No Comment

Pochi politici - un solo parlamentare - qualche intellettuale e tantissima gente comune: forse era tutto prevedibile, ma e' certo che sono destinati a fare notizia e a sollevare polemiche anche i funerali di Carlo Sgorlon svoltosi oggi a Udine. C'erano le istituzioni rappresentate dal presidente della Regione, Renzo Tondo, e dall'assessore alla cultura, Roberto Molinaro, dal sindaco di Udine, Furio Honsell, e dall'assessore alla cultura, Luigi Reitani, c'era l'assessore alla cultura della provincia di Udine, Elena Lizzi (in rappresentanza del presidente impegnato all'estero) e due consiglieri regionali, Giorgio Baiutti (gia' sindaco di Cassacco) e Massimo Blasoni. Poi nessun altro.Si sono notate soprattutto le assenze dei parlamentari - presente solo il senatore Mario Pittoni (Lega Nord) - e degli intellettuali (si sono notati Tullio Avoledo e Arrigo Poz) che, forse, avrebbero potuto essere anche un po' piu' numerosi. Per tutti hanno parlato la flautista Luisa Sello (amica di famiglia) che ha ricordato Sgorlon con una autentica poesia e il regista Marcello De Stefano che ha ricordato un dialogo con Dacia Maraini sull'autore del 'Trono di legno' per dire che ''la fede e la forza dello spirito lo hanno salvato essendo stato in vita dimenticato dall'intellighenzia 'trasgressiva'''. Assenti anche il vescovo Andrea Bruno Mazzocato e gli 'emeriti' Pietro Brollo e Alfredo Battisti cher si sono pero' fatti rappresentare da mons. Luigi Gherbezza il quale, per ricordare Sgorlon, ha letto e commentato l'ultima pagine del 'Filo di seta' quando Sgorlon racconta la morte del beato Odorico da Pordenone al suo rientro dall'avventuroso viaggio nel Catai. Ansa

Ciao, Carlo

Lui si è sempre ritenuto un uomo fortunato, perchè faceva lo scrittore e aveva una provincia, quella friulana, da raccontare. La provincia, in fondo in fondo, non è mai riuscita ad amarlo a tutto tondo. Perchè Carlo Sgorlon era uomo e scrittore spigoloso, forse narcisista, senza dubbio con l'ossessione di non essere amato. E non aveva tutti i torti. E' stato post-ideologico quando le ideologie andavano di moda ed è stato conservatore in un'epoca di progressismo militante. Ha raccontato il Friuli meglio di chiunque altro, scavando nelle anime dei friulani e dicendo quel che i friulani non volevano sentirsi dire. Cioè che l'anima, quella vera, quella contadina, la stavano lentamente perdendo. Lo hanno definito di destra, di sinistra, di centro, apolitico, apartitico, a seconda delle convenienze del momento. In realtà, come capita spesso, uno come Sgorlon non lo puoi etichettare, rinchiudere o assegnare a categorie buone per wikipedia ma non certo per il genio spesso incompreso di questo anarchico friulano di fine novecento. Perchè al di là di ogni possibile distinzione di una cosa siamo sicuri: Carlo Sgorlon era friulano . Nel bene di una terra che gli ha ispirato le cose più belle e nel male di una provincia che non lo ha mai apprezzato fino in fondo per il grande narratore che è stato.

Fireworks

Mentre tutti gli organi d'informazione mondiali riportavano la notizia del fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit, e mentre era già  noto che il terrorista nigeriano si era dichiarato un "affiliato di al-Qaeda", che era già  conosciuto dalle unità  anti-terrorismo di molti paesi e che, soprattutto, la strage era stata evitata soltanto per il mancato funzionamento dell'innesco, la gloriosa CNN scriveva: "Passeggero accende fuoco d'artificio a bordo di un aereo". Leggere qui sotto per credere...

Auguri

Tanti Auguri di cuore, a tutti voi.

The Universe in Six ...

L’ultimo azzar...

