonte impossibili. Prima il capitano, poi Smicer, infine Xabi Alonso. Tre gol in sei minuti che certificarono l'ostinazione, la caparbietà, il coraggio di quel gruppo. C'era Rafa a guidarli, a modo suo. Con pacatezza, modi gentili, toni garbati. E' diverso da quell'altro che insultava il mondo intero. Lui va in tv anche quando perde, non si arrabbia con Pistocchi, non se la prende con i giornalisti che lo rimproverano. Accetta critiche e risponde con un understatement degno del signore che è. In un mondo di Special One, essere persone perbene è l'unico atto davvero rivoluzionario e anti-sistema. Oggi in Italia lo vorrebbero mandare a casa perché è poco italiano. Non piange mai, non si lamenta, non grida ai complotti e tratta tutti con rispetto. In un calcio malato di protagonismo e pieno di pessimi esempi per i tanti ragazzi che seguono questo sport, Rafa dovrebbe rappresentare un modello da seguire. Essere così, qui da noi, non paga. E lui lo sa. Magari lo manderanno via, magari no. Lui si chiuderà in uno spogliatoio, sentirà il resto del mondo gridare, e ricomincerà da capo. Rimontando.

Attendiamo fiduciosinov21

Attendiamo fiduciosi

Il 4 Novembre 2010 l'Espresso faceva il grande scoop: Renato Schifani, di professione avvocato, prima di essere Presidente del Senato aveva fatto, appunto, l'avvocato. Uno scandalo vero e proprio perché, interpretando il fine pensiero del duo Abbate -Di Feo, un avvocato non dovrebbe difendere un mafioso. E, per converso, un mafioso non meriterebbe un avvocato. Misteri del giustizialismo di casa nostra. Ovviamente, se lo fai notare, loro contro-deducono che trattasi di problema politico e che quindi Schifani non avrebbe dovuto difendere Bontate. O non avrebbe dovuto diventare Presidente del Senato. Tertium non datur. Qualche mese prima, l'8 Luglio 2010, lo stesso Espresso racconta di Giuliano Pisapia, candidato alle primarie del centrosinistra a Milano. Un pezzo agiografico su un "avvocato penalista tra i più famosi di Milano", uno di sinistra ma che piace ai moderati. Che clienti abbia avuto, per diventare così famoso, l'Espresso non ce lo dice e, anzi, uno dei pochi pezzi sul Pisapia-avvocato parla, ovviamente, di Berlusconi. Però Pisapia qualche cliente eccellente lo può tranquillamente vantare: innanzitutto Robert Venetucci, l'uomo della mafia americana condannato all'ergastolo con Michele Sindona come mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli. E già se si fosse trattato di Schifani potremmo immaginare il titolo. Poi tocca ad Arnaldo Forlani, quello della maxi-tangente Enimont e a Pietro Marzotto, imputanto per strage e disastro ambientale assieme ad altre 13 persone (difese,tra gli altri, da Niccolò mavalà Ghedini). Il Post ci racconta anche di Abdullah Ocalan, portato in Italia da Raoul Mantovani;  compagno di partito del politico Pisapia. Anche qui, immaginiamo i titoli se si fosse trattato del Presidente del Senato. Siamo sicuri che, visto il numero di casi altissimo (mica è solo un Bontate!), all'Espresso siano semplicemente in ritardo con il pezzo in cui accusano Pisapia delle stesse cose che rinfacciano a Renato Schifani. Uno e l'altro, in fondo, condividono un'incredibile colpa. Aver fatto meglio di altri il loro lavoro, e averlo fatto in un paese dove, grazie a Dio, chiunque ha diritto ad avere un avvocato.

Intervista al Ministronov19

Intervista al Ministro

Una gigantesca intervista collettiva: oltre 2000 blogger che pongono le loro domande ai ministri del Governo Berlusconi. E' tutto molto semplice: inviate una mail all'indirizzo intervista[at]tocqueville.it e fate la vostra domanda all'intervistato di turno. La redazione di Tocqueville selezionerà 20 domande che andranno a comporre una vera e propria intervista con i membri del governo. Iniziamo oggi con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi. Trovate tutto qui.

La nostra destranov16

La nostra destra

La destra crede in una cosa sopra tutte le altre: la Libertà. La destra vuole meno tasse. E vuole meno stato. La destra crede negli italiani, e per questo rispetta la volontà che hanno espresso alle elezioni politiche. La destra crede che lo stato, come il Governo, siano troppo spesso un  problema. Non la soluzione dei problemi. Per questo la destra vuole più mercato e sa bene che, anche in italiano, le parole "sono del governo e sono qui per aiutarla" suonano molto male. La destra ritiene meritevoli di apprezzamento tutti i cittadini che fanno impresa, non solo quelli che danno da lavorare agli immigrati onesti.

La destra è orgogliosa delle proprie missioni in Kosovo, Afghanistan e Iraq perché è convinta di essere stata e di essere, come molte altre volte è accaduto, dalla parte giusta della storia. Non si vergogna di dirlo, e per questo lo ribadisce con forza. E cita tutte queste missioni di pace, non una soltanto.