Galan non sarà il candidato del Popolo della Libertà alle prossime regionali. Hanno deciso di regalare il Veneto - e una buona parte dei voti del Nord - alla Lega e così tutto il centrodestra punterà su Zaia, ottimo presidente della Provincia di Treviso e ottimo Ministro dell'Agricoltura. Sarà anche un ottimo Presidente della Regione Veneto, ma non sentivamo il bisogno di questo affronto. Un affronto consumato con modalità ormai diventate tipiche nel nostro partito: zero consultazione degli iscritti, zero democrazia interna, zero ascolto del territorio. Andò così anche nel 2003 quando i maggiorenti di Forza Italia ebbero la geniale intuizione di candidare a Presidente del Friuli Venezia Giulia l'ottima Alessandra Guerra. Sacrificarono Renzo Tondo e ogni possibilità di battere Illy. Poi, grazie al cielo, Tondo è tornato, ha battuto Illy e ha risistemato le cose. Galan viene da 15 anni di governo (e che governo!) di una delle regioni più avanzate del nostro Paese. Ha dimostrato tutto quello che c'è da dimostrare e meritava qualcosa di più di un benservito di questo tipo. Ora al Doge rimane l'ultimo azzardo: tentare la corsa solitaria. Potrebbe portarsi dietro alleati scomodi come Udc e Pd. Ma volete mettere il gusto di battere Roma e il romanocentrismo che ha costretto i veneti a vendere la loro autonomia?

Superiorità Friulane

Il nuovo sito internet dell'Udinese Calcio è disponibile anche in friulano. Spettacolare.

Il volto oscuro dell...

Con un breve saggio che prende spunto dall'ultimo libro del francese Laurent Larcher sul "volto oscuro dell'ambientalismo", parte con il numero in edicola oggi la collaborazione dell'ottimo Marco Respinti con Liberal quotidiano. Per dargli il benvenuto, pubblichiamo uno stralcio del suo articolo.

(...) sulle "ecoballe" esiste oramai anche in italiano una buona bibliografia specifica. Eppure il nodo autentico della vicenda ancora non è questo. Per ciò appare assolutamente indispensabile la lettura de "Il volto oscuro dell'ecologia. Che cosa nasconde la più grande ideologia del XXI secolo?", il libro di Laurent Larcher, appena edito in versione italiana dalla torinese Lindau. (...) Un giornalista di altro profilo, certamente engagà©, ma altrettanto certamente non descrivibile come un "reazionario oscurantista", che ha il coraggio di chiamare le cose con il nome che hanno: per esempio "ideologia" l'ecologismo, anzi l'ideologia maggiore che stia funestando questo primo decennio di millennio nuovo. Perchà©? Perchà© ad avviso di Larcher, ed egli lo dimostra con raffinatezza e precisione nel libro, il "pensiero verde" è attualmente la punta più avanzata e acuminata del sentimento antiumano: anzi, un pensiero radicalmente anticristiano poichà© antiumano e antiumano giacchà© anticristiano, cosଠcorroborando l'idea che la cultura cristiana sia latrice dell'unico, vero umanesimo possibile e riconquistando l'idea "umanista" alla tradizione cristiana.

Quello del giornalista francese, insomma, non è un libro in più nel novero di quanti si peritano, opportunamente, di smontare a norma di scienza vera le illazioni ecologiste; è un libro molto diverso, persino più importante di altri scritti sul tema proprio perchà© si spinge alla radice del pensiero verde. Questa sua "contro-bibbia" dell'ambientalismo coglie infatti in castagna le premesse filosofiche su cui la grande bugia verde è stata costruita nel tempo, ravvisandoci un coacervo eterogeneo di teorie smozzicate e d'idee peregrine mescolate in un calderone talvolta contraddittorio e caotico, ma solo apparentemente inconcludente. Dottrine, pensieri e parole che riguardano la teoria del "pianeta vivente" Gaia, il mito di un "paradiso perduto" di foggia solo materiale e materialistica, l'idea del "buon selvaggio", l'animalismo più radicale e persino le fantasie su Atlantide si rincorrono e si abbracciano dentro il pentolone dell'ecologismo profondo, cercando di emarginare l'essere umano dal panorama di una natura presupposta pura e incontaminata. (...) Se l'uomo è un virus, infatti, anzi l'unico solo virus davvero nocivo a una natura altrimenti bastevole a se stessa e autoconservativa, ogni azione umana è in quanto tale intrinsecamente errata e dannosa. Ecco qua come l'ideologismo del "mito verde" persegue la propria battaglia radicale contro l'uomo in forma debolista, rinunciando cioè alla verità  delle cose sulla natura e sull'uomo, e introducendo un catechismo di superstizioni desunto dall'ampio catalogo delle contro-verità  illuministiche, progressistiche e neopagane. Contro l'uomo creatura, quindi, e contro il suo Creatore, in una versione ammodernata della vecchia hybris giacobina, comunista e nazionalsocialista.


Diversi lo sono solo in apparenza i padri di questo pensiero irriducibilmente contrario all'uomo, pensatori che si rifiutano di riconoscerne il ruolo di steward di una natura che, in realtà , senza la continua azione trasformatrice proprio dell'uomo in breve soccomberebbe a se stessa. Dal fondatore dell'"ecosofia", il norvegese Arne Naess (1912-2009), al teorico di Gaia James Lovelock, dal padre del neopaganesimo contemporaneo "di destra" Alain De Benoist" al padrino del neopaganesimo sessantottino di sinistra Daniel Cohn-Bendit, dal teologo tedesco della disubbidienza Eugen Drewermann al grande profeta dell'ambientalismo odierno, l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore: in ognuno di costoro decisivo è il disprezzo verso l'uomo e le sue realtà , l'odio per le sue intraprese e la sua libertà  responsabile, il ribrezzo nei confronti della sua dimensione creaturale e la sua signoria graziosa sul mondo animale, vegetale e minerale (...).

Tolleranza

Il liberale ama la tolleranza e la libertà . Il suo amore per la tolleranza è la necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili. Tuttavia, egli è tollerante con i tolleranti, ma intollerante con gli intolleranti. La tolleranza, al pari della libertà , non può essere illimitata, altrimenti si autodistrugge. Infatti, la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società  tollerante contro l'attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
(Karl R. Popper, Congetture e confutazioni)

Perspective

Date un'occhiata ai grafici qui sotto (via Anthony Watts). Il primo è quello che vi spacciano da decenni sui mainstream media, magari un po' ritoccato per renderlo più drammatico. L'hockey stick che dimostrerebbe come il processo d'industrializzazione - e dunque l'uomo - sia responsabile diretto del surriscaldamento terrestre. Anche senza taroccare i dati (in questo caso si tratta di misurazioni affidabili), la prima impressione è che i catastrofisti abbiano ragione, almeno se ci limitiamo agli ultimi 500 anni.

Se andiamo indietro nel tempo, però, la "great global warming swindle" emerge in tutta la sua gigantesca evidenza. Nel secondo grafico si nota benissimo il Medieval Warm Period che i climatologi-truffatori cercano sempre di nascondere (perchà© basterebbe, da solo, a falsificare la loro teoria).

Nel terzo si vede la Little Ice Age che lo ha preceduto, e si iniziano a intuire gli sbalzi di temperatura - anche vistosi - degli ultimi 5000 anni.

Nel quarto si capisce perfettamente che per quasi tutto l'olocene (l'epoca geologica più recente, iniziata circa 11.700 anni fa), la temperatura è stata più alta di quella che abbiamo oggi.

Nel quinto si vede chiaramente la terra emergere dall'ultima era glaciale e diventare come la conosciamo ora (agricoltura e civilizzazione compresa).

Osservando il sesto e ultimo grafico, infine, qualsiasi essere senziente (non Al Gore, dunque) è in grado di comprendere come siano le glaciazioni lo "standard" del nostro pianeta negli ultimi 500.000 anni, mentre i periodi di "pausa" durano, in genere, "appena" 10.000 anni. Come scrive Watts: «siamo parecchio fortunati a vivere in questo raro, caldo periodo della storia climatica terrestre».