La destra ricorda Falcone e Borsellino come due eroi e ricorda con altrettanta chiarezza quelli che stavano contro Falcone e Borsellino.

La destra crede che siano per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti ci sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.

(cross-posted @ Freedomland)

nov15

Primarie

Il Pd prende una lezione di democrazia a Milano, dopo averne prese alcune in Puglia. Noi del Pdl il ditino proprio non lo possiamo alzare, considerato che le primarie non sappiamo nemmeno che cosa sono. Da mesi ribadiamo un concetto tanto chiaro quanto elementare: una classe politica di nominati è il primo passo verso il baratro dei tradimenti, della conservazione, delle rendite di posizione. Non conta più nulla, se non la garanzia di veder scritto nuovamente il proprio nome al posto giusto. E si finisce per vivere politicamente solo per quello. Stare alla cena giusta, seguire la corrente più conveniente, fare salti da un partito all'altro e inventarsi gruppuscoli in grado di ricattare. Il bene del paese e la competizione di idee vanno tranquillamente a farsi benedire. Le primarie non risolvono tutti i problemi, anzi: ne pongono alcuni di nuovi. Ma sono mali necessari connaturati alla democrazia, che è sistema imperfetto ma comunque il migliore. Oggi, dalle colonne de Il Gazzettino, il Ministro Sacconi rilancia l 'idea delle primarie a completamento dell'attuale legge elettorale. E' la soluzione migliore, la più semplice e anche la più seria: elimina la corsa alle preferenze, garantisce ricambio della classe politica, importa nella maniera più sensata il modello anglosassone che tanto ci piace. Incrociamo le dita.

nov12

Ci guarderà da solo poi

Il giorno che gli viene un dubbio creperà . Cammina, come per inerzia, su marciapiedi troppo nuovi per stare lì, tra una roggia che scorre lenta e una strada che scappa veloce. Direzione cosa? Direzione casa, forse. Con la luna nascosta dietro una nuvola che sei ore dopo riempirà l'intero cielo. Spazi da costruire, parti da recitare, canzoni da scegliere e frammenti da sciogliere. Il veleno è nella coda di sogni non fatti perché non vuol dormire e di notti passate soltanto a pensare alle cose che sa. Che poi, sono quelle che dovrebbero fare la differenza. Sempre troppi i momenti di ignoto che non svelerà mai per potersi fermare a pensare a quanti vuoti riempire. Ma fra il Rosario e il Valium io lo so cos'ha. Cerca lo spirito tra i solidi e l'ideale tra il reale. Che è come cercare lo spirito del Natale il 24 Dicembre, dall'altra parte del mondo, in piena estate australiana. Ci sono cose che non può dire, ritmi che non può tenere, facce che non sa disegnare. E se il cielo è vuoto o il cielo è pieno, il giorno che ci guarderemo si saprà.

nov11

Sondaggi friulani

C'è sempre questo nostro caro amico che sbircia i sondaggi made in fvg e ce li racconta. Non si può dire fonte e provenienza, ma diciamo che non sono cose berlusconiane. L'ultimo foglietto che circolava tra gli ambienti chic della politica friulgiuliana recitava: Pdl 26,5% Lega Nord 20% La Destra 2% Udc 6% Mpa 0,5% Fli 4,5% Radicali 2% Pd 26% Idv 5,5% Rif. Com 1,5% SeL 3% Grillo 3% C'è già qualcuno che si è fatto due conti su cosa significhi in termini elettorali. Se si fosse votato, con questi numeri, per le elezioni regionali, Futuro e Libertà si sarebbe portata a casa da due a quattro consiglieri (dipende se in minoranza o in maggioranza), con il rischio concreto di veder approdare in consiglio un grillino e una mini pattuglia di ex comunisti (insieme Rifondazione e SeL valgono il 4,5%). A perderci certamente il Pdl. Nota a margine: la vocina suggerisce che i finiani andrebbero "forte" a Trieste, un po' meno a Gorizia e Udine, decisamente male a Pordenone. Ma sono voci e magari si è sbagliato a leggere.

nov10

The best is yet to come

Forse torna. E il meglio deve ancora venire.

nov9

Silvio Bonsai

Gianfranco Fini a Perugia ha detto finalmente quel che doveva dire. Sarà il candidato premier. E' un passo in avanti rispetto alle tante reticenze dei giorni scorsi e almeno, oggi, sappiamo con chiarezza che le alternative a Silvio Berlusconi sono Gianfranco Fini e il nome che uscirà dalle primarie del centrosinistra. Silvio Berlusconi è il leader indiscusso del suo partito e della sua coalizione in virtù di doti di leadership che solo un cieco potrebbe negare. E' anche, inutile ribadirlo, una gigantesca anomali storico-politica. Proprio perché anomalo e straordinario può comportarsi quasi fosse un monarca del centrodestra e può, con mani liberissime, scegliere e sciogliere alleanze a suo piacimento. E' prerogativa tipica di Berlusconi gestire il partito come fosse la sua azienda e Fini dovrebbe aver capito la differenza che passa tra uno come il Cav, eterodosso per natura, e il resto dei protagonisti della politica, che fanno invece dell'ortodossia, della netiquette, del politically correct un tanto al chilo la pietra fondante di ogni loro azione. Se devo accettare il male necessario di un movimento senza democrazia interna e dove il leader coincide con il partito - nel simbolo e non solo - allora prendo Berlusconi e me lo tengo. A chi se ne va sbattendo la porta e discettando di massimi sistemi, andrebbe richiesto lo sforzo creativo di inventarsi un modello nuovo per poter essere credibili. Un Berlusconi bonsai rimarrà una bella piantina da salotto, niente che possa scaldare una piazza o cambiare un Paese.

nov7

Passerà?