Global Cooling

Secondo un sondaggio Opinion Research per CNN, il numero di cittadini americani che crede che il "global warming" sia causato dall'uomo è sceso dal 54% della scorsa estate al 45% di oggi. E, per Rasmussen Reports, il 59% degli americani pensa che sia "molto probabile" (35%) o "abbastanza probabile" (24%) che «alcuni climatologi abbiano falsificato i dati per supportare le proprie teorie sul global warming», mentre soltanto il 26% non crede a questa possibilità  (o crede che sia "poco probabile").

«My name is Barack ...

Immaginate una riunione degli Alcolisti Anomimi in cui tutti i membri si presentano ubriachi e con scorte extra di vino, birra e liquori per tenersi allegri. Ora immaginate che lo stesso gruppo di ubriaconi abbia il potere di prendere decisioni economiche - per migliaia di miliardi di dollari - a carico dei cittadini di tutto il mondo. Questo assurdo scenario riassume brevemente la Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite che inizia oggi (per finire il 18 dicembre) a Copenhagen. Malgrado il fatto che l'intera conferenza sia fondata sulla credenza che l'attività  dell'uomo - e soprattutto guidare automobili e volare con gli aerei - stia provocando l'emissione di gas serra che presto ci uccideranno tutti, plutocrati di tutto il mondo hanno mobilitato più di 1,200 limousine e 140 aerei privati per viaggiare da e per Copenhagen nelle prossime due settimane. Quando non si sollazzeranno con la più antica professione del mondo, i conferenzieri negozieranno un trattato in grado di succedere al Protocollo di Kyoto del 1997, che obbligava le nazioni più sviluppate a ridurre, entro il 2012, le loro emissioni di gas serra del 5% al di sotto dei valori di riferimento del 1990. Quale è stato, dunque, il risultato di questi impegni sulla riduzione delle emissioni presi a Kyoto? Secondo i dati delle Nazioni Unite, tra il 2000 e il 2006 i 27 firmatari europei hanno aumentato le loro emissioni dello 0,1%. Il Canada, addirittura, ha fatto registrare un'aumento delle emissioni del 21,3%. Mentre gli Stati Uniti, che non avevano ratificato il trattato - visto che il Senato aveva votato 95 a 0 per non imbrigliare l'economia americane con regolamenti costosi da cui Cina e India erano esplicitamente esentate - hanno di fatto ridotto le proprie emissioni del 3% nello stesso periodo.

Continua (in inglese), su The Foundry, il blog della Heritage Foundation

Rammentiamo

La portavoce dell'associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli, era a Torino. "Rammentiamo al collaboratore di giustizia di turno, che la piccola Nencioni che lui ha ammazzato il 27 maggio 1993, e aveva solo 50 giorni, si chiamava Caterina e non Nadia, la quale aveva al momento della strage 8 anni, sempre pochi per morire". "Se Gaspare Spatuzza dicesse la verità fino in fondo sul suo "pentimento", senza invocare tante crisi mistiche, saremmo molto più contenti, tanto noi crediamo che si sia "pentito", come del resto tutti quelli che nella mafia si "pentono", per non restare a 41 bis e all'ergastolo". La Maggiani Chelli ricorda poi il procuratore Chelazzi: "Si starà rivoltando: dal '94 al 2003 avrebbe meritato almeno metà dell'interesse che c'è adesso per la strage". La Repubblica

Ricordo

Ricordo a tutti quanti che io sono amico di un signore che oggi è stato accusato di tutto e del contrario di tutto da tal Gaspare Spatuzza. Io ero, sono e sarò amico di Marcello Dell'Utri. Qualsiasi cosa dica di lui un mafioso pentito, accusato di sei stragi e quaranta omicidi.

Nuovo sondaggio Spincon

Dopo le polemiche di questi giorni, cosa pensano gli italiani di Gianfranco Fini? Partecipa al nuovo Osservatorio Politico di Spincon per Notapolitica.

Climategate: rotolan...

Lo scandalo del "Climategate" inizia a fare le prime vittime illustri. A poco più di una settimana dal vertice internazionale sul clima di Copenhagen, Phil Jones, il direttore della Climate Research Unit della University of East Anglia è stato costretto a «fare un passo indietro» in attesa della conclusione di un'inchiesta interna avviata dalla stessa università . E, dall'altra parte dell'Atlantico, un'indagine analoga è in corso su Michael Mann alla Pennsylvania State University.

Jones e Mann sono due figure assolutamente centrali nel dibattito - scientifico e politico - che circonda il global warming (o, come i climatologi mainstream preferiscono chiamarlo ultimamente, il climate change). Jones è il climatologo che possiede - ma sarebbe meglio dire "possedeva", visto che nessuno alla Cru riesce più a trovarle - le serie storiche di dati sulla temperatura terrestre che sono alla base dei lavori dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'organizzazione internazionale creata nel 1988 dall'Onu per valutare i rischi dei cambiamenti climatici causati dall'attività  umana. La stessa organizzazione che, nel 2007, ha condiviso con Al Gore il Premio Nobel per la Pace. Mann, invece, è il creatore dell'ormai celebre "hockey stick" (bastone da hockey), il contestatissimo grafico che dimostrerebbe - almeno visivamente - le responsabilità  dell'uomo nell'aumento della temperatura terrestre degli ultimi decenni.

I due climatologi sono anche gli autori del 12° capitolo del terzo rapporto Ipcc, pubblicato nel 2001, dal titolo più che significativo: «Identificazione dei cambiamenti climatici e attribuzione delle cause». Sono proprio Jones e Mann, dunque, i veri autori del mantra algoriano sulle cause umane del global warming, ripetuto ossessivamente nell'ultimo decennio dalla stragrande maggioranza dei mezzi d'informazione, dei partiti politici e dei movimenti d'opinione pubblica occidentali. E sono proprio Jones e Mann le prime due (finora potenziali) vittime di quello che è stato definito, forse prematuramente, «il più grande scandalo scientifico della storia». Ma facciamo un passo indietro.

Lo scorso 21 novembre, un hacker (ma c'è anche di chi parla di un inside job) ha sottratto dai server della Climate Research Unit circa 172 di megabyte tra email interne e documenti vari. E li ha pubblicati online, non senza averne dato notizia a vari blog specializzati sul clima, in larga parte appartenenti al fronte degli "scettici". Immediatamente, è partita una minuziosa analisi dei dati, che ha restituito un quadro inquietante dello stato in cui versa quella che Al Gore chiama «una scienza ormai consolidata».

Dopo qualche giorno di scrutinio, sono iniziati ad emergere alcuni fatti inequivocabili. Partiamo dalle email, che rivelano l'esistenza di almeno tre gravi problemi. Il primo è gli scienziati della Cru, o almeno la maggior parte di essi, lavorava costantemente perchà© sulle riviste accademiche ufficiali venissero pubblicati soltanto gli studi favorevoli alla teoria Agw (Anthropogenic global warming), che stabilisce la responsabilità  diretta dell'uomo nei cambiamenti climatici. Questi tentativi di mettere il silenziatore a qualsiasi ricerca "controcorrente", arrivavano al punto di esercitare pressioni nei confronti dei redattori e dei responsabili delle riviste, il tutto condito da minacce di ostracismo generalizzato nei confronti delle riviste che manifestavano anche fugaci cenni di dissenso. Un'interessante scambio di email riguarda il sito RealClimate.org (fino a qualche settimana fa considerato dai più come una delle più affidabili risorse online sull'argomento), i cui responsabili offrono i loro "servigi" alla cricca della Cru, promettendo di "moderare" (si legga "censurare") qualsiasi commento sgradito al "partito Agw".

In risposta a un articolo "scettico" pubblicato sulla rivista Climate Research, il direttore della Cru, Phil Jones, elabora strategie per «sbarazzarsi del pericoloso direttore» che ha avuto l'ardire di pubblicare una ricerca non perfettamente ortodossa. E Michael Mann replica: «Credo dovremmo smettere di considerarla una rivista legittima, incoraggiando i nostri colleghi della comunità  scientifica a non proporre più articoli e a smettere di citarla nei loro lavori». Un perfetto caso di logica circolare. Lo scetticismo sul global warming (o sulle cause umane di esso) non è "scientifico" perchà© non è supportato da articoli pubblicati da riviste accademiche ufficiali. Ma se una rivista pubblica articoli "scettici", allora diventa "non scientifica" per definizione. «Il mare è mosso perchà© Nettuno è infuriato. E come fai a stabilire che la causa del mare mosso sia il pessimo umore di Nettuno? Ma come, non vedi com'è mosso il mare?». Pura scienza.

In altre email, gli "scienziati" della Cru (sarà  forse il caso di iniziare a utilizzare le virgolette), si scambiano consigli su come "taroccare" alcuni dati grezzi che contraddicono il graduale aumento delle temperature terrestri. Si ammette esplicitamente l'utilizzo di «trucchi» statistici per «nascondere il declino» delle temperature. Sarà  poi il blogger (ed ex metereologo) Anthony Watts a spiegare i dettagli tecnici del "trucco", che consiste nel mescolare selettivamente due serie differenti di dati sulla temperatura in modo da produrre un grafico globale che finisce nel modo preferito dall'establishment sul global warming: con la classica curva all'insù tipica dell'hockey stick.

Dalle comunicazioni tra gli "scienziati" si percepisce anche una forte insicurezza di fondo sulla solidità  delle stesse teorie su cui hanno costruito le proprie fortune, accademiche e finanziarie. «Dove diavolo è finito il global warming?», si chiede qualcuno dopo aver analizzato dati che dipingono un quadro generale di diminuzione delle temperature. E un articolo di Der Spiegel che sottolinea proprio questa tendenza al "raffreddamento globale" viene accolto quasi con terrore...

Poi c'è un aspetto altrettanto inquietante che rischia in più di avere conseguenze penali (ed è al centro delle inchieste avviate dalle università  britanniche e statunitensi): quello del deliberato occultamento di dati scientifici che potrebbero falsificare la teoria di fondo dell'Anthropogenic global warming. «I due MMs - si legge in una mail di Phil Jones - stanno inseguendo i dati delle stazioni Cru da anni. Se scoprissero che ora esiste un Freedom of Information Act anche nel Regno Unito, credo che cancellerei tutti i file piuttosto che darli a qualcuno». I due MMs non sono caramelle, ma Ross Mckittrick e Steve McIntyre, due degli esponenti di punta dei climatologi scettici. E ancora: Phil Jones, evidentemente pressato dai vertici amministrativi della Cru che lo spingono a rendere pubblici i dati per evitare polemiche e cattiva pubblicità , perde la pazienza e invita i suoi collaboratori a sbarazzarsi di tutte le email in cui questi dati sono stati allegati. E l'aspetto più interessante di tutta la vicenda è che, recentemente, la Cru ha ammesso che i "dati grezzi" su cui sono state elaborate tutte le teorie dell'Ipcc sono stati «inavvertitamente cancellati» durante l'ultimo trasloco di sede dell'organizzazione. Una coincidenza strabiliante. O un atto criminale di cui Jones dovrà  rispondere, non solo nelle sedi accademiche.

Fin qui, si tratta di email che dipingono un quadro disarmante della situazione. Ma c'è anche un'altra serie di "chicche" nascoste in uno dei documenti pubblicati online. Si tratta di un lungo file di testo denominato "Harry_Read_Me.txt" in cui, tra le linee di codice di un programma (scritto nel vecchio linguaggio fortran), il programmatore incaricato di «dare una sistemata ai dati» esprime tutta la sua frustrazione per essere costretto a lavorare con serie di dati incompleti, incoerenti e - in ultima analisi - del tutto inutilizzabili. Si tratta di commenti troppo tecnici per essere riportati in questa sede, ma dai quali si evince una realtà  che gli "scettici" avevano intuito da tempo: quella sui cambiamenti climatici non è una «scienza consolidata», ma nella migliore delle ipotesi una "scienza neonata" in cui si avrebbero difficoltà  quasi insormontabili nel ricostruire una serie di misurazioni coerenti e vagamente utilizzabili, figuriamoci nell'elaborare una teoria "perfetta" in cui si arriva perfino a stabilire un nesso di causalità . Eppure, negli ultimi anni, è accaduto proprio questo.

Lo scenario che emerge dal Climategate è drammatico, ma semplice da raccontare. In ogni discussione sul global warming, nella letteratura scientifica come nei mainstream media, il risultato è sempre lo stesso: è colpa dell'uomo. Lo ha scritto Robert Tracinski su Real Clear Politics, «come i grafici sulla temperatura prodotti dalla Cru sono sempre truccati per far vedere la curva all'insù dell'hockey stick, ogni discussione sui cambiamenti climatici finisce con l'attribuire ogni responsabilità  all'uomo; e ogni dato o lavoro scientifico che tende a falsificare questa teoria viene screditato come "non scientifico" proprio perchà© insidia questo dogma prestabilito». Ma le email (e i documenti) del "Climategate" dimostrano, al di là  di ogni ragionevole dubbio, che siamo in presenza di un caso gigantesco di frode scientifica organizzata. Negli ultimi cinque anni, Phil Jones ha "raccolto" finanziamenti per 13,7 milioni di sterline dal governo britannico, grazie a dati falsi, minacce trasversali e trucchi statistici. Ed è stato trattato dall'opinione pubblica, manipolata da media compiacenti, come un eroe.

Il danno, poi, potrebbe andare molto oltre questa piccola truffa milionaria, nel momento in cui una teoria non dimostrata (e probabilmente non dimostrabile) venisse utilizzata per introdurre gabbie legislative capaci di distruggere ricchezza per migliaia di miliardi, soltanto nel mondo occidentale. Proprio come rischia di accadere nei prossimi anni.

(domani in edicola su Liberal quotidiano)

Eravamo quelli là

Due dicembre 2006, ore 17.16: Silvio Berlusconi sale sul palco di una piazza San Giovanni piena di bandiere di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord. Una piazza riempita da un numero impressionante di persone e da un tasso altrettanto impressionante di entusiasmo. E' il Popolo della Libertà, diranno i posteri. Al di là delle enfasi del momento, era il centrodestra unito che scendeva in piazza e non era poco. C'erano tutte le anime di quella che è stata Forza Italia, c'erano le correnti di An, c'era la Lega col suo carico di folklore e di messaggi spicci. C'era quello che per anni avevamo inseguito, il sogno fusionista di un grande partito di centrodestra capace di catalizzare, sintetizzare, dare voce alla maggioranza silenziosa degli italiani. Poi c'erano Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, sul palco, uniti. Con il Cav che spiegava alla piazza come "le questioni personali non c'entrano, siamo tutti insieme una grande leadership" e l'altro che rincarava la dose: "nessuna invidia può dividere quel che la piazza ha unito" . Tre anni dopo siamo qui a leccarci le ferite di un centrodestra che non ha saputo, oggettivamente, andare oltre quegli slogan. Ritornati al governo del paese, più per i demeriti di una sinistra allo sbando che per meriti nostri, non siamo riusciti ad imprimere  l'accelerata necessaria all'Italia per uscire dalle secche. C'è stata (e c'è) la crisi, ma c'è stato (e c'è) un governo che non ha avuto il coraggio di osare per le cose in cui crede il suo elettorato: l'abbassamento delle tasse, l'allegerimento della burocrazia, il taglio della spesa pubblica. Se il dato amministrativo non è dei migliori, quello politico è pure peggio. E' nato il Pdl ma non è mai cresciuto. Il partito ha replicato al suo interno i difetti tipici del nostro paese: tutto ruota intorno a Berlusconi, tutti divisi tra i filo-premier e quelli che, sotto sotto, non lo reggono più. Lungi dal volerci schierare in questa battaglia che è solo e soltanto di potere e poco o nulla di contenuti non possiamo non far notare che, dal coordinatore del più piccolo comune italiano fino al presidente, tutti sono nominati, nessuno è eletto. Un movimento che si chiude a riccio sulla sua sedicente classe dirigente, che ha perso ogni contatto con il mondo reale, che mortifica ogni giorno di più la militanza e il merito democratico è un partito destinato a morire lacerato dalle guerriglie interne per questa o quella poltrona. La diatriba Fini - Berlusconi e il continuo punzecchiarsi dei colonnelli altro non sono che la cartina tornasole di un modello leaderistico che non funziona in assenza di legittimazione. Fini, e con lui i tanti peones pidiellini, parlano da mesi di leadership da rinnovare e ancora non siamo in grado di dire a nome di chi parlino, che percentuale di partito rappresentino, dove stia la maggioranza. Noi quel giorno ci abbiamo creduto: abbiamo sperato in un partito "americano", in grado di darsi regole democratiche condivise, primarie per scegliere i candidati, una classe parlamentare eletta e, magari, una classe dirigente in grado di interpretare davvero il cambiamento. Invece ci siamo ritrovati tra le mani un giocattolo già rotto e già vecchio: parlamentari nominati da questo o quel presunto leader, una schiera indistinta di signorsì e un tasso di democrazia interna vicinissimo allo zero. A questo, si aggiunga l'agonia di un'alleanza, quella tra Fini e Berlusconi, ormai alla frutta. Eppure noi siamo convinti che un centrodestra in questo paese sia necessario: antistatalista, liberale, conservatore e autenticamente ancorato ai valori democratici. Noi siamo ancora quelli là.  Ad essere cambiati, in questi tre anni, sono Berlusconi e Fini, che finiranno per trasformare un progetto politico ambizioso in una lite condominiale.

Sondaggio Spincon pe...

Sale a 13 punti il vantaggio di Silvio Berlusconi sul rivale Pierluigi Bersani: è il risultato di una ricerca effettuata dall'istituto di sondaggi online SpinCon per Notapolitica.it. Se gli italiani potessero eleggere direttamente il Presidente del Consiglio, il 47,3% sceglierebbe Berlusconi, il 34,1% Bersani e l'11,5% Casini. Sarebbero ancora indecisi circa 7 italiani su 100. Berlusconi conferma sostanzialmente il dato di inizio novembre, facendo registrare un +0,5% rispetto al testa a testa precedente. In crescita Pierferdinando Casini (+1,5%) che sembra rubare voti al segretario del Pd Bersani, in calo quasi di un punto. Scendono (-0,9%) gli indecisi. Tra i partiti, il centrodestra conferma il buono stato di salute con il Pdl al 37,7% (+0,2), la Lega al 9,6 (+0,1), La Destra 1,6 (-0,3) e l'Mpa all'1,1% e un dato complessivo di coalizione che arriva al 50%. Ritorna a quota 28% il Pd in leggerissima salita rispetto alla scorsa settimana, mentre cedono qualche punto i Comunisti (1,6%, - 0,1), Sinistra e Libertà (1,7%, -0,4) e i Radicali (1,4% , -0,1). Più 0,1% per i Verdi e stabili Grillo (0,6%) e Italia dei Valori (6,1%) . Segnali positivi arrivano dal nuovo polo di centro. La partnership Casini-Rutelli sembra portare frutti positivi per entrambi, con l'Udc che arriva al 7,5% (+0,5%) e l'Alleanza per l'Italia che guadagna lo 0,2% e fa registrare un solido 2,3%. La somma dei due movimenti è vicinissima alla soglia psicologica del 10%, risultato assolutamente alla portata soprattutto se in vista ci fosse un riavvicinamento con l'Mpa di Lombardo. Simone Bressan e Andrea Mancia