Italo Bocchino che spera nella fine del federalismo. Un partito che doveva archiviare l'idea di movimenti unipersonali che alla convention iniziale ha scritto "Fini" dappertutto. Un discorso di apertura in cui si riconosce che Fini - e nessun altro - sarà il protagonista della nuova destra, che lui guiderà il partito, che sarà il candidato premier. Chiudete gli occhi per un secondo, togliete Bocchino e metteteci Bondi, togliete Fini e metteteci Berlusconi. Cosa è cambiato? Niente, se non l'ennesima sbornia dei liberali per un altro non-fenomeno della politica italiana. Passerà, forse. O passeranno i liberali.

The Ugly Truth

Hanno avuto il coraggio di chiamarla "mezza vittoria", dimostrando in un colpo solo tutta l'ignoranza e la disonestà intellettuale che caratterizzano - ormai da decenni - il cosiddetto  giornalismo italiano. Perfino Obama, come scrive oggi Alessandro Tapparini su  America 24, è stato costretto ad ammettere loshellacking, la batosta. Ma i fatti sono ormai diventati un fastidioso inconveniente, per chi utilizza la propria professione allo scopo di distorcere la realtà e propagandare il pensiero unico. Proviamo dunque a guardarne qualcuno in faccia, di questi fatti, tanto per fingere di riequilibrare l'ordine cosmico.

Comeback Cav.nov5

Comeback Cav.

Straordinario pezzo di Giuliano Ferrara su Il Foglio di oggi. L'elefantino legge, meglio di chiunque altro, questo gigantesco fenomeno berlusconiano che tutti gli analisti, tutti i retroscenisti, tutti i comunicatori politici non riescono a leggere. Berlusconi non si incasella, non si analizza, non si paragona.

nov5

Guerra aperta

Nel Pdl, nel governo, ovunque. Berlusconi parla di unità e per tutta risposta Stefania Prestigiacomo si scaglia contro Giulio Tremonti. Qualcuno nei giorni scorsi aveva fatto circolare l'ipotesi di un governo similtecnico guidato dal titolare di Via XX Settembre. Il primo "no, grazie" arriva dalla Sicilia.

Get Exciteeeed

Lo splendido discorso del mio nuovo idolo, il neo-eletto governatore della South Carolina, Nikki Haley.

Bentornato GOP

L'aereo che mi riporta a Venezia è un Alitalia semivuoto e con signori incravattati che salgono al nord da Roma, probabilmente per affari importanti. Tra loro ci sto anche io: zero minuti di sonno e zero voglia di andare in ufficio, ma per le elezioni americane si fa anche questo.
Scendo la scaletta, imbocco il corridoio verso il ritiro bagagli e davanti a me si staglia la sagoma di un militare americano, uno di quelli che probabilmente stanno ad Aviano e quasi certamente sta lì non per salutare me ma per recuperare un qualche collega in arrivo col mio volo. Guardo la Stars and Stripes cucita sulla divisa e mi casa l'occhio sul nome: Kirk. Non un cognome qualunque, oggi. E' anche grazie a Kirk, Mark Steven Kirk, se oggi i Repubblicani possono festeggiare la più grande resurrezione dai tempi di Lazzaro (e di Nixon). Ed è grazie soprattutto a lui se oggi il Gop strappa ai rivali democratici il seggio che fu di Obama e mette a segno uno di quei gol fuori casa che poi valgono doppio.

L'onda lunga del GOP

E' stata una lunga notte, ma il dato politico delle elezioni americane di mid-term si è ormai stabilizzato. Il GOP conquista, oltre ogni aspettativa, la Camera (superando abbondantemente il "numero magico" di 39 pick-up). E riduce sensibilmente la maggioranza democratica al Senato (che veniva rinnovato soltanto per un terzo). Arriverà nel 2012, per i repubblicani, il momento di imporsi anche alla camera alta, quando si troverà ad affrontare una stuttura "geografica" della sfida molto più favorevole. E quando lancerà la sua sfida definitiva al presidente Obama, che si ritrova ad affrontare gli ultimi due anni del suo (primo?) mandato privato di quella straordinaria maggioranza che lo aveva accolto alla Casa Bianca nel 2008. Fallito il (falso) appello alla bipartisanhip, Obama dovrà scegliere se ripercorrere le "triangolazioni centriste" di Clinton o se bere fino in fondo il calice di una presidenza estremista che gli americani hanno dimostrato, almeno finora, di non gradire

